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In viaggio e non per turismo


di Rina Di Giorgio Cavaliere

Abbiamo avvertito, in questa particolare estate 2020, la necessità di conoscere la nostra nazione, per apprezzarne al meglio le bellezze in una visione diacronica del viaggio, secondo regole strutturate e comportamenti codificati. La vacanza implica un’esperienza di vita, dev’essere vissuta in maniera completa; oltre che soddisfacente e allettante, dovrebbe comprendere situazioni coinvolgenti e culturalmente arricchenti. L’opportunità per tutti di godere di bellezze artistiche e naturali in una dimensione di viaggio e non di turismo legato al consumismo e al divertimento, come di fatto è accaduto con le conseguenze di cui tutti, purtroppo, abbiamo conoscenza a causa dell’attuale epidemia da Covid-19.

Preferibilmente abbiamo puntato sulle dotazioni naturali e infrastrutturali delle regioni, in quanto l’Italia è in grado di offrire il più ampio sistema di offerte turistiche a livello mondiale, comprendendo la più ricca concentrazione artistica del globo, assieme alla dotazione di elementi naturali e culturali di eccezionale valore. Conoscere l’Italia significa innanzitutto imparare a conoscerla nella varietà dei suoi aspetti, nella combinazione di quei fenomeni fisici e di azione umana, che le conferisce un’impronta inconfondibile: i valori ambientali che ogni anno attirano sempre più visitatori. Ricordiamo ancora una volta che un discorso sul nostro paesaggio non ha alcun senso e non interessa, se non è costantemente accompagnato dalla verifica del suo stato reale. Su idea dell’eco-runnner Roberto Cavallo sono state analizzate le nevi rimaste in Val d’Aosta alla fine del 2019 e si è riscontrato che nevica plastica; ogni anno ne cadono venticinque chili (hanno partecipato alla ricerca la cooperativa Erica, lo European Research Institute, VdA Trailers, l’Aica e l’Arpa con l’analisi dei campioni).

La ricchezza di questi ambienti, come sappiamo, è stata messa a dura prova soprattutto nell’ultimo secolo, rischiando di alterare equilibri ecologici millenari, i cui effetti sono riscontrabili nei disastri ambientali non solo a livello nazionale, ma mondiale. Inchieste e articoli su questi argomenti, in particolare quelli riguardanti la produzione, l’uso e lo smaltimento della plastica, datati anche di alcuni anni, appaiono ancora oggi di stretta attualità. Nel contempo si avverte tutta la distanza che ci separa da temi e problemi sullo sviluppo e il destino umano precedentemente affrontati e oggi percepiti in modo diverso. La coscienza ambientalista ha fatto breccia non solo nella società civile e nelle istituzioni, ricordiamo la Giornata Mondiale di Preghiera del Creato (1° settembre – 4 ottobre), ma, quel che più conta, tra gli stessi protagonisti della produzione (imprese, lavoratori, commercianti). Le ombre, le mancate soluzioni, le opportunità non colte sono evidenti e rendono difficoltosa la strada che porta alla piena soddisfacente diffusione della cultura ambientalista.


 
24/09/2020 - La costruttiva partecipazione -
03/09/2020 - In viaggio e non per turismo -
13/07/2020 - La nostra estate 2020 -
09/06/2020 - Luogo e discorso -
15/05/2020 - Torniamo ad essere terrestri -
23/04/2020 - Storia e vissuti da valorizzare -
04/04/2020 - Custodire la speranza -
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04/02/2020 - Messaggi e media -

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