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Automobilisti, motociclisti, ciclisti e pedoni

 


           La circolazione stradale costituisce un’impressionante fonte di rischio per tutti: automobilisti, motociclisti, ciclisti e semplici pedoni. La giornata mondiale in ricordo delle vittime della strada, istituita nel 2005 dall’Assemblea generale dell’ONU con l’intento di sollecitare l’attenzione pubblica sul dramma degli incidenti stradali, ha portato alla nostra attenzione questo grave problema sociale. Nella circolazione stradale si è isolati alla guida del proprio mezzo e si tende a eludere le norme, causando un gran numero d’incidenti che rendono le nostre strade simili a un campo di battaglia. Difatti l’istituzione della Giornata intende anche rammentare ai governi e alle società la responsabilità collettiva di questa “guerra silenziosa”.

Le cifre sono impressionanti: ogni anno oltre un milione di persone rimane vittima di incidenti stradali e ancora più elevato è il numero di chi rimane invalido. Rispetto al 2009, si è riscontrata una leggera diminuzione del numero degli incidenti e dei feriti e un calo più consistente del numero dei morti (-3,5%). L’Unione Europea, nel Libro Bianco del 2001, prevedeva la riduzione della mortalità del 50% entro il 2010 e l’Italia ha raggiunto una diminuzione del 42,4% dei morti, valore in linea con la media europea. Spesso non riconosciamo e non ricordiamo dove sta il pericolo, come per la ricorrente e impegnativa manovra di frenatura durante la guida. L’esigenza vitale nella distanza di sicurezza tra i veicoli in movimento è tanto importante da indurre alcune ditte produttrici a dotare i nuovi modelli di autovetture del dispositivo “Tempomat  con Distronic”, che tiene costante la distanza di una vettura rispetto a quella che la precede e avverte elettronicamente il guidatore.

La meccanica è entrata a far parte del nostro mondo; i concetti di spazio, tempo, forza, velocità sono parte di essa. In tempi più recenti il termine accelerazione è stato riferito alle autovetture per l’incremento della meccanizzazione di massa. Possiamo non comprendere problemi e sistemi meccanici complessi, pur dovendoli usare, qualunque sia la complessità del mezzo, ma, una volta imparato a manovrarlo, riteniamo facile capire il suo rapporto con l’ambiente naturale. Ci riferiamo al senso comune, all’insieme di convinzioni o modi di vivere con cui regoliamo i nostri comportamenti nelle relazioni interpersonali e nei confronti del mondo che ci circonda. La scienza e la tecnica non possono essere in contrasto con il senso comune, alle cui insufficienze si fa fronte con la presenza di tecnici, con la formazione e l’imposizione di dispositivi e norme di sicurezza: conoscere il codice della strada, curare l’efficienza del mezzo su cui si viaggia, consolidare le abilità di guida, non scambiare la strada per una pista.

Le ragioni per cui non si tiene un comportamento stradale corretto sono diverse, ci riportano anche all’assunzione di alcool e droghe; in particolare per i giovani sono date dal fascino del rischio, dalla voglia di mettersi in mostra e dal bisogno di sperimentare quale sia il limite delle proprie capacità. Correre velocemente può essere un modo per farsi notare, per valorizzare le qualità del mezzo e, contemporaneamente, le proprie. Per tenere nella strada un comportamento adeguato, occorre essere dotati delle abilità psico-motorie necessarie ad assumere un atteggiamento equilibrato. Tutto ciò ci riporta a quello che chiamiamo buon senso, ci sembra che sia la medesima cosa: comune, perché di tutti, e buono perché tende al bene.

 

di Rina Di Giorgio Cavaliere

 

 

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