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Édouard Joachim Corbière: Poeta Maldetto

 

Carissimi,

Tristan Corbière, pseudonimo di  Édouard Joachim Corbière  fu un poeta “maledetto” francese scoperto da Verlaine dopo la morte. Corbière nasce 1845, presso Morlaix, in Bretagna. La sua avventura poetica è la tragedia di un uomo che ama  profondamente e non può invece amare ed essere amato, per colpa di un fisico minato da reumatismo articolare, una malattia che lo perseguitò per il resto della sua vita e ne causò la morte prematura. Corbière  nutriva la passione per il mare e i viaggi, non potendo soddisfare queste, si comprò una barca con la quale  navigava in mare quando c'era  tempesta che gli fu da ispirazione per i suoi romanzi a sfondo marinaresco. Passò quasi tutta la sua vita a Roscoff, per motivi di salute e di clima. Ogni tanto, sbarcava a Parigi, famelico di vita, donne e poesia. Si innamorò di una giovane attrice parigina Armida Josefhina Cucchiani che divenne la sua musa ispiratrice e che lui ribattezzò Marcelle, la donna delle sue poesie.  Nel dicembre 1874 viene trovato svenuto nella sua camera di Parigi, in abito da ballo. Trasportato in una clinica, e poi a Morlaix, muore il 1° marzo 1875. La sua vita così come le sue liriche sono un violento naufragio di tre temi dominanti: passione per il mare, amore per le donne e odio per il suo povero corpo.

Le sue opere: (Quel rospo là, son io), (Giovane filosofo alla deriva), (Ritornato senza mai essere stato), (Cuore di poeta mal piantato: Perché volete che viva ?) Poesia di furore, bestemmia, imprecazione e rifiuto. L'unica opera che scrisse (Les amours jaunes), fu pubblicata a sue spese nel 1873, non trovò acquirenti. Ma la cura maniacale con cui  curò la disposizione grafica e la sintassi nervosa, spezzata, faranno di lui un singolare precursore di Apollinaire e dei suoi Calligrammi, del dadaismo e del surrealismo.  

Alcuni anni dopo nel 1883,Verlaine lo fece conoscere al pubblico e lo descrisse così: "Tristan Corbière fu un Bretone, un marinaio e lo sdegnoso per eccellenza, aes triplex (navigatore impavido), Bretone senza essere un praticante cattolico, ma credente nel diavolo; marinaio, né militare, né soprattutto mercante, ma innamorato furioso del mare, che egli non navigava se non nella tempesta, eccessivamente impetuoso su questo più dei cavalli (di lui si raccontano prodigi di folle imprudenza). Sdegnoso del successo e della gloria fino al punto che sembrava avere l'aria si sfidare questi a commuovere per un istante la sua pietà per loro.

 

 ALL'ETERNA SIGNORA

Manichino ideale, bersaglio di lusinghe,
Eterno Femminino!... fatti bella;
E vieni sulle mie ginocchia, quando sarà giunta l'ora,
A mostrarmi come si fa da voi, angeli decaduti.

Fa' peggio, e per noi manda la gioia alla malora,
Scalpita con piede leggero per gli ardui sentieri.
Dannati, puro idolo! e ridi! e canta! e lagnati,
Amante! E crepa d'amore!... sui nostri momenti perduti.

Puttana di marmo! infoiata! sii bizzarra!... e riflessiva.
Padrona, carne mia! fatti vergine e lasciva...
Feroce, santa, e bestia, in me cercando un cuore...

Sii femmina dell'uomo, e fa da Musa, o femmina,
Quando il poeta rinfaccia l'Anima, la Lama, La Fiamma!
Poi — quando ronferà — vieni a fottere il tuo Vincitore!

 

 SINGOLARE FEMMININO

Eterno Femminino dell'eterno Imbecille!
Facci saltare, noi fantocci teniam le scene!
Ravviviamo la ribalta... E tu, tra le quinte,
Al pompiere puoi fare il puro dono del tuo corpo.

Spezza le nostre reni con la verga del tuo cApriccio,
Corona le tue ginocchia!... e le nostre teste di dieci corna;
Ridi! mostra ì denti! ma... la polizia è dalla nostra,
E c'è in noi qualcosa dell'eunuco e del cornuto.

... Ah, non afferri?... — Io neanche — Sii superba,
Torna: siamo sbronzi! E banali: Sii crudele!
Frusta il tuo pascià, tuo umile servitore!...

Dopo, sappi cadere! - ma cadere con grazia -
Sulla nostra sabbia fine non lasciar traccia!...
- È affare da donna e gladiatore. -

di Giusy Carbonaro

 

 

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