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Si alla Legge su pescaturismo e ittiturismo
Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità un disegno di legge che contiene modifiche

 

Bari, 28 giugno 2018.

Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità un disegno di legge che contiene modifiche alla legge del marzo 2015, che disciplina le attività di pescaturismo e ittiturismo.
In data 23.04.2015, la presidenza del Consiglio dei ministri ha inviato alla Regione Puglia alcune osservazioni su possibili aspetti di dubbia costituzionalità di tre articoli
Con questa iniziativa legislativa si è dato corso alle modifiche richieste.
In particolare, si legge nella relazione del presidente della Commissione competente, Donato Pentassuglia:
L’art. 3 prevede l’istituzione di un Albo regionale degli operatori di pescaturismo ed ittiturismo, quale requisito necessario per l’esercizio dell’attività. In proposito è stato rilevato che la disciplina nazionale in materia non prevede albi ma solo l’autorizzazione. La previsione normativa regionale, pertanto, determinerebbe una lesione del principio della libera prestazione dei servizi e della libera concorrenza, la cui tutela spetta all’esclusiva competenza dello Stato ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione.
L’art. 7 reca una serie di criteri che disciplinano le attività di ristorazione e di ospitalità che possono essere svolte dai soggetti che esercitano l’attività di pesca, sia a bordo che a terra. A tale proposito, hanno determinato perplessità circa la previsione di consentire la somministrazione di alimenti pronti per il consumo, preconfezionati e preincartati, anche da soggetti terzi e di consentire altresì, la somministrazione a bordo, di alimenti senza ulteriore rielaborazione, o mediante servizio di catering svolto da soggetti con comprovata esperienza nella gastronomia ittica tipica regionale.   Tali previsioni consentirebbero, a qualsiasi soggetto rientrante in quelle fattispecie, di svolgere un’attività analoga a quella dei soggetti autorizzati a svolgere la somministrazione di alimenti e bevande, senza l’obbligo del rispetto dei vincoli prescritti per questi ultimi.
Un’altra modifica riguarda l’attività di distribuzione e commercializzazione dei prodotti della pesca che deve essere connessa all’attività di pesca professionale, purché non prevalente rispetto a questa e deve essere effettuata dall’imprenditore ittico mediante l’utilizzo di prodotti provenienti in prevalenza dalla propria attività di pesca ovvero di attrezzature o di risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’impresa ittica
L’art. 8, la norma, al comma 3, prevede che l’operatore che voglia esercitare l’attività didattica debba aver conseguito «una formazione didattico-metodologica partecipando a corsi abilitanti, organizzati o riconosciuti dall’Assessorato regionale alle risorse agroalimentari, Servizio pesca, di almeno novanta ore». L’individuazione di un percorso di formazione da parte della Regione appare porsi in contrasto con l’art. 117, terzo comma, della Costituzione, che attribuisce competenza legislativa concorrente allo Stato ed alle Regioni in materia di professioni, violando il principio fondamentale per cui spetta allo Stato l’individuazione dei titoli necessari per l’esercizio delle attività professionali e l’istituzione di albi ed elenchi, sulla base  dell’orientamento ormai consolidato della Corte Costituzionale secondo cui “Nell’esercizio della potestà legislativa concorrente, le regioni devono osservare il  principio secondo cui l’individuazione delle figure professionali, con i relativi profili e titoli abilitanti è riservata, per il suo carattere necessariamente unitario allo Stato, rientrando nella competenza delle regioni la disciplina di quegli aspetti che presentano uno specifico collegamento con la  realtà regionale. La violazione di tale principio comporta l’incostituzionalità delle norme regionali.

di Redazione

 

 

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