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Paesi e città


di Rina Di Giorgio Cavaliere

    I fiumi, i mari, gli oceani e tutto il pianeta sono a rischio e sono in pericolo la nostra salute, il nostro benessere fisico e interiore. Tutto l’ecosistema rischia di perdere il suo equilibrio e la crisi economica, che è frutto di un sistema improntato sul materiale, non ci sta aiutando, perché trascuriamo il mondo della spiritualità, dei valori, dei pensieri e della coscienza. Agli equilibri naturali contribuiscono tutte le forme di vita del nostro pianeta. L’uomo, con le sue attività sconsiderate, è riuscito a mettere in pericolo tale equilibrio in un tempo di appena due secoli o poco più: dalla rivoluzione industriale di fine XVIII sec. ad oggi.
     Il degrado ecologico ha generato disastrose conseguenze geopolitiche anche nella Repubblica Popolare Cinese, perciò il regime di Pechino ha preso misure energiche per impedire che l’inquinamento precluda la crescita economica e ancor più l’armonia sociale. Hong Kong è un esempio eloquente di spostamenti senza precedenti di diverso genere. E’ tempo, quindi, d’immaginare nuove identità e nuovi paradigmi di urbanizzazione per le città cinesi nell’era della globalizzazione.
    Traffico, rumori, spazi ridotti, aria inquinata, asfalto, cemento; un rischio che corrono tutte le città (ricordiamo le dieci proposte antismog di Legambiente per cambiare le nostre città) è quello di crescere in modo caotico e disordinato, con edifici di ogni tipo e dimensione, costruiti ovunque, seguendo il solo criterio dell’interesse dei proprietari. Le autorità predispongono il piano regolatore; un insieme di norme che stabilisce dove e come si può costruire, tenendo conto delle necessità della popolazione in termini di trasporti, verde pubblico, servizi e strutture.
    Risulta di vitale importanza il ruolo degli architetti nella progettazione di contesti urbani sostenibili e dei loro collegamenti con gli interventi, le azioni di governo e gli aspetti sociali. Secondo l’inglese Burdett: “Se analizziamo il mondo dal satellite ci accorgiamo come le aree metropolitane stiano aumentando velocemente la loro dimensione, nel 1950 le città avevano massimo un milione di abitanti, si prevede che nel 2050 circa otto miliardi di persone abiteranno nei centri urbani”.
    Sin dalla Biennale di Venezia nel 2006 sono state cercate soluzioni dagli urbanisti per le città globali e sostenibili del domani nel mondo, come Habitar Portugal (Portogallo), una selezione realizzata da un insieme di opere che riproducono parte dell’universo dell’architettura portoghese, dal piccolo al grande intervento, dall’abitazione monofamiliare allo spazio pubblico. Inoltre, una città arcipelago ove l’Egeo diviene esempio di città acquatica (Grecia) o l’abitazione a forma di dado dove sia possibile adibire a più funzioni un piccolo spazio (Lettonia). Sono in progettazione, poi, collegamenti fluviali e sviluppo di nuove aree che si sovrappongano in un futuro centro, per superare l’attuale eccentrico e disorganizzato di Belgrado e Paradise Revisited (Taiwan), un sistema autosufficiente, una micro città con un suo ciclo completo di cibo, energia, rifiuti e informazioni, corrispondente ai bisogni degli abitanti in modo autonomo e sostenibile.


 
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