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Scuola e povertà educativa infantile.
Mastrangelo: “con il progetto Sampei è migliorato l’autocontrollo e la capacità di autocorrezione


di Francesca Lombardi

Foggia, 22 febbraio 2021.

“Grazie al progetto Sampei è stato riscontrato un miglioramento dell’autocontrollo e della capacità di autocorrezione con conseguente aumento dell’autostima degli alunni con disabilità, adottati e con Bisogni educativi speciali (Bes). Nonostante l’interruzione dovuta alla pandemia, grazie alla cooperazione che è alla base del sistema scolastico dell’Assori, l’intero gruppo classe, allenato a condividere strumenti e momenti didattici, ha contribuito, ugualmente con la Dad, alla riuscita del progetto”. È quanto afferma Costanzo Mastrangelo, presidente dell’Assori onlus di Foggia (Associazione per la promozione socio-culturale sportivo dilettantistica e la riabilitazione dell’handicappato) e medico pediatra. Realizzato con il contributo della “Fondazione Puglia”, il progetto sperimentale “Sampei” (Sviluppo di un approccio multidimensionale contro la povertà educativa infantile) è stato avviato all’Assori il 28 settembre 2019, e ha coinvolto 21 minori di età compresa tra i 6 ed i 10 anni, e in particolare: 13 minori disabili, 2 minori con bisogni educativi speciali (Bes), 5 minori stranieri adottati da famiglie di Foggia e con difficoltà di inserimento, 1 minore proveniente da famiglia in stato d’indigenza. Il progetto, che aveva l’obiettivo di comprendere quale sia il metodo di apprendimento più semplice ed efficace per ogni bambino, ha avuto una durata complessiva di poco più di un anno e ha previsto una valutazione intermedia ed una finale.
“Sono molto incoraggianti i dati conclusivi del progetto sperimentale “Sampei”, a più di un anno dall’avvio nella scuola Assori – dichiara Mastrangelo -. L’obiettivo del progetto è stato raggiunto L’utilizzo del potenziamento cognitivo è servito come stimolo per diffondere modalità altamente strategiche di recupero, rinforzo e potenziamento delle risorse di ogni specificità, oltre a diventare un modello trasmissibile sul territorio per contrastare la povertà educativa e minorile. Il progetto, inoltre, ha permesso di evidenziare come il coinvolgimento delle relative famiglie sia stato un valore aggiunto, che ha permesso ad ogni bambino di esprimere sé stesso, generalizzando abilità di relazione e di tutela del sé”.
La condizione di povertà minorile è multidimensionale, frutto del contesto economico, sanitario, familiare e abitativo, della disponibilità o meno di spazi accessibili, dell’assenza di servizi di cura e tutela dell'infanzia: essa non è solo legata alle cattive condizioni economiche, ma è povertà di relazioni, isolamento, cattiva alimentazione e scarsa cura della salute, carenza di servizi, di opportunità educative e di apprendimento non formale. “Il punto di partenza della metodologia sperimentale proposta – aggiunge Katia Coco, psicologa della scuola Assori -  è il “metodo Feuerstein”, una tecnica educativa già utilizzata dagli insegnanti della scuola ed incentrato sulla modificabilità cognitiva di ogni individuo, cioè sulla capacità dell’essere umano, in quanto tale, di cambiare la struttura stessa del proprio funzionamento cognitivo con lo scopo di adattarsi ad ogni tipo di situazione, grazie ad una serie di atti volontari e consapevoli guidati da una persona specializzata (il mediatore)”. A tale metodologia è stata affiancato l’insegnamento differenziato proposto dal progetto articolato nella: valutazione preliminare dei destinatari da parte di un’equipe multidisciplinare composta da un medico, da un’educatrice e da un’assistente sociale; nella creazione di gruppi omogenei sulla base delle risultanze della valutazione dell’equipe; nella redazione di un Piano educativo individualizzato (Pei) e di un Piano educativo di gruppo (Peg) con il coinvolgimento delle famiglie; nello svolgimento delle attività integrative per l’accrescimento dei livelli di competenza linguistica, di capacità logico-matematica e di espressività artistica, nonché della conoscenza dell’inglese e dell’acquisizione delle abilità informatiche, con il coinvolgimento delle famiglie; nella valutazione intermedia e finale individuale e di gruppo dei destinatari; e nella realizzazione di un evento finale per la comunicazione dei risultati e loro disseminazione.
“Facendo riferimento alla nostra esperienza all’interno del progetto “Sampei”  - racconta Mastrangelo - ci siamo potuti rendere conto di come la modalità di interazione tra ambiente, educatori e bambino sia fondamentale per la strutturazione dell’impalcatura mentale. Durante la somministrazione delle schede, le educatrici che si sono prese cura del bambino hanno mediato gli stimoli in modo da farli diventare accessibili alla loro comprensione. Il ruolo delle educatrici durante la somministrazione è stato quello di filtrare tutto ciò che dall’ambiente giungeva al bambino, in modo da poter creare una successione negli stimoli che avevano bisogno di essere adattati e alla sua capacità di attenzione al fine di costruire una consapevolezza necessaria alla sua autostima. In alcuni casi e con alcuni bambini questo lavoro di filtraggio non è mai venuto meno, fino a condurre lì dove fosse possibile alla completa autonomia”.
 “Il monitoraggio effettuato dall'osservazione esterna e sistematica – conclude Mastrangelo -, ad opera della psicologa e della referente del metodo di Feuerstein, ha evidenziato come queste attività finalizzate al funzionamento delle funzioni cognitive, abbiano condotto il bambino destinatario del progetto a procedere con metodo e a sapere “generalizzare” ed “astrarre”. Inoltre è migliorata la comunicazione e l'esperienza linguistica; una ricaduta significativa si è ottenuta sugli aspetti più emotivi, come il miglioramento dell'autocontrollo e la capacità di auto-correzione, con conseguente aumento dell'autostima dei bambini. Anche le famiglie coinvolte nel progetto hanno riscontrato l'esito positivo del progetto, che mira, attraverso il benessere personale, al benessere comune. Dopo aver applicato i test di verifica abbiamo ottenuto risultati soddisfacenti. L'obiettivo che abbiamo perseguito è stato quello di realizzare un contesto cooperativo sereno ed armonioso e, dove è possibile, abbiamo cercato di conseguire le funzioni strumentali necessarie per il passaggio nella classe successiva per ogni bambino, a prescindere dalla condizione individuale”.



 
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