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Cultura e potere

 

Di certo pochi, se paragonati al gran numero degli studenti italiani, sono in grado di usare il latino come strumento di lettura; perciò perde cultori di anno in anno ed è vicino il momento in cui la gran massa dei licenziati conoscerà poco o nulla del vasto patrimonio dal quale è filtrata gran parte della civiltà occidentale.

Con il termine “classis” i Latini indicavano ogni insieme ordinato (cittadini di uno steso censo, la flotta); con il crollo dell’Impero romano anche la parola sparì dall’uso comune. Si pensi al Medioevo in cui le due classi antagonistiche, i nobili dominanti e i contadini dominanti, partecipavano non di meno di una estraneità alla cultura di tradizione scritta, rappresentata dai chierici e prerogativa della Chiesa.  Riemergerà in seguito come parola dotta, per tradurre le parole italiane e francesi derivate da “classis”.

L’insegnamento scolastico, difatti, sarà riorganizzato completamente solo nel tardo Medioevo. Prima intorno al maestro stavano alunni di ogni età e grado di preparazione; egli insegnava a tutto il gruppo, adattando ai singoli la sua esposizione. Con l’Umanesimo, l’insegnamento si riordina; si formano gruppi distinti di studenti aventi la stessa età e lo stesso livello di preparazione, ciascun gruppo con il suo maestro. A questi gruppi omogenei ordinati è dato il nome che i latini avevano adoperato per le varie categorie di cittadini: classi.

Quando si svilupperanno le nuove scelte descrittive e sperimentali, i grandi scienziati del Seicento si serviranno del vecchio vocabolo per denotare gli insieme di animali e di piante in quanto raccolti scientificamente e razionalmente. Nascerà così l’uso di classe in zoologia e botanica, parole e verbi come classificazione e classificare. Nel Settecento il vocabolo torna ad applicarsi alla realtà sociale; gli economisti del Settecento e del primo Ottocento parlano di classi di persone, lavoratori, produttori, ossia gruppi che, dentro una stessa società, si distinguono gli uni dagli altri in virtù della stessa funzione.

Ancor oggi noi diciamo che in una società ci sono diverse classi sociali, che le classi hanno tra loro vario rapporto in fatto di ricchezza, di dominio nei mezzi di produzione e nella cultura, di potere politico . . . Fra le caratteristiche essenziali del potere reale nelle società classiste vi è la tendenza all’assolutezza, alla necessità di sussumere ogni aspetto della totalità sociale, tramite il potere della cultura. Pur con il trionfo dei media il controllo, sempre più minoritario dell’élites culturale, continua a essere segno di dominanza sociale. Di qui discende l’assoluta necessità di continuare non solo a frequentare il mondo della cultura, ma di estendere le competenze, che permettono di accedervi direttamente anche per combatterne l’egemonia sociale.

di Rina Di Giorgio Cavaliere

 

 

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