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Falsi profili in rete

 

Nell’ambito de “Il maggio dei libri – caffè letterario” le scuole San Ciro di Foggia e il Centro Nazionale per la Bontà nella scuola hanno promosso un importante momento di partecipazione collettiva. Il 12 maggio alle ore 11,00 presso l’Auditorium San Ciro in video conferenza la Dirigente scolastica dott.ssa Lucia Magaldi ha condotto il dibattito nel corso del quale docenti e alunni hanno dialogato con la prof.ssa Adriana Merenda, autrice del testo: Fake (Falsi profili). L’opera della scrittrice si è rivelata uno strumento assai utile; non manca di aprire avvincenti interrogativi e giunge agli sviluppi più recenti di un dibattito, tutt’altro che concluso, sul ruolo della società, della famiglia e della scuola nel rapporto internet e minori.

Le diffidenze, le paure, le reazioni, le censure nei confronti dei media hanno una loro tradizione. C’è tutta una storia di decenni, ancora attuale, non risolta, se eventi di cronaca ci portano a considerarne attentamente la valenza e la pericolosità. Soprattutto i giovani sono sovraesposti e le statistiche ci dicono che si va verso un aumento di tale esposizione, che varia in relazione alle condizioni sociali ed economiche in cui essi vivono. Secondo Consumer Reports, sul social network in blu nel 2011 erano presenti 7,5 milioni di bambini al di sotto della soglia anagrafica consentita per legge; più di 5 milioni avevano meno di 11 anni.

Riteniamo sia molto grave questa esposizione continua e che la mancanza di una varietà di esperienze sia quello che più nuoce. L’avvento dei nuovi media ha comportato profondi mutamenti, qualcuno parla perfino di mutazioni antropologiche avvenute in tempi rapidissimi con conseguenti squilibri individuali e collettivi; ha creato in tutti, bambini e adulti, sia pure in maniera diversificata, altri mondi, differenti da quelli su cui poggiamo i piedi, ma allo stesso tempo importanti e vitali.

Da un confronto tra le conoscenze possedute da un ragazzo di oggi e quelle di un ragazzo di qualche generazione precedente, risulta che ci troviamo di fronte a conoscenze diverse, senz’altro quantitativamente superiori, e che è necessario distinguere i contenuti dal modo con cui gli stessi sono appresi. La mente dei nostri giovani è sommersa da una molteplicità di informazioni frantumate non solo perché diversificate, ma perché appartenenti a realtà diverse.

Soltanto un ingenuo potrebbe pensare di uscire da questa situazione con provvedimenti autoritari, in quanto i media sono portatori di una sorta di cultura comune, la cui ignoranza favorirebbe certamente processi di emarginazione a ogni età. Nel corso degli anni è stata avvertita la necessità d’introdurre norme giuridiche per tutelare i diritti dei cittadini nell’impiego delle nuove tecnologie; anche i grandi del settore Ict hanno profuso il loro impegno non solo per questioni legali, ma per rispondere a un’esigenza divenuta ormai inderogabile.

 

 

 

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di Rina Di Giorgio Cavaliere

 

 

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