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Come soffitto il cielo

 

I giochi di Rio 2016 hanno allietato e colorato gran parte di quest’estate; il prossimo appuntamento è atteso per il 2020 a Tokyo. I programmi della radio e della televisione, coinvolti anche i social network numerosi e di ultima generazione, in tempo reale hanno trasmesso immagini e notizie. La televisione, ritenuta responsabile per tanti motivi (persino un filosofo della levatura di Popper ha lanciato anatemi contro la TV), con questo evento ci ha portato ad assumere una posizione obiettiva, critica e a discutere sulla valenza positiva dei mezzi di comunicazione.

Le ventotto medaglie conquistate dagli atleti italiani sono state commentate in cronaca diretta, così le storie delle squadre e le imprese più esaltanti; nello stesso tempo sono stati evidenziati i problemi, le difficoltà, i sacrifici vissuti dai partecipanti per il raggiungimento di prestazioni di così alto livello. Il Ministero dell’Istruzione, in virtù dei numerosi successi ottenuti dai nostri atleti, per favorire l’importanza dello sport e dei suoi valori, ha stanziato centoquaranta milioni di euro; pertanto, nell’anno scolastico che sta per iniziare, saranno aumentate le risorse per lo sport nelle scuole. Ben conosciamo le mete educative di questa materia scolastica: la scoperta della dimensione valoriale del corpo e la costruzione di un’immagine del sé integrato. Il suo valore nella storia della persona e del gruppo, la maturazione di un atteggiamento costruttivo nel momento in cui si forma il primo abbozzo d’identità sociale.

Il dibattito sullo sport si sviluppa su tematiche ampie e complesse; ricordiamo che il progressivo passaggio dal dilettantismo al professionismo porta come conseguenza fenomeni quali il doping, il divismo, le degenerazioni del tifo. Il significato dello sport, dunque, permane quale patto sociale, la cui importanza cresce ogni giorno. Ci sarebbe da discutere sui fondamentali problemi che scaturiscono dalla cosiddetta civiltà dello svago; difatti lo sport può produrre i migliori o i peggiori effetti, a seconda che rappresenti un mezzo di cultura o, al contrario, un ritorno agli istinti di aggressività.

“La vista dello spettacolo della natura è nel cuore degli uomini; per vedere questo spettacolo, però, bisogna sentirlo e viverlo” (Rousseau). Dobbiamo tornare ai greci, che davano alle loro palestre come soffitto il cielo. Dobbiamo tornare ad amare e far amare il movimento, il gioco, lo sport, la cui storia parte da lontano: dalla fiaccola di Olimpia ai “ludi” del Colosseo, dalla caccia con il falcone attorno al castello medioevale al disinteressato dilettantismo dell’Ottocento borghese; via via sino a oggi come professione e come tifo. Allo stesso modo avere cura dello sport di domani, per il domani; non solo un gioco, ma un criterio per costruire un mondo in cui l’agonismo si risolva totalmente in spirito di fratellanza.                                

di Rina Di Giorgio Cavaliere

 

 

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