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Si apre la stagione della Caccia
Dovrebbe essere anche il momento di fare valutazioni sull’efficacia degli interventi


di G,C,

Foggia, 29 settembre 2017.

“La Puglia sta diventando una delle destinazioni wedding più ambite da parte di sposi stranieri e non solo.
L’inizio della nuova stagione di caccia dovrebbe consegnarci, prima ancora che i dati sugli animali selvatici uccisi, una fotografia sullo stato di salute del territorio e una fotografia sulla consistenza della fauna presente. Dovrebbe essere anche il momento di fare valutazioni sull’efficacia degli interventi messi in atto per rendere “più confortevole”, più favorevole, l’habitat naturale alla vita e alla riproduzione della fauna selvatica che la “caccia programmata” metterà a rischio nei prossimi mesi. Purtroppo poco o nulla di tutto questo è stato fatto anche se la normativa regionale, prima ancora di quella europea, lo prevedano espressamente.
Senza dati ambientali, perché è stato prorogato il “piano faunistico venatorio” scaduto nel 2012, senza dati sulla consistenza del patrimonio faunistico, perché mancano censimenti fatti con metodiche approvate dall’ISPRA, senza dati attendibili sulle uccisioni di selvatici stanziali e migratori, è molto difficile poter parlare di “caccia programmata”. Poi se dovessero essere confermati i dati raccolti nell’unico censimento fatto dall’ATC di Foggia sulla consistenza di lepri e volpi nella nostra provincia (il censimento senza  riferimento a metodiche di campionamento approvate e senza riferimenti statistici, certifica una esiguità di lepri sul territorio tanto da giustificare un ripopolamento con 600 lepri) si dovrebbero mettere in atto misure di protezione delle lepri come è stato fatto in Sardegna  dove, a seguito di un certificato calo di lepri sull’isole, il TAR ha accolto in via provvisoria il ricorso delle Associazioni Ambientaliste vietando l’uccisione di lepri in questa stagione venatoria.
Nella quasi totale assenza di dati ufficiali, e attendendo da oltre quattro mesi i dati sulle uccisioni di fauna fatta dai cacciatori residenti nella nostra provincia (richiesta di accesso agli atti del 19 giugno 2017), non resta che ragionare sui pochi dati, in possesso dell’ATC, ricavabili dai 997 tesserini (sui 2464 emessi tra “annuali” e “giornalieri”) restituiti dai cacciatori provenienti da fuori regione e autorizzati all’uccisione della sola fauna migratoria. Si può tranquillamente ipotizzare che i dati delle uccisioni siano sottostimati tenendo presente che: non è possibile sapere quanti di questi siano riferibili a “permessi annuali” che prevedevano la possibilità di cacciare per 10 giornate, e “permessi giornalieri” che autorizzavano la caccia per un solo giorno; non è possibile sapere in quante giornate di caccia siano state fatte le uccisioni perché il dato non è stato raccolto; il dato delle uccisioni non è certificato ma lasciato alla buona fede del cacciatore. L’unico dato ipotizzabile è che oltre 7125 cacciatori tra residenti in provincia, residenti in regione e provenienti da fuori regione, bracconieri esclusi ovviamente, abbiano sparato nella nostra provincia lo scorso anno venatorio.
Tra i numeri della fauna migratoria uccisa (parliamo solo di volatili ovviamente) spiccano le 12292 allodole e i 6881 tordi che, facendo una proiezione di statistica maccheronica sulla base del rapporto tra tesserini emessi e restituiti, si può ipotizzare un numero di 86000 allodole e 48167 tordi impallinati. Numeri che, nella poca attendibilità del dato perché sottostimato, fanno pensare a una strage di uccelli piuttosto che a una “caccia programmata”.
Che dire del dato degli 81 “anatidi” (volgarmente chiamate papere o anatre) uccisi? Il totale, sempre applicando la “statistica maccheronica”, ammonterebbe a oltre 560 anatre impallinate e tra queste prede ambite c’è anche l’alzavola che la relazione ISPRA “distribuzione, dimensione e trend delle popolazioni di uccelli 2008/12”(pag. 34) annovera tra le specie in pericolo.
E sconfortante, per chi è impegnato nella difficile mediazione tra “tutela della fauna e dell’ambiente” e cacciatori, prendere atto che poco si fa per tutelale la fauna ma ancor di più è triste e mortificante sentire sparare le doppiette dei bracconieri durante le giornate di silenzio venatorio. Ancora più triste e sconfortante è sentire quegli spari nelle vicinanze di via Sprecacenere (la via del cimitero), a poche decine di metri da strade, ferrovia e luoghi abitati in spregio al rispetto della distanza di sicurezza fissata in 150 metri, a poche decine di metri dalla sede provinciale della “Polizia Regionale” che attende ancora, prima delle armi per la difesa personale, prima delle divise di riconoscimento, prima delle auto per il pattugliamento del territorio, l’attribuzione delle mansioni di tutela ambientale che erano proprie dell’exPolizia Provinciale. Questa “trascuratezza” di Regione Puglia, aggravata dall’accorpamento dei “Forestali” ai carabinieri, lascia il nostro territorio alla mercé dei bracconieri che possono agire nella quasi certezza dell’impunità arrecando danni incalcolabili al nostro territorio.
C’è bisogno di un nuovo impegno nella tutela della fauna e dell’ambiente. Pur apprezzando l’impegno del “servizio Caccia” di regione Puglia e del suo assessore nel procedere alla scrittura del nuovo “piano faunistico venatorio triennale” che alla riscrittura della legge regionale che regola la caccia tutelando la fauna e l’ambiente, non si può evitare di evidenziare che vi è ancora molto da fare perché i “buoni intenti” siano tradotti in “buonapratica”.
Tralasciando motivi etici e ambientalisti, va ricordato a Regione Puglia che la raccolta di dati attendibili sulla consistenza delle popolazioni di uccelli, oltre che il loro censimento periodico, è sancito dalla direttiva 2009/14/CE (direttiva concernente la conservazione degli uccelli selvatici). Non dare piena applicazione alla direttiva, come sin ora fatto, espone la Regione al rischio di subire una “procedura d’infrazione” da parte dell’UE ed è anche per questo che va auspicata una modifica al DDL regionale 64 sulla caccia, di prossima discussione in Consiglio Regionale, inserendovi l’obbligo della restituzione dei tesserini, pena sanzioni e impossibilità a nuove autorizzazioni alla caccia, unito a un impegno concreto e verificabile per la repressione del bracconaggio con gli agenti del Corpo di Polizia Ambientale Regionale.



 
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