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Agcom. Il Regolamento della discordia

 

        Entra in vigore il 31 marzo 2014, ma è già da tempo che il regolamento Agcom sul diritto d'autore solleva un polverone di polemiche. Adesso è stato presentato anche un ricorso al Tar del Lazio.

        Dopo mesi di discussioni e di prese di posizione contrastanti, a pochi giorni dall'entrata in vigore, è arrivata la notizia di un sonoro, quanto ufficiale, dissenso dal regolamento Agcom.
Si tratta del ricorso al Tar del Lazio promosso dall'Associazione nazionale stampa online (Anso), dalla Federazione dei media digitali indipendenti (Femi) e dalla Open media coalition, che ha l'obiettivo di stabilire se la delibera 680/13/Cons del 12 dicembre 2013, con regolamento allegato, sia legittima o non.
L'interesse esplicito dei ricorrenti non è quello, falsamente polemico, di tutelare i ladri di proprietà intellettuale, cioè i cd. “pirati”, ma di evitare che le posizioni giuridiche sulle violazioni del copyright in Rete vengano discusse in Parlamento e non da un'autorità amministrativa, che agisce in tempi brevissimi e con una stringata istruttoria.

          Ma partiamo dall'inizio. Il regolamento è uno strumento che dà la possibilità all'Agcom di chiedere a un provider di rimuovere il materiale protetto dal diritto d'autore, che venga ovviamente utilizzato da un terzo soggetto, senza le necessarie autorizzazioni.
Per capirci, si rivolge a quelle situazioni in cui, per esempio, venga messo da un qualsiasi utente su YouTube un video di un artista, che non abbia concesso la relativa autorizzazione.
Per evitare di creare troppe polemiche, il regolamento non si occupa degli utenti finali, che fruiscono delle opere facendo il download o lo streaming, e nemmeno delle applicazioni e dei programmi di file-sharing. Sarebbe stato, effettivamente, un po' troppo; un obiettivo troppo ambizioso e foriero di polveroni legali ancora più irritanti.

        Come insegnano nei migliori libri di tecniche di comunicazione, le cose brutte e negative vengono inserite nel mezzo; all'interno di una serie di annunci e disposizioni.
All'inizio del regolamento l'Agcom inserisce un capo relativo alle “misure per favorire lo sviluppo e la tutela delle opere digitali”. Sicuramente si tratta di un incipit encomiabile, nel quale si traduce l'interesse dell'Autorità a promuovere l'educazione degli utenti alla legalità, per quanto riguarda le cose digitali. Come accade solitamente in Italia, si istituisce l'ennesimo comitato-gruppo di lavoro, che questa volta si chiama “Comitato per lo sviluppo e la tutela dell'offerta legale di opere digitali”. In questo Comitato siedono da un lato i rappresentanti di autori, artisti, editori, ecc. e, dall'altro, un rappresentante per ciascuno di organismi, quali Siae, Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale, Nucleo speciale per la radiodiffusione e l'editoria della Guardia di Finanza, ecc.
Alla fine del testo viene introdotto un altro capo, relativo alle “disposizioni relative alla tutela del diritto d'autore sui servizi di media”. Si tratta, in buona sostanza, dell'iter che l'Agcom attiva nel momento in cui giunga un'istanza sulla violazione del diritto d'autore di un programma audiovisivo o radiofonico. L'iter può terminare con la diffida o con un'archiviazione.

          Ciò che interessa maggiormente è la parte che sta in mezzo: il Capo III.
Si può affermare con assoluta tranquillità che, se qualche programma televisivo venisse fatto in violazione delle norme sul copyright, vi sarebbe un'ufficio legale già pronto a tutelare i diritti del produttore televisivo che si sentisse leso.
Diverso è il caso di un determinato materiale che venga messo on line da un soggetto, il quale non ha alcun diritto di metterlo in Rete, perché si trova semplicemente ad avere la disponibilità di mezzi tecnologici (leggasi YouTube, per esempio). Di questo si occupa il Capo III, cioè della tutela del diritto d'autore sulle reti di comunicazione elettronica. Qui si annida il più grosso problema per i titolari di diritti d'autore, le cui opere vengono copiate e ricopiate infinite volte sulle piattaforme di social network, soprattutto.
          La norma afferma che quel soggetto (autore o editore) possa presentare istanza all'Autorità per chiedere che venga rimossa l'opera dal YouTube di turno. Direttamente. Senza che venga adita alcuna autorità giudiziaria, ma semplicemente facendo un'istanza all'Agcom, la quale girerà la richiesta all'uploader (chi ha caricato l'opera, cioè l'utente) e al prestatore di servizi. Sicuramente il primo non se ne importerà molto, se mai venisse individuato; il secondo, cioè il “famoso” prestatore di servizi, invece, essendo un soggetto professionale, cioè colui il quale tiene su un servizio di hosting oppure il provider stesso, sarà facilmente individuato.
        L'Agcom potrà indicare il materiale specifico da rimuovere oppure, nel caso di una moltitudine di opere, potrà chiedere di disabilitare totalmente l'accesso a un sito italiano. Questa disabilitazione è prevista, invece, per i portali con sede all'estero.
I provider hanno tre giorni di tempo per agire, altrimenti vanno incontro a multe addirittura fino a 250mila euro.
        La procedura ordinaria ha un iter temporale di 35 giorni, ma, se si tratta di segnalazioni provenienti da associazioni di titolari dei diritti o dalla Siae oppure ancora se si tratta di una violazione a scopo di lucro, i tempi vengono abbreviati a ben 12 giorni.
In questo quadro abbastanza inquisitorio, quelli che se la passeranno male sicuramente saranno i provider. Per questi, infatti, non vi è neppure la (seppur minima) consolazione che vi siano misure sanzionatorie per chi fa richieste di rimozione totalmente infondate. Inoltre, qualora venga bloccata la procedura Agcom con un ricorso al giudice ordinario, i provider dovrebbero affrontare un processo, che non sarà né veloce né economico, senza essere sufficientemente supportati da controprove valide; sul Web, infatti, le informazioni sfuggono veloci e si lascia il provider con il “cerino in mano” senza la possibilità di coinvolgere i veri soggetti responsabili della violazione: gli utenti.

di Gerardo Antonio Cavaliere

 

 

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