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Maschere tradizionali e moderne

 

Il carnevale ci introduce nel mondo burlesco delle maschere. Oggi è diverso dal passato, tuttavia resta un periodo dell’anno per divertirsi e ridere: tradizioni e feste organizzate. Non è celebrato nei paesi anglosassoni, come Halloween non è una nostra festa tradizionale, pur se largamente consolidata. C’è una somiglianza tra loro; in entrambe le persone si mascherano e si travestono. In Gran Bretagna il nostro martedì grasso Shrove Tuesday era anticamente un giorno di penitenza; ora è noto come Pancake Day, perché in questo giorno si mangiano ciambelle di farina, uova, burro e latte fritte nel burro. In Germania al sud lo chiamano Fasching, molto festeggiato soprattutto in Nordrhein-Westfalen. Comincia ufficialmente l’11 novembre alle ore 11,11 e culmina con il Rosenmontag (lunedì che precede il mercoledì delle ceneri, quando sfilano i carri). Feste interessanti hanno luogo a Venezia, Bruxelles, Madrid, Parigi, Anversa, molto note quelle di Rio de Janeiro.

Sappiamo che la parola maschera deriva da “masca” del volgare medioevale e indica una faccia artificiale confezionata con diversi materiali. Secondo altri deriverebbe dal vocabolo arabo “mascharà” che significa scherno, satira. E’ collegata al culto religioso e alla magia, entrambi elementi delle religioni primitive, ancora presenti, però, in alcune culture. Le maschere rituali, usate per protezione della casa o dei campi, erano anche applicate sulle facce dei defunti, quelle da guerra ingrandivano la figura dei combattenti e ne rendevano la voce più sonora. Erano anche usate per proteggere il viso dall’offesa nemica; nelle rappresentazioni teatrali dei greci e dei romani coprivano tutta la testa, come le moderne maschere antigas o i caschi per i motociclisti e gli astronauti.

A Roma furono importate dalla Campania con la commedia atellana, che ritraeva con bonaria comicità fatti della vita quotidiana. Nel medioevo ebbero notevole sviluppo su tutto il territorio nelle sacre rappresentazioni, perché il diavolo vi appariva con una maschera tra paurosa e di scherno; inoltre i travestimenti con le maschere in volto ebbero grande importanza nei Trionfi e nei Canti carnascialeschi. Nella commedia dell’arte, nata nella seconda metà del Cinquecento e fiorita nel secolo successivo, gli attori improvvisavano volta per volta mentre, con l’evolversi della civiltà, le maschere si personalizzarono e, a questi tipi fissi, rozzi protagonisti improvvisati, se ne aggiunsero altre, che con il Goldoni toccarono le vette più alte. Oltre alla figura del clown, nel tempo numerosi personaggi mascherati sono nati dalla fantasia di scrittori, autori di teatro e produttori cinematografici.

Ci riportano spesso alla nostra infanzia, quando mascherarsi significava partecipare alla vita del paese, alla piccola comunità dei compagni con il gioco organizzato insieme in strada. Giocare è anche inventare, costruire, socializzare; tutte queste cose sono rare in città, perciò si comprano più giocattoli ai piccoli o prodotti tecnologici di ultima generazione. I bambini tuttora tendono a mascherarsi, perché in questo modo riescono a trasformare il proprio essere incerto e debole in una personalità nuova e più adulta. Alle maschere tradizionali abbinano i nuovi beniamini, eppure Arlecchino, Pulcinella e Balanzone offrono ancora spunti efficaci per educare alla fratellanza e alla bontà.

 

di Rina Di Giorgio Cavaliere

 

 

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