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OGNI GIORNO, OGNI ORA

 

Carissimi,

quanto può essere forte l’amore che lega due persone? Quanto si è disposti a sacrificare per dedicarsi anima e corpo all’altro? In questo romanzo l’autrice cerca di dare un risposta a queste due domande.
Il rapporto di Luka e Dora è di quelli indissolubili, che valicano i confini, che superano gli ostacoli e che resistono a qualsiasi tipo di difficoltà il destino decida di frapporre tra i cuori dei due innamorati.
Secondo l’autrice  una storia d’amore è tale solamente nell’alternanza tra sofferenza e felicità, tra passione travolgente e inganni dolorosi,  e su questi pensieri che  Natasa Dragnic ha ordito  la storia dei due protagonisti. Magistralmente raccontata  riesce a calamitare l’attenzione del lettore sottoponendolo a continui colpi di scena. Un’opera prima che dimostra il valore di una scrittrice di sicuro talento.
Trama
Luka incontra Dora per la prima volta quando sono bambini piccoli e da quel momento in poi diventano inseparabili. Giocano insieme, mangiano il gelato, guardano le nuvole e passano tutto il tempo uno nella mano dell’altra. Un giorno però, come ogni storia d’amore che si rispetti, Dora parte con i suoi genitori e si trasferisce a Parigi. A quel punto i due bambini si separano ma i loro cuori continuano a battere l’uno per l’altra. Da quel momento in poi le loro vite si separano solamente per permettere al destino di farli incontrare in maniera casuale quando i bambini sono diventati adulti e quando il loro amore può essere dimostrato e vissuto appieno.
 Dal libro
“È incredibile.”
“Cosa?”
“Essere qui.”
“Perché?”
“Dopo tutti questi anni.”
“È bello.”
“Come ritornare a dormire nel proprio letto dopo un lungo
viaggio.”
“Già.”
“O riscoprire un sapore dell’infanzia.”
“Un lecca-lecca rotondo. Bianco.”
“Con un disegno in mezzo.”
“E i bordi colorati.”
Una cascata di ricordi. Una piccola camera d’albergo nella calura
estiva. Pini sotto cui cercare riparo. Un eccesso di luce. Quando
si hanno dei segreti. Quando non si vuole essere disturbati.
Quando chiunque altro è di troppo. Quando si sta meglio nella
penombra. Quando dal letto si riesce a toccare ogni angolo della
stanza.
“Qui non è cambiato quasi niente.”
“Trovi?”
“Ti ho ancora davanti agli occhi.”
“Ma senza capelli grigi e senza bastone.”
“Come stai?”
“Ho ancora gli incubi, ma solo ogni tanto.”
“Bene.”

di Giusy Carbonaro

 

 

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