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Castelli e fortificazioni


di Rina Di Giorgio Cavaliere

L’opuscolo Schlobhotels & Herrenhäuser in Österreich, pubblicato alcuni anni fa, nel quale erano elencati tutti i castelli dell’Austria adattati come alberghi senza che fosse lesa la struttura originaria, costituisce un esempio virtuoso di civiltà: un buon investimento e la riutilizzazione di costruzioni troppo spesso abbandonate all’usura del tempo.

Sul termine civiltà, sebbene siano state scritte numerose pagine, ancora non è stato raggiunto un pieno accordo. Alcuni intendono la civiltà come semplice conoscenza di storia, di geografia, di informazioni culturali e di presentazione di stereotipi scarsamente corrispondenti alla realtà. Altri sono d’accordo con il Sapir che la definisce “quello che una società fa e pensa”; nello specifico l’esame del sistema linguistico, lo studio dei modelli di comportamento tipici di un popolo e l’accostamento critico ai prodotti più elevati della sua cultura.

I castelli, sappiamo, sono sorti per esigenza di sicurezza e di difesa nel Medioevo, un periodo che ci ricorda intrighi, violenze, soprusi, la dominazione dei feudatari e il loro desiderio di essere potenti. Si sono evoluti nella struttura a seconda dei modelli architettonici in auge nel tempo e dell’introduzione di armi sempre più potenti e precise. La pianta di un castello del X secolo, con una torre centrale, un fossato e una palizzata ci ricorda l’accampamento romano; il materiale da costruzione usato è dapprima il legno, poi i mattoni. L’introduzione di armi recenti (balestra, archibugio, colubrina) porta a nuove soluzioni: le mura diventano più alte e possenti, vengono introdotti i merli, il ponte levatoio, le feritoie, le torri, i piombatoi.

Nei secoli seguenti le armi da fuoco diventano sempre più precise e le mura vengono costruite più basse e robuste, spesso oblique e rafforzate da terrapieni interni; agli angoli sono innalzate le torri, per offrire un impatto obliquo e permettere il tiro fiancheggiante da parte dei combattenti appostati ai lati.

La letteratura ha valorizzato ampiamente il fascino, che deriva dal mistero dei castelli: da Folgore da San Gimignano a Dante, dal Manzoni al Nievo, dall’Ariosto a Cesare Cantù, ai contemporanei. Dante pone un nobile castello, simbolo della potenza umana o della gloria, alle soglie dell’Inferno (Inf. IV, 106-111). Ricordiamo, inoltre, la descrizione della città di Dite (Inf. VIII, vv. 76-78) e la torre in cui è rinchiuso il conte Ugolino (Inf. XXIII, vv. 22-26). Altre mirabili descrizioni afferiscono al castello di Atlante nell’Orlando Furioso di L. Ariosto, al castello di Fratta di Ippolito Nievo, al palazzotto di Don Rodrigo e al castello dell’Innominato di A. manzoni.

Luogo di feste, simbolo di potenza, di tirannia e di magia, è stato ed è protagonista nel mondo della fantasia e delle fiabe. Ha attratto l’attenzione del teatro, del cinema, della carta stampata (fumetti) e in seguito della televisione (serial – Il trono di spade); via via sino all’odierna rete informatica (video giochi, DVD game e DVD del gioco da tavolo). Da evidenziare la serie di romanzi fantasy Harry Potter, ideata dalla scrittrice J. K. Rowling, che ha avuto un impatto fortissimo sulla cultura popolare di tutto il mondo, anche in musica con un genere totalmente correlato alla serie Wizard rock.

 


 
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