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Emozioni in gioco


di Rina Di Giorgio Cavaliere

Le nuove tecnologie hanno modificato la vita familiare, i rapporti interpersonali, l’uso del tempo libero e la comunicazione verbale. In questi ultimi due anni, si può ben dire, è cambiato il mondo; causa Covid i ritmi della vita urbana, la modalità lavorativa delle persone, la minore sicurezza delle città hanno ulteriormente disincentivato molte forme di vita sociale. Per quanto riguarda in particolare i bambini, si è progressivamente segnalato soprattutto il rischio di un’abitudine alla inattività, alla sedentarietà. Una forma di passività che consiste nel sedersi e aspettare che dalla scatola magica emerga la realtà virtuale, a fronte dell’esperienza attiva, in particolare del gioco o di quella connessa con l’interazione reale della vita sociale. Il bambino porta il proprio vissuto, costruito secondo le modalità di funzionamento dell’ambiente familiare e delle proprie capacità relazionali. Alcuni iniziano con fatica e diffidenza, concedendosi poco a poco a giochi e relazioni che li portano su un piano di equilibrio.

Il gioco lascia molto spesso il posto al giocattolo complesso e tecnologico; riteniamo necessario, pertanto, che in ambito educativo si faccia lo sforzo di riportarlo alla sua semplicità e all’utilizzo di materiali che offrono lo stimolo per lo sviluppo della fantasia e della creatività. Parliamo anche delle motivazioni e delle abitudini dei ragazzi, impegnati sempre meno nel gioco spontaneo, valido per sperimentare e comprendere in libertà il proprio ruolo. Nel gioco di gruppo tradizionale assume maggiore importanza la condivisione delle regole, la consapevolezza degli scopi, il controllo dell’azione, ma inevitabilmente la società si trasforma, gli ambienti mutano. Rispetto ai coetanei delle generazioni precedenti, si rivolgono a una pratica ludico-motoria lontana dalle tradizioni popolari, dai giochi appresi in famiglia. Attività che favoriscono e stimolano esperienze funzionali, relazionali e cognitive positive alla costruzione dell’io e rappresentano, in più, un utile terreno di riflessione.

Molti giochi o giocattoli, risalgono ad antiche civiltà e sono comuni a culture diverse; ad esempio le bambole hanno mantenuto nel corso dei secoli il ruolo di giocattolo privilegiato e hanno accompagnato l’evoluzione storica dell’umanità. I manufatti più elaborati sono stati rinvenuti in Egitto e risalgono al II millennio a. C. I sistemi di civiltà con le loro costituzioni e relazioni reciproche, attraverso le religioni, le credenze, i sistemi della vita culturale e materiale, rendono possibile una visione globale del passato e del suo rapporto con il presente. E’ importante, perciò, soffermarsi sul rinnovato interesse verso la bambola Barbie e sulla recente notizia di una sua edizione fedelmente ispirata alla figura della regina Elisabetta II nella tradizione delle precedenti figure storiche femminili, leader del loro tempo; inoltre sul film in programmazione dal titolo “Barbie”, diretto da Greta Gerwig, la cui uscita è prevista per il 2023. Da giocattolo simbolo di perfezione e di bellezza femminile, si è trasformata gradualmente (la sua prima comparsa risale al 1959) in uno strumento comunicativo, contenitore di finalità culturali e civili, certamente molto di più, ma anche qualcosa di diverso rispetto al passato.

 


 
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