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Linguaggio e civiltà


di Rina Di Giorgio Cavaliere

La civiltà ingloba la cultura antropologicamente e socialmente intesa, specificandosi sul livello linguistico, sui modelli di comportamento tipici di un popolo e nei prodotti più elevati della sua cultura. Non si esaurisce, certo, nella semplice conoscenza della storia, della geografia, delle informazioni culturali e nella presentazione di alcuni stereotipi poco corrispondenti alla realtà.

Quello che una società fa e pensa, innanzitutto la sua lingua, l’unità di espressione nei vocaboli, cui sono associate unità di cultura: «Elementary Meaning Unit» come scrive Lado. Gli eschimesi, ad esempio, usano varie parole per indicare la neve che costituisce un elemento importante nella loro storia; il vocabolo, si differenzia dalla parola inglese snow e, come il pronome you, fornisce un’idea precisa della mentalità anglosassone. Il termine «tea» non trova corrispondenza in Italia, essendovi dietro abitudini e comportamenti tipici inglesi, così il termine Public Schools che rappresenta un’esperienza culturale e storica che si diversifica dalla nostra.

L’Europa contemporanea, la cui distribuzione territoriale si è andata definendo tra la fine dell’Alto e l’inizio del Basso Medioevo, presenta un livello di civiltà notevolmente omogenea, pur essendo ancora segnata da un mosaico di realtà che si esprimono nella forza delle lingue, nella peculiarità delle culture locali, nella varietà delle fedi religiose. L’attuale quadro linguistico è costituito da lingue di tradizione indoeuropea; una lingua semitica entro i confini europei è il maltese, retaggio di quell’Arabia Europea che comprendeva buona parte della penisola iberica, la Sicilia e Malta.

Nel 1974 un gruppo di studiosi di problemi pedagogici e dell’educazione tecnologica, provenienti da nazionalità diverse, tra cui l’Italia, fondava a Bruxelles lo “Institut Internaional pour l’Education Technologique”, per fornire relazioni su esperienze realizzate nella scuola primaria e secondaria con l’esposizione delle diverse concezioni in fatto di educazione tecnologica, nei sistemi scolastici dei vari Paesi.  Durante tutto il processo di trasformazione, attuato in questi anni (i media, giovandosi del pluralismo linguistico, rendono possibile l’approccio a ogni problema, personaggio, esperimento scientifico . . . ), si è ampliato e arricchito lo spazio di partecipazione alla vita della scuola per docenti e alunni; anche per coloro i quali desiderano ampliare i confini della propria esperienza nel viaggio all’estero e confrontarsi con ciò che è lontano e diverso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 
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