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La Santa Pasqua, luce del nostro cammino


di Rina Di Giorgio Cavaliere

     L’educazione estetica è un qualcosa che non si risolve nella scuola, ma lo scopo è di porre un inizio nell’età in cui siamo aperti alle sollecitazioni, ci poniamo domande, cerchiamo la verità e un senso per la nostra vita. L’occasione di alcune visite d’istruzione è la possibilità di un iniziale incontro con l’opera d’arte sia di architettura, che di scultura e pittura, spesso legata ai luoghi di culto e della vita cristiana, innanzitutto testimoniata da edifici e opere monumentali presenti in ogni angolo d’Italia. 

   Il cristianesimo si è espresso attraverso l’arte e questo fin dagli albori, come si evince dagli affreschi delle catacombe e delle prime chiese. Roma, la città dei papi, è nel ‘500 il centro in cui esercitano il loro genio numerosi artisti. Nel 1506 è posta la prima pietra della basilica di San Pietro e, per tutto il secolo, la città vive come un enorme cantiere impegnato nella costruzione di nuove chiese, palazzi pubblici, ville. Il gusto del bello, teorizzato dagli artisti del Rinascimento, lo ritroviamo nei pittori del tempo che rappresentano la scena della Crocifissione sullo sfondo di cieli azzurri e di paesaggi pieni di luce. “Il bello – talvolta chiamato forma – è come la luce dell’opera d’arte. Il bello risplende, operando una sintesi, unica nel suo genere, di verità e di bene” (J. Tischener, Etica della Solidarietà). 

    Nella sua “Lettera agli artisti” del 4 aprile 1999 il sommo pontefice Giovanni Paolo II, rivolgendosi accoratamente agli artisti carissimi, li invita a fare della bellezza la ragione della loro missione, “cifra del mistero e richiamo trascendente”, perché a contatto con le opere d’arte “l’umanità di tuti i tempi – anche quella di oggi – aspetta di essere illuminata sul proprio cammino e sul proprio destino”. La bellezza è il cuore stesso di Dio, una bellezza che comprende l’umanità in tute le sue dimensioni; molto più di un puro fatto estetico; nasce e si alimenta nell’Incarnazione, abbraccia il dolore e la gloria, la Croce e la Resurrezione. Il mistero cristiano coniuga in modo estremo vita e morte, sofferenza e felicità nel segno della salvezza. I cristiani leggono nella Pasqua la vittoria definitiva della vita. Il dono totale di sé è possibile a colui il quale ricerca la comunione spirituale con Gesù e nella con-passione col Cristo vive, secondo uno spirito nuovo, anche la dimensione terrena e struggente del dolore causato dall’attuale emergenza sanitaria.

 


 
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