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Santa Pasqua 2017

 

Le giornate FAI di primavera 2017 hanno fornito un valido, ulteriore contributo alla scoperta dei nostri tesori nascosti. Il recupero dei beni culturali, sappiamo, rappresenta la carta vincente per creare nuove forme di occupazione durevoli, per costruire uno sviluppo economico solido e compatibile con l’ambiente, per rafforzare il senso stesso della nostra identità.

Una “full immersion” nei beni culturali con un calendario ricchissimo di iniziative, che hanno avuto per protagonisti le vie, le strade, le piazze, i monumenti delle nostre città; per l’occasione si sono trasformati in esperti ciceroni anche gli studenti. Numerose sono state le visite guidate, condotte da esperti, a strutture solitamente chiuse che, per l’occasione, sono state aperte al pubblico e in tanti, inoltre, hanno studiato, conosciuto, adottato un monumento della loro città.

Mediante il contatto diretto con la natura ci rendiamo conto che, rimanendo alla superfice dell’osservazione, riusciamo a cogliere solamente un aspetto generale e parziale delle cose. Convinti della necessità di osservare attentamente il mondo che ci circonda, riusciremo a maturare il gusto estetico, ad afferrare quelle sfumature che, purtroppo, sfuggono alla maggior parte delle persone. Permane una fra le proposte del rinnovato approccio al patrimonio dell’antica saggezza, quale medicina per i mali che il nichilismo nelle sue svariate forme diffonde nel mondo attuale.

Valorizzazione e fruizione dei beni culturali, così da consolidare l’amore per la natura e per questa stagione, la primavera, che si caratterizza per le tonalità più dolci dell’anno, quelle che simbolicamente rappresentano la vita. Il simbolismo della Resurrezione è parte del grande quadro della primavera, di questa primavera dove la vita ancora una volta si rinnova, risorge come il Cristo.

L’esperienza del cristiano, osserva il teologo Alexander Schemann nel libro “Il mondo come sacramento”, non è ultraterrena, ma è terrena, pervasa dalla luce di Cristo. Con questa luce il cristiano trasforma i suoi programmi umani, tutte le sue decisioni e i suoi movimenti, fa di tutta la sua missione il sacramento del ritorno del mondo a Lui, che è la vita del mondo.

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di Rina Di Giorgio Cavaliere

 

 

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