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LIUTAIO PER PASSIONE

 

Carissimi,

questo mese non vi parlo di libri e poesie ma di chitarre. Con fraterna amicizia ospito Raffaello Mattarollo, che ci renderà partecipi di come è nata in lui la passione per la liuteria.

In quel tempo andavo a lezione di chitarra, e il mio maestro aveva un negozio di strumenti musicali. Fu lì che conobbi un liutaio molto apprezzato nel campo, ma costruiva solo chitarre acustiche. Sotto mia insistenza mi promise di costruire una chitarra elettrica tutta per me. Dopo un mese la chitarra era ultimata. Con entusiasmo la provai: aveva un suono perfetto! Ma era grezza, aveva bisogno di essere verniciata e subito lui non poteva. Gli dissi che l’avrei verniciata io, anche se sapevo che non sarebbe stata una passeggiata. Quando l'ultimai fui soddisfatto di me. La chitarra era un’opera d'arte. La chiamai Tunder. Entusiasta del lavoro svolto pensai di costruirne altre, ma tra alti e bassi ad un certo punto purtroppo dovetti chiudere la mia attività lavorativa. A malincuore lasciai i familiari e gli amici ed andai in Brasile con la mente e il cuore aperto a nuove esperienze. In Brasile non mi trovai subito bene e poco dopo sopraggiunse la maliconia. Ma un giorno tramite amici conobbi Silvio, un liutaio dalle mani d'oro che a sua volta mi presentò Preto, un altro liutaio bravissimo e tra noi nacque una bella adesiderio di costruire una acustica. Ma non sapevo come fare, non avevo nozioni in proposito. Così cominciai a documentarmi e in seguito visto che alcuni attrezzi non erano disponibili dovetti anche costruire dei marchingegni vari per piegare le fasce in legno. Nonostante le difficoltà non mi persi mai d'animo. Oramai era diventata una sfida con me stesso. Dopo varie peripezie nacque la mia prima chitarra acustica. Un capolavoro! Purtroppo, con l'arrivo di questo "periodo" il Pub ha dovuto chiudere i battenti e mi sono ritrovato ad avere più tempo. Decisi così di costruire un'altra chitarra. Ma i legni erano finiti tranne per qualche pezzo che poteva servire solo per fare inserti e tastiere. Ma un giorno mentre riordinavo il laboratorio, vidi un’anta di legno tolta poco tempo prima da una delle finestre del Pub, e si accese la lampadina. La smontai, spianai i vari pezzi e dopo aver preparato il disegno la tagliai. La nuova nata la battezzai BEETHOVEN. In seguito ne costruii ancora una e chissà quante altre ne costruirò ancora, perchè la passione si sa, segue sempre il cuore.

Giusy Carbonaro

di Giusy Carbonaro

 

 

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