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Il senso della solidarietà collettiva


di Rina Di Giorgio Cavaliere

     Se un messaggio, in tempo di globalizzazione mondiale, dev’essere indirizzato all’umanità, questo non può discostarsi dalla condivisione; quel valore aggiunto, assoluto, ma spesso trascurato e messo in disparte di fronte all’evolversi di situazioni, in cui l’individualità dei singoli prevale. La Giornata nazionale della colletta alimentare e la Giornata mondiale dei poveri ci sollecitano a non disconoscere l’esistenza di persone oppresse dal dramma della fame, della malattia e del sottosviluppo; partire dalla conoscenza delle nostre realtà, per soffermarci poi sulle condizioni di vita di altri popoli.
La stragrande maggioranza della popolazione mondiale vive in condizioni di sottosviluppo; l’Occidente non è stato in grado di far fronte a questa situazione se non attraverso strategie di sfruttamento o di cooperazione assistenziale. L’invito della Chiesa cattolica, in particolare il monito del Papa sull’ingiustizia che è la radice perversa della povertà, ci richiama al concetto di libertà, non garanzia di isolamento egoistico, ma garanzia di espansione sociale: il senso della solidarietà collettiva. Organismi internazionali come l’Onu, la Fao e Save The Children tendono a far inserire nei programmi governativi, sociali ed educativi iniziative e progetti rivolti al progresso dei Paesi più poveri. Viviamo nella cosiddetta civiltà dell’immagine, di cui spesso si fa uso e abuso, ma che a volte è capace di rappresentare l’emergenza nella maniera più significativa, come nel messaggio televisivo promosso dall’Unicef sulla grave crisi alimentare che imperversa attualmente in Africa.
Vanno ricercate le cause lontane e vicine di molti fenomeni meteorologici e climatici che determinano la siccità e la desertificazione di alcune zone del mondo; lo sviluppo del deserto e l’emigrazione. Messe in luce le azioni benefiche di alcuni governi e quelle negative di altri, che hanno consentito la distruzione di boschi e foreste o hanno portato a spese enormi per l’acquisto di improduttivi armamenti.      Osservando l’agricoltura mondiale si assiste a disarmonie pericolose; nei paesi industrializzati, spinta da grandi progressi scientifici e tecnici, è entrata in una fase di transizione, mentre nei paesi sottosviluppati continua a non dare prodotti in quantità sufficiente ai bisogni interni. Vanno chiarite e illustrate, infine, alcune importanti questioni quali la distribuzione ineguale delle risorse, la mancanza di giustizia sociale e la inidoneità delle strategie messe in atto per aiutare i poveri della Terra.  
 


 
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