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Le strade dei millenni


di Rina Di Giorgio Cavaliere

Le strade dei millenni, quelle percorse dall’uomo nello sviluppo della civiltà, passano per centri ormai famosi; fulgide testimonianze della potenza della fantasia e dell’intelligenza umana. Queste pietre miliari della Storia, sepolte dalla sabbia del deserto, distrutte dalle guerre o da catastrofi naturali, sono pazientemente e amorevolmente portate alla luce da ricercatori e studiosi, come la stele basaltica su cui è scolpito il codice di Hammurabi. E’ stata rinvenuta a Susa, nel 1902, da una spedizione archeologica francese e decifrata dall’assiriologo domenicano Francesco Scheil.

Gli antichi popoli (Egiziani-Mesopotamici) hanno consolidato nel XX secolo a. C. il loro potere in vasti territori e in forti imperi assolutisti, ereditari. I popoli più recenti hanno una forma politica poco definita (città-stato, tribù, palazzi), che tuttavia evolve in forme monarchiche. Successivamente si dissolveranno in particolarismi di subordinati (la schiavitù degli Ebrei prima in Egitto, poi di nuovo in Caldea, sino alla Diaspora). Nel millennio si disperderanno i Fenici e i Cretesi, si trasformeranno in monarchie gli Israeliti (Saul è il primo re), mentre Labarnas sarà il fondatore del primo impero Hittita (1600 a.C.)

Il sovrano di Babilonia, secondo alcuni storici, sarebbe stato contemporaneo di Abramo o meglio il grande patriarca biblico avrebbe iniziato da Ur la sua trasmigrazione ai tempi di Hammurabi (XVIII-XVII secolo a. C.). Il codice, dal quale si rileva una forza morale di sorprendente attualità, si compone di 282 articoli disposti in un certo ordine sistematico e in dodici parti che trattano dei diritti di proprietà, della famiglia, dei delitti e delle pene, dei lavori e degli ingaggi, di onorari professionali e degli schiavi.

            Vi sono altri importanti monumenti di un’antichità remota, quelli letterari e storici, che ci ha lasciato Mursilis II (1334-1306 a.C.) negli Annali. Sua è una preghiera per la peste, il cui contenuto si può riassumere in queste parole: Le colpe dei padri si riversano sui figli, ma la mente deve di nuovo placarsi, ormai tutto è stato fatto, le colpe sono state espiate, gli dei sono stati pregati, perciò non rimane altro che accettare. Orazio, secoli dopo dirà “melius fit patientia quidquid corrigere est nefas”: gli uomini, anche se sono re, hanno dei limiti, ma gli dei sono infinitamente più potenti, da essi dipendono il bene e il male. Dobbiamo solo renderceli benevoli, propiziarceli. La preghiera di Mursilis attraversa i secoli, simile a un monumento più perenne del bronzo; lo scopo è quello di comunicare con la divinità, come tutte le preghiere del mondo e di ogni tempo.


 
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