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Faust tra mito e leggenda

 

Cari amici e amiche,

la maggior parte di noi conosce il mito di Faust, ma se qualcuno di voi non ne ha mai sentito parlare, seguitemi e conoscerete come il mito di Faust ha avuto un enorme successo sia nella letteratura che nell’arte. Non è solo il patto col diavolo che ha sempre affascinato, quanto piuttosto le infinite possibilità che si aprono quando si va oltre i limiti intellettuali e fisici dell'uomo. E’ bene o male se l'uomo vuole dalla vita più di quello che gli dà la natura? É lecito che l'uomo voglia, con l'intelletto e con la sua scienza, dominare tutto, anche i segreti più nascosti del mondo.
«Ahimé! Ho studiato a fondo e con ardente zelo filosofia, giurisprudenza, medicina e anche teologia. Eccomi qui, povero pazzo, e ne so quanto prima!». Goethe, riprendendo il soggetto di una leggenda popolare molto diffusa in Germania, trasformò la figura di uno studioso che vende la propria anima al diavolo in cambio di giovinezza, sapienza e potere nel simbolo della grandezza dell’uomo, nella sua instancabile ricerca della verità e aspirazione verso l’assoluto.
La leggenda di Faust ha origine nella tradizione popolare tedesca. Qualcuno la fa risalire ad un uomo realmente vissuto nel XVI secolo che praticava la magia e l’alchimia e che si diceva avesse acquisito le sue conoscenze grazie ad un patto col diavolo. Quasi certamente si tratta di un personaggio storico, un certo Johannes Faustus vissuto all’incirca nei primi decenni del Cinquecento in terra tedesca, all’epoca di Lutero durante la riforma protestante che stava scuotendo l’Europa. Sporadiche testimonianze durante la prima metà del secolo ne riportano la presenza in luoghi sempre diversi, incessantemente perseguitato dalla legge. Si definiva negromante, astrologo, mago, chiromante, veggente; con ogni probabilità non era che un ciarlatano dalle doti medianiche e suggestive notevoli. Si racconta che al tentativo di conversione di un francescano avrebbe rifiutato dichiarando di aver ormai firmato un patto inviolabile con il Diavolo. Nella notte di Venerdì Santo forse del 1540 Faustus trova la morte in un modo violento nei pressi della città di Staufen. Si rafforza così fra la gente il sospetto che egli abbia stretto un patto con il diavolo. Tutta la sua vita si circonda di mistero e diventa ben presto leggenda.
Per ottenere conoscenza e potere al di là dei limiti stabiliti dalle facoltà umane, Faust firma con il Diavolo un patto: cedendogli l’anima ottiene i suoi servizi per i successivi ventiquattro anni. Per 24 anni il dottor Faustus viaggia per tutta l’Europa, conducendo una vita di piaceri, divertimenti e avventure, finchè allo scadere del patto, in una terribile notte di tempesta, il diavolo si prende la sua anima e il corpo di Faust viene trovato penosamente straziato. Il finale è dunque tragico. Faust sente il bisogno di conoscere i segreti meccanismi che regolano la vita, ma proprio per questo viene punito. Alla conclusione della tragedia, dopo aver conosciuto l’amore, i piaceri terreni, il potere, Faust si dedica alle grandi opere di trasformazione della terra, prosciugando insalubri paludi con canali e dighe grandiose. Il tempo trascorre fino ad una sua nuova estrema vecchiaia. Punto focale del contratto è: che la morte, con conseguente perdizione, potrà avvenire solo quando Faust si facesse raggiungere dalla pigrizia e dal compiacimento di sé, quando per prolungare la bellezza e il piacere dell’istante desiderasse fermarsi in esso. Non è l’appagamento che Faust cerca, a dominarlo è soltanto il desiderio di conoscere ogni cosa, di penetrare la vita nella sua essenza e nella sua verità più segreta, la continua tensione verso nuove mete, l’aspirazione a superare ogni limite. Ecco perché Faust cade riverso e Mefistofele viene a prendere ciò che crede gli spetti: la sua anima. Ma scendono dal cielo gli angeli che trasportano in alto Faust, un uomo che ha peccato ma ha lottato per progredire, e quindi merita di essere salvato. «Chi si affatica tendendo sempre verso la meta, può essere da noi redento.» Il diavolo tenta di afferrare la sua preda, ma compie inutili salti, bloccato nella sua goffa animalità.

 

di Emy Dell'Aquila

 

 

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