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CLASSIFICAGIORNATE - RISULTATI

 

A MENTE FREDDA: Le pagelle di Foggia-Lecce
Queste pagelle sono un po’ diverse dal solito. Perché sono scritte a mente fredda


di Giancarlo Pugliese

Foggia, 21 marzo 2017.

Queste pagelle sono un po’ diverse dal solito. Anzitutto perché sono scritte a mente fredda, anzi “freddissima”, quando già molte ore sono passate da una gara rivista da chi scrive mentalmente più e più volte, per fissarne nella memoria i contorni e “riassaporarli”. E poi perché, “a mente fredda”, possiamo dirlo: è stata una di quelle partite dai contorni quasi epici. Di quelle, rare, che ti porti addosso a lungo, se non per sempre (dipenderà…da quello che succederà più avanti…) e che ti fanno benedire il momento lontano in cui cominciasti a trepidare per quei colori magnifici, struggenti, bellissimi. Di quelle che, in un baleno, giustificano tutti i sacrifici, i fine settimana compromessi, i rospi ingoiati, in anni, anni e anni. Anche se è “solo” una partita di “modesta Legapro”.
Si incontravano le due regine del torneo. Le più continue. Quelle rimaste avanti fino alla fine di questa lunga maratona, che a poco a poco ha decimato i contendenti in gara.
E alla fine il campo ha emesso il suo verdetto: chiaro, laconico, inequivocabile.
Ha vinto la squadra che ha cercato e giocato il calcio più propositivo, più intenso, più coraggioso. Quella con più convinzione e consapevolezza nei propri mezzi, che è cosa ben diversa da presunzione e vacua spavalderia, perché è figlia di volontà e cultura del lavoro. La squadra in forma fisica migliore, smagliante, che ha corso di più e meglio, cheè arrivata prima su ogni pallone e che ha lasciato solo briciole in campo all’avversario. La squadra che ha sfruttato meglio il mercato, perché ha saputo prendere i giocatori più funzionali al proprio progetto tecnico. La squadra che ha vissuto la vigilia più serenamente, niente proclami roboanti e sopra le righe, (spesso figli della paura), nessuna isteria di piazza, solo lavoro e profilo basso. La squadra, infine, che ha potuto avere dalla sua l’ambiente più unito, tutti a remare nella stessa direzione, consci dell’importanza dell’occasione. Quella con il pubblico più festoso, rumoroso, entusiasta, affamato.
In una sola frase: ha vinto la squadra più forte.

LA PAGELLA DEI ROSSONERI:
GUARNA: palloni alti, bassi, fra i pali, in uscita: cambia poco perché domina l’area in tutti i casi e in tutti i modi. Dà sicurezza a tutti i compagni e anche a noi sugli spalti. E’ un portiere da primo posto e non c’è altro da dire. KING HENRY: 7
LOIACONO: la partita importante è oggi: perciò ha briglia più sciolta e non si fa condizionare dalla diffida, andando di anticipo continuamente sullo spauracchio Doumbia e cancellandolo dal campo per quasi tutta la gara. Un gladiatore, che fa valere anche la fascia di Capitano quando si tratta di discutere. 5 stagioni e 3 categorie: ormai questi colori gli si tanno tatuando addosso. HIGHLANDER: 7
MARTINELLI: preciso e pulito nelle chiusure, tempismo negli interventi, nessun fronzolo in impostazione. Sontuoso. Quando va in takle sul veloce Doumbia lanciato a rete con una strepitosa scelta di tempo il pubblico gli tributa un applauso da brividi. Finalmente si può citare a giusta ragione il soprannome che aveva a Messina. ROBOCOP: 7,5
COLETTI: Fa tutto. Ma proprio tutto. Non sbaglia mai i movimenti e in impostazione è l’arma in più: coi suoi precisi lanci fra le linee per i movimenti di Deli e Mazzeo scompagina il dispositivo avversario. Il gol del vantaggio nasce così. E poi spara un missile balistico che devasta i propositi speranzosi dei salentini. Eccezionale. E lo è anche a fine gara quando, pur prendendosi meritatamente la ribalta, prima dedica il gol al figlio e a Faber (rimarcando l’unità e l’importanza del gruppo), poi richiama infine tutti all’ordine, perché la partita più importante è sempre la prossima. UNTOUCHABLE: 8
RUBIN: sgroppa da par suo, creando continua superiorità numerica a centrocampo. E nel primo tempo èPacilli (completamente annullato) a dovergli stare dietro, mentre nel secondo amministra l’inutile Lepore senza troppi pensieri. Incassa anche le scorrettezza del ridicolo Ciancio (gomitata da espulsione) senza battere ciglio né cadere nel facile tranello. La sua esperienza è una sicurezza per tutta la squadra. SERIOUS MAN: 7
AGAZZI: moto perpetuo. Lo trovi dappertutto a mordere, tamponare, rilanciare. Anche quando sbaglia rimedia immediatamente. Si butta anche su palle che sembrano perse (nel secondo tempo recupera 10 metri di svantaggio su Ciancio andando a togliergli un pallone impossibile).  E la verticale per Deli nel 3°gol è una gemma preziosa da stropicciarsi gli occhi. E’ uno degli emblemi della riscossa rossonera. Controriscatto o no, sarebbe un peccato perderlo un giorno. PIPER: 7
VACCA: per qualcuno ultimamente è in ombra. Forse, più verosimilmente, è la squadra che è cresciuta. Sbaglia chi pensa debba essere il classico regista. Nel Foggia di oggi l’organizzazione stessa della squadra è il vero motore del gioco. Lui però è l’olio che lo lubrifica, e tutto scorre liscio. Qualche orpello può evitarlo, ma forse pochi si accorgono di quanti palloni recupera: tanti, fateci caso. Nel sistema delle “marcature preventive” lui e Agazzi si esaltano. Indice di una grande crescita, tecnica e tattica. WIZARD: 7
DELI: è incredibile come questo ragazzo romano, venuto dalla provincia, a soli 22 anni abbia impiegato così poco tempo per conquistare tutti: tecnico, compagni, critica, piazza. Spacca letteralmente le partite col suo movimento fra le linee. Un assist e un gol, nella gara più importante: cosa chiedere di più! Le due azioni (l’uno-due con Mazzeo nell’1-0, il movimento straordinario sincronizzato col lancio di Agazzi che annichilisce Cosenza nel terzo gol) sono l’autentico manifesto delle “innovazioni” al gioco apportati da Stroppa. La standing ovation dello Zaccheria, onore riservato a pochi, è assolutamente meritata. SILVER SURFER: 7,5
CHIRICO’: Stroppa lo preferisce nuovamente a Sarno, ancora non al meglio. Gli chiede compiti diversificati, anche in copertura, di grande importanza. Lui esegue, dando una mano a Loiacono, contando su un’ottima condizione fisica: Doumbia ne esce stritolato. In avanti frastorna Agostinone sconquassando la linea leccese. Ma gli manca l’ultimo passaggio, e in un paio di circostanze è un vero peccato. Col Lecce ha vecchi conti in sospeso: ciò gli dà quella carica in più, che a volte diventa foga. Ma fa una partita preziosa per corsa e abnegazione e infatti il tecnico lo lascia fino alla fine. HOTSPUR: 7
MAZZEO: lo vedi bruciare avversari con scatti fulminei o inseguire palloni senza risparmio. E a quel punto ti accorgi che la sua età è solo un particolare anagrafico secondario. Ha la straordinaria capacità di aprire il gioco sia quando tocca la palla sia quando non la tocca, col solo puro movimento. Il gol nasce da un dai&vai strepitoso con Deli per preparazione e intelligenza, e si conclude con un colpo di biliardo che i macchinosi difensori salentini ricorderanno a lungo. Un grande giocatore, che gioca per la squadra, mai viceversa. BAT-MAN: 7,5
DI PIAZZA: la palla di cannone, dicevamo a Monopoli. Una volta partito, non lo fermi più. Chiedere a Ciancio, figura sbarbina che ricorderà a lungo, nonostante i fallacci di avvertimento. Matteo si innervosisce all’inizio, ma non gioca più in una “piccola” di serie C: si calma e parte alla carica ogni volta che può, con accelerazioni fulminee che obbligano su di lui almeno due avversari, liberando i compagni. Nel finale di frazione terrorizza letteralmente la retroguardia avversaria con autentiche scorrerie meritevoli di miglior fortuna. Qualche errore, ma il gol lo meritava, specie in quel tiro a fine primo tempo. FLASH GORDON: 7
GERBO, SARNO, AGNELLI: meritano un giudizio altissimo (voto: 8, netto) non per quello che fanno in campo, una volta subentrati nel secondo tempo, ma per come accettano la panchina senza batter ciglio, zero mugugni, zero malumori. Anzi, alla bisogna sono sempre pronti e alla fine festeggiano come matti insieme ai compagni. I messaggi di gioia e allegria propagati dai profili social di questi ragazzi rendono l’idea di un gruppo splendido, compatto, unito, con la barra dritta verso la meta. Bravi, ragazzi!

STROPPA: il principale avversario del torneo “ridimensionato”, si dirà in sala stampa. E, francamente, si potrebbero usare termini ancora più netti, dopo una prova di gioco e di forza mostruosa, sontuosa, favolosa. La squadra va a mille, anche fisicamente, trovando sempre l’alternativa tattica giusta per affrontare al meglio le diverse disposizioni degli avversari. In più impressiona la serenità che i suoi ragazzi esprimono in campo. Coletti rimarca quanto questa squadra sia maturata e lontana da certi errori del passato. Lui resta lì, quasi dietro le quinte. Ma in questa rincorsa c’è molta, tanta roba sua. E sarebbe ora di dichiararlo a chiare lettere. Voto: 8

LA PAGELLA DEL LECCE

PERUCCHINI:nulla può, e nulla fa. 5
CIANCIO: teme gli avversari, e si vede. Passa da subito alle “cattive” con un fallaccio da tergo su Di Piazza e un’indecente gomitata a Rubin, insieme ad altre scorrettezze di bassa categoria. Peraltro, gli servirà solo a colorire la figuraccia: Di Piazza se lo infila ripetutamente nel taschino e passerà una pessima giornata. Ma i forse “distratti” tifosi leccesi, scatenati sui social, se la prenderanno solo col “foggiano” Agostinone, che certo non fa peggio di lui. 4,5
COSENZA: a parte la teatrale esibizione del pre-gara (evidentemente, la caciara è nelle sue corde), lo si nota solo per il modo in cui è ridicolizzato dalle folate rossonere. L’uno-due Deli-Mazzeo sul primo gol lo manda in bambola, mentre il movimento e la progressione di Deli sul terzo lo asfaltano completamente. Annichilito. 4,5
GIOSA: come fa il Lecce con difensori così lenti e impacciati ad aver preso così pochi gol? Forse, prima di mandare al rogo Padalino, i tifosi salentini dovrebbero rifletterci un attimo. 5
AGOSTINONE: conosce bene Chiricò, con cui si è allenato 6 mesi, ma non gli basta per arginarlo a dovere. Cionondimeno, tutto è tranne che il più colpevole fra i suoi. Vogliamo bene a Pinuccio, e gli auguriamo che mostri presto il buon giocatore che è. 5,5
FIORDILINO-TSONEV: completamente in balia degli avversari, stritolati dal centrocampo rossonero. Con loro si inceppa l’intera squadra. 4,5
COSTA FERREIRA: aveva lasciato un buon ricordo a Foggia. Ma stavolta in partita non entra mai. Del resto, ci sarà qualche motivo se ha abbandonato la B così in fretta. 5,5
PACILLI: chi l’ha visto? 4,5
LEPORE: gli subentra dopo l’intervallo. Nervoso e frenetico, vorrebbe fare chissà che ma la sua stessa foga lo frena. 5,5
CATURANO: a un certo punto nel secondo tempo entra in area in volata. Sembra quasi che possa finalmente avere la meglio su Martinelli. Ma poi si affloscia improvvisamente e si accartoccia su sé stesso, da solo. Il manifesto della partita sua e del Lecce. 4,5
DOUMBIA: un po’ uno spauracchio. Che Loiacono addomestica per bene. Un paio di spunti nel secondo tempo gli bastano per prendere la “palma” (si fa per dire) del “meno peggio” tra i suoi. 5,5
MARCONI: entra per Fiordilino. Va di qua e di là, ma il Lecce già non c’è più. 5,5
ARRIGONI: si fa pure male, sembra. S.v.

PADALINO: sul tecnico giallorosso sta venendo giù il diluvio in queste ore. Per questo, considero superfluo esprimere alcun voto. Piuttosto, io guardo al campo: il Lecce, che già all’andata aveva avuto le sue difficoltà, perde tutti i duelli individuali. E sottolineo tutti. In poche parole, quello che si è visto in campo lascia supporre che tra le due squadreesista un divario tecnico forse poco sospettabile analizzando il torneo delle due squadre. In tutto questo, c’è Padalino. La gran parte dei tifosi del Lecce ne vuole la testa. Ma, vedendo questo Lecce, al sottoscritto viene piuttosto il dubbio di come abbia fatto questa squadra, con questi limiti individuali, a essere ancora in corsa e a restare in testa così a lungo. E siccome non è un dubbio da poco, forse sarebbe il caso di rivalutare in maniera un po’ più obiettiva il suo lavoro. (O il fatto di essere “foggiano” rappresenta già, di per s,é una condanna inequivocabile?). Probabilmente, invece, certi proclami della vigilia di parte della tifoseria (…e di qualche sito internet con parvenza di testata online e votato molto grossolanamente più alla ricerca di facili click che a un’informazione equilibrata) sono stati controproducenti. Perché hanno aggiunto altra tensione e pressione alla propria squadra, dando peraltro la scomoda impressione di un certo timore prima della gara. Al tirar delle somme, il buon Pasquale potrà anche avere responsabilità nella disfatta dello Zaccheria. Di sicuro, però, non è l’unico a dover recitare mea culpa. E forse alla piazza farebbe bene comprenderlo alla svelta.


 

 




 
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