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La capacità comunicativa della musica

 

Nei significativi concerti di Natale (fra i tanti ricordiamo quello trasmesso dalla Basilica Superiore del Sacro Convento di Assisi), che le festività da poco trascorse ci hanno donato, abbiamo ricercato il contenuto del messaggio sonoro che gli autori volevano proporci attraverso l’abile orchestrazione della struttura musicale. Tali eventi sono stati da noi vissuti in atteggiamento di ascolto e non di semplice “consumo”, come accade di solito per le fonti sonore, consuete della nostra vita: canzoni, canzonette e slogan pubblicitari sul tema musicale natalizio.

Karl Marx ha scritto: «l’arte è la gioia più grande che l’uomo dà a se stesso». Parliamo del nostro senso estetico, che nella musica trova uno dei più fecondi mezzi espressivi. Ricolloca l’uomo al centro dell’universo, in positiva relazione con gli altri esseri viventi e con il resto del mondo, sublimando nella sfera estetica l’esperienza della comunicazione. E’ stato un lungo cammino, quello che ci ha condotto dal rozzo richiamo di caccia dell’epoca preistorica a questo tempo dell’omologazione, istituita a regola di vita, tramite congegni tecnologici sempre più sofisticati, che producono musica in tempo reale.

Noi concentriamo spesso l’attenzione non tanto sui singoli elementi, emergenti dall’ascolto di un brano musicale quanto sul senso globale che esso intende trasmettere, cosa che non potrebbe realizzarsi, se non ci fosse quella figura intermedia che si pone fra il compositore e l’ascoltatore, come momento di raccordo tra gli altri strumenti musicali. Ha il compito di rispettare il tema melodico principale, il ritmo, l’andamento dinamico oltre al senso globale della composizione ispiratrice di segno grafico (forma e cromatismo) e al movimento corporeo.

Risulta evidente, con tale spirito di collaborazione e con il crescente entusiasmo consecutivo, l’intensa capacità di socializzazione che un concerto è in grado di determinare: l’armonia finale è il risultato della partecipazione di tutti. La dimensione sociale è fondamentale in ogni esperienza umana. Si rinnova nella continua scoperta che l’«io» fa dell’«altro», quando mira a un riconoscimento della differenza non solo come dimensione esistente e dunque possibile, ma come valore, alterità dialogica e comunicazione praticabile. Dipende da noi interpretare i significati musicali, che emozionalmente ci conducono a una medesima dimensione dello spazio e del tempo comunitario nel quale, altrimenti, consumeremmo indifferenti e isolati la nostra quotidianità.

di Rina Di Giorgio Cavaliere

 

 

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