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Emanuele Cavalli nelle collezioni pugliesi
Il tonalismo del grande pittore lucerino in mostra alla Fondazione Banca del Monte


di Gerardo Leone

Foggia, 2 dicembre 2016.

Dal 7 dicembre 2016 al 7 gennaio 2017 la galleria della Fondazione Banca del Monte, in via Arpi 152 a Foggia, ospiterà l'importante mostra “Emanuele Cavalli nelle collezioni pugliesi”.
Organizzata dalla Fondazione Banca del Monte e dall’Accademia di Belle Arti di Foggia, la mostra, curata da Gaetano Cristino e Romeo D’Emilio, consente di esplorare, attraverso opere presenti nelle collezioni pubbliche e private della Puglia, insieme alla particolare concezione della pittura dell’Artista, esponente di punta del tonalismo e della Scuola Romana, anche lo stretto rapporto che Cavalli ebbe con la sua terra d’origine.
L'antologica dedicata al grande pittore lucerino, la prima organizzata nel capoluogo daunio dal 1931, è stata presentata questa mattina, venerdì 2 dicembre 2016, nell'aula Magna dell'Accademia di Belle Arti di Foggia dai curatori e dai presidenti di Fondazione e Accademia, Saverio Russo e Francesco Andretta.
 “Questa mostra” - ha dichiarato in apertura il Presidente dell’Accademia di Belle Arti, Francesco Andretta – “è frutto della sinergia e dell’impegno di due istituzioni locali che hanno saputo incontrarsi per arrivare fianco a fianco ad un risultato che, in maniera diversa, è comune alle finalità di entrambe: la valorizzazione di una risorsa artistica della quale tutto il Territorio deve andare fiero, e grazie alla quale il Territorio medesimo ha un’occasione per uscire dalle strettoie di una cultura provinciale ed ambire ad una più raffinata visibilità”. È stato possibile così realizzare un sogno coltivato da tempo da entrambe le istituzioni: “l’allestimento di una mostra che ricordasse e tramandasse la memoria di una delle mani più felici del panorama artistico della nostra provincia quale è quella di Emanuele Cavalli”.
“La mostra dedicata ad Emanuele Cavalli - ha sottolineato a sua volta il Presidente della Fondazione Banca del Monte, Saverio Russo - presenta molti motivi di interesse, perché offre al grande pubblico un significativo itinerario della vicenda artistica di Cavalli, figura eminente del tonalismo e della Scuola romana, e consente, con i saggi presenti nel  catalogo,  una più attenta ricostruzione della biografia di un artista che visse appartato nella fase trionfante del fascismo – non prenderà mai la tessera del partito – ma che non ottenne grandi benemerenze nel dopoguerra. Un lavoro che parte dalle collezioni private pugliesi” - ha concluso il presidente Russo – “e offre ulteriori motivi di interesse, dal momento che ci consente di portare un contributo non marginale alla storia del collezionismo e dei consumi culturali in Puglia nel dopoguerra”.
In mostra sarà possibile ammirare opere di Cavalli che vanno dagli esordi (1923) fino al 1980, l’anno prima della sua morte, avvenuta a Firenze nel 1981. Ed è presente (con molti dipinti della sua prima personale, a Bari, nel 1930) tutta la vasta gamma della particolare figurazione dell’artista lucerino, dai ritratti alle nature morte ai paesaggi, attraverso cui dà una dimensione esoterica al colore, facendolo diventare “valore plastico assoluto all’interno di una sapienza compositiva esemplare e coerente” (Cristino) e riuscendo a “consegnare allo sguardo la dimensione originaria delle cose, dimostrando un’assoluta coerenza fra i suoi sporadici quanto precisi scritti e le opere della sua intera produzione, coerenza che gli costò un profondo e amaro isolamento” (D’Emilio).
L'antologica è corredata da un catalogo, edito da Claudio Grenzi, che presenta testi e saggi, oltre che dei curatori, di Alberto Dambroso, Pietro Di Terlizzi e Giuseppe Trincucci.
Nato a Lucera (Foggia) nel 1904, Emanuele Cavalli si trasferì giovanissimo a Roma, dove si formò alla scuola di Felice Carena, diventando ben presto protagonista della vita culturale e artistica della Capitale. Soggiornò anche in Francia, a Parigi, dove stabilì contatti con De Chirico, Savinio, De Pisis ed espose al Salon Bovy con Fausto Pirandello e Francesco Di Cocco.
Tenne la sua prima mostra personale a Bari, nel 1930, e in Puglia tornò ad esporre con regolarità fino agli anni Settanta.
Tra il 1931 e il 1933 partecipò all’elaborazione e all’affermazione, con Giuseppe Capogrossi e Corrado Cagli, di quel particolare indirizzo estetico chiamato “tonalismo” che introdusse una ventata di novità nel panorama artistico romano e nazionale.
Nel 1933 firmò, con Capogrossi e Melli, il Manifesto del Primordialismo Plastico, che accentuò il dato spirituale e astratto della ricerca pittorica.
Partecipò fin dal 1926 a quasi tutte le edizioni della Biennale di Venezia e, dal 1931, alle esposizioni della Quadriennale di Roma.
Nel 1945 si trasferì a Firenze, dove insegnò Pittura all’Accademia di Belle Arti. Dopo il 1949 attraversò un periodo di crisi, anche perché molti dei suoi amici avevano intrapreso la strada della pittura astratta e informale, che colmò dedicandosi all’altra sua grande passione, la fotografia.
Nel 1960 ottenne l’insegnamento alla Scuola libera del nudo dell’Accademia di Firenze e continuò fino alla sua morte, avvenuta a Firenze nel 1981, a sviluppare con coerenza le meditazioni sul colore e sulla figurazione iniziate negli anni Trenta.
La mostra, che sarà inaugurata mercoledì 7 dicembre 2016, alle ore 18:00 nella sala "Rosa del Vento" della Fondazione Banca del Monte, in via Arpi 152 a Foggia, sarà visitabile fino al 7 gennaio 2017, dal lunedì al sabato (esclusi i festivi), dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 17 alle 20. Nei giorni 24 e 31 dicembre 2016 la mostra sarà aperta solo la mattina (ore 10-13).


 
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