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Giornata internazionale violenza contro le donne


di Gerardo Leone

Foggia, 25 novembre 2021.

“Anche a Foggia i Centri Antiviolenza svolgono con impegno il proprio lavoro di ascolto e presa in carico delle donne che denunciano violenze – afferma –. Ma tante che non hanno lavoro temono che uscire dall’ambito famigliare significhi cadere in una condizione di povertà. Allora le istituzioni devono far conoscere di più e meglio una misura come il Reddito di libertà, disponibile per quelle donne che hanno denunciato soprusi. Serve assieme immaginare percorsi di formazione per l’inserimento lavorativo, anche prevedendo qualche canale privilegiato per chi non ha condizioni di sussistenza. Servono misure di prevenzione, tutela e contrasto a partire anche dai luoghi di lavoro, dove la condizione di ricatto di un reddito è un altro strumento su cui fanno leva gli aguzzini. Così come il riconoscimento della cittadinanza a tante lavoratrici straniere che senza sono costrette a subire soprusi e restare in silenzio, pena perdere il proprio status”.
Foggia, 25 novembre 2021.
“La Giornata internazionale contro la violenza alle donne deve sempre più riempirsi di atti concreti, strumenti che da un lato siano in grado di prevenire ogni forma di violenza e discriminazione, dall’altro forniscano supporto a chi – vittima di soprusi e vessazioni – ha bisogno di una rete di sostegno psicologico e materiale per affrancarsi dal proprio aguzzino”. È questo il messaggio che lancia il segretario generale della Camera del Lavoro Territoriale di Foggia, Maurizio Carmeno, in occasione della ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite dal 1999 per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema delle violenze di genere.

“Vogliamo auguraci che l’attenzione delle istituzioni – la segretaria provinciale della Cgil di Foggia con delega alle Pari Opportunità, Loredana Olivieri - sia costante e vada oltre giornate pur importanti come questa”. Per la Cgil “in uno scenario che vede quasi sempre la violenza consumarsi dentro l’ambito famigliare o nella relazione di coppia, fenomeni evidentemente figli di una cultura patriarcale e proprietaria dell’uomo sulla donna, sono necessari interventi educativi che però richiedono tempi lunghi affinché quella cultura sia estirpata. Vanno insieme immaginate misure fattive di sostegno alle donne che vogliono spezzare legami tossici ma che vivono con paura la condizione di mancanza di autonomia”. Perché, ricorda Olivieri, le donne “su cui poggia per larga parte il lavoro di cura pagano due volte, avendo maggiori impedimenti nel coniugare tempi di vita e tempi di lavoro, anche a causa della mancanza di servizi pubblici adeguati: lavorano in misura minore, se lavorano in molti casi sono costrette per necessità spesso se vedono imporre un rapporto di lavoro part time.”.

“Anche a Foggia i Centri Antiviolenza svolgono con impegno il proprio lavoro di ascolto e presa in carico delle donne che denunciano violenze – afferma –. Ma tante che non hanno lavoro temono che uscire dall’ambito famigliare significhi cadere in una condizione di povertà. Allora le istituzioni devono far conoscere di più e meglio una misura come il Reddito di libertà, disponibile per quelle donne che hanno denunciato soprusi. Serve assieme immaginare percorsi di formazione per l’inserimento lavorativo, anche prevedendo qualche canale privilegiato per chi non ha condizioni di sussistenza. Servono misure di prevenzione, tutela e contrasto a partire anche dai luoghi di lavoro, dove la condizione di ricatto di un reddito è un altro strumento su cui fanno leva gli aguzzini. Così come il riconoscimento della cittadinanza a tante lavoratrici straniere che senza sono costrette a subire soprusi e restare in silenzio, pena perdere il proprio status”.
deve sempre più riempirsi di atti concreti, strumenti che da un lato siano in grado di prevenire ogni forma di violenza e discriminazione, dall’altro forniscano supporto a chi – vittima di soprusi e vessazioni – ha bisogno di una rete di sostegno psicologico e materiale per affrancarsi dal proprio aguzzino”. È questo il messaggio che lancia il segretario generale della Camera del Lavoro Territoriale di Foggia, Maurizio Carmeno, in occasione della ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite dal 1999 per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema delle violenze di genere.

“Vogliamo auguraci che l’attenzione delle istituzioni – la segretaria provinciale della Cgil di Foggia con delega alle Pari Opportunità, Loredana Olivieri - sia costante e vada oltre giornate pur importanti come questa”. Per la Cgil “in uno scenario che vede quasi sempre la violenza consumarsi dentro l’ambito famigliare o nella relazione di coppia, fenomeni evidentemente figli di una cultura patriarcale e proprietaria dell’uomo sulla donna, sono necessari interventi educativi che però richiedono tempi lunghi affinché quella cultura sia estirpata. Vanno insieme immaginate misure fattive di sostegno alle donne che vogliono spezzare legami tossici ma che vivono con paura la condizione di mancanza di autonomia”. Perché, ricorda Olivieri, le donne “su cui poggia per larga parte il lavoro di cura pagano due volte, avendo maggiori impedimenti nel coniugare tempi di vita e tempi di lavoro, anche a causa della mancanza di servizi pubblici adeguati: lavorano in misura minore, se lavorano in molti casi sono costrette per necessità spesso se vedono imporre un rapporto di lavoro part time.”.

“Anche a Foggia i Centri Antiviolenza svolgono con impegno il proprio lavoro di ascolto e presa in carico delle donne che denunciano violenze – afferma –. Ma tante che non hanno lavoro temono che uscire dall’ambito famigliare significhi cadere in una condizione di povertà. Allora le istituzioni devono far conoscere di più e meglio una misura come il Reddito di libertà, disponibile per quelle donne che hanno denunciato soprusi. Serve assieme immaginare percorsi di formazione per l’inserimento lavorativo, anche prevedendo qualche canale privilegiato per chi non ha condizioni di sussistenza. Servono misure di prevenzione, tutela e contrasto a partire anche dai luoghi di lavoro, dove la condizione di ricatto di un reddito è un altro strumento su cui fanno leva gli aguzzini. Così come il riconoscimento della cittadinanza a tante lavoratrici straniere che senza sono costrette a subire soprusi e restare in silenzio, pena perdere il proprio status”.


 
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