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Dal lamento al canto di gioia

 

Carissimi,

le donne si recano di buon mattino al sepolcro con paura e palpitazioni: Chi farà rotolare la pietra dall’ingresso del sepolcro? Le loro mani sono piene di profumo e il loro cuore avvolto da una passione di amore fedele e insostituibile. Erano state presenti sul Calvario senza lasciare mai solo il loro Maestro e Signore, ora vogliono sognare che sia vivo come aveva predetto. Quanti dubbi e incertezze. Forse si erano sbagliate su quell’uomo di Nazareth, forse il loro era stato un sogno, un inatteso fallimento, una delusione per il silenzio del Padre. Ma l’amore è più forte di ogni dubbio: quello sguardo luminoso, quelle parole di compassione, quei gesti di accoglienza, gli insegnamenti di Gesù, come potevano finire nel nulla?
Donne ferite ma audaci, insicure e coraggiose, con passi sostenuti dalla forza della speranza. Vanno dove le porta il cuore, certe che il sole del giorno sorgerà di lì a qualche ora.
Ma un’altra alba è pronta. Il macigno è stato fatto rotolare e un giovane con una veste bianca annuncia loro: Gesù è risorto! Il Signore si è messo in cammino prima di loro per riprendere la danza di una vita bella, gioiosa e nuova: Andate, dite ai miei discepoli, vi precedo in Galilea, lì mi vedrete.
Quale sorpresa sconvolgente! La Galilea è stata l’inizio della passione di amore: inizio e passione camminano insieme. Le donne dovranno riprendere la sequela allontanando ogni rassegnazione, perché nel luogo della morte, la morte non c’è più.
Lo stupore, che le donne sperimentano nel giorno primo e ultimo della risurrezione, è l’inizio e il risveglio dell’entusiasmo del primo amore.
Con le donne siamo entrati nel sepolcro e ora ritorniamo sui nostri passi per annunciare la buona notizia. In tutti quei luoghi, dove sembra che il sepolcro abbia avuto l’ultima parola, e dove sembra che la morte sia stata l’ultima soluzione, andiamo ad annunciare, condividere, rivelare che è vero: il Signore è vivo.
È vivo e vuole risorgere in tanti volti che hanno seppellito la speranza, i sogni, la dignità.
Andiamo e lasciamoci sorprendere da questa alba diversa, dalla novità di quella tenerezza che solo Cristo può dare.
Come il giovane vestito di bianco, anche noi rompiamo la catena dei pensieri tristi e diciamo: è risorto, deponendo la veste nera del lutto. Perché la vita arrivi dovunque.
La risurrezione di Gesù non è una notizia da conoscere, ma un dono da accogliere, per vivere già oggi da risorti, per vedere la luce nel buio, per rinascere ogni giorno che muore.
La Pasqua, dunque, è solo un punto di partenza. È la fede, ossia l’incontro personale con Gesù, che ci permette di vivere con Lui e, dunque, di riconoscerlo come vivente. Solo abitando in Lui ogni momento e in ogni situazione della vita, possiamo sperimentare la sua presenza; dunque, la sua risurrezione dai morti. Egli è e sarà con noi – come ha promesso – tutti i giorni; anche e soprattutto nei giorni difficili, anche e soprattutto nell’ultimo giorno. Giorno di morte e risurrezione, per noi come già per Lui.

     
† Vincenzo Pelvi
Arcivescovo

di Damiano Borasco

 

 

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