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A dicembre, al cinema

 

       È divenuta una consuetudine, ormai consolidata nel periodo natalizio, per le emittenti televisive e i quotidiani  quella di promuovere l’uscita di alcuni film di nuova produzione con le parole: “A dicembre, al cinema”.   
      Si dice che oggi siano le immagini a rappresentare il nuovo orizzonte del conoscere e che le stesse, di cui è popolato il nostro mondo, siano privilegiabili e più creative; benché il linguaggio iconico fissi, chiuda i fatti come sono raccontati e li consegni, già definiti alla percezione più che all’analisi concettuale; la narrazione libraria, invece, lascia i fatti alla ricostruzione mentale del lettore e alla sua piena capacità immaginativa.
         Nel 1895, lo stesso anno in cui i fratelli Lumière mettono a punto il loro cinématographe, Gabriele D’Annunzio in un’intervista individua sia nella dama, che legge in salotto, sia nella plebea, che legge nella sua bottega, lo stesso desiderio di sognare, di uscire dalla mediocre realtà, per vivere una vita più fervida e più complessa. Lo spettatore cinematografico, con la visione del film, desidera realizzare le medesime attese delle lettrici dannunziane.
         Il cinema possiede un’innegabile vocazione narrativa, ereditata dalla letteratura romanzesca, ma siamo lontani dal 1908, allorché esce dai confini dell’attualità, del documentario e racconta, elabora storie, partendo da un testo narrativo di alta letteratura; compaiono sugli schermi italiani i primi due film tratti da testi letterari: “I promessi sposi” (A. Manzoni) e “La sepolta viva” (F. Mastriani).
        Il percorso della cinematografia dagli esordi agli anni Trenta, durante i quali si preferisce una produzione d’intrattenimento in linea con la cultura del regime fascista, al neorealismo del dopoguerra approda, in virtù di una tecnologia molto avanzata, alla produzione contemporanea, al Cinema Store per un pubblico maggiormente variegato: romanzi e racconti, opere narrative o drammatiche, ma anche soggetti originali d’intrattenimento provenienti dal fantastico, dalla commedia e dal mondo d’animazione per i piccoli.
        I prestiti che il cinema ha contratto con la narrativa italiana e internazionale mettono in luce un quadro completo e complesso, ricco di sfaccettature, il quale chiama in causa non più solo la storia letteraria, ma anche la sociologia della cultura; nel contempo lascia intravedere un panorama di certo più composito di quanto appaia a prima vista, su cui numerosi esperti e cultori del settore si soffermano con programmi televisivi mirati e apprezzabili pubblicazioni.

 

di Rina Di Giorgio Cavaliere

 

 

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