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Concorso CLIO 2017


di Rina Di Giorgio Cavaliere

Foggia, 12 marzo 2017.

Il tema della condizione femminile oggi e dei valori condivisi, ma in pericolo perché soffocati da una miriade di pseudo valori offerti dalla civiltà odierna, è stato al centro della V edizione del concorso letterario di narrativa promosso da: Scuole San Ciro di Foggia – Centro nazionale per la bontà nella scuola “Premio Livio Tempesta” – Edizioni del Rosone – Testata giornalistica web Stampa Sud.
L’8 marzo 2017, nel corso della cerimonia di premiazione svoltasi presso l’Auditorium della scuola alle ore 16,00 alla presenza di un folto e qualificato pubblico, sono stati consegnati gli attestati ai primi classificati secondo le direttive della Giuria composta dalla prof.ssa Rina Di Giorgio Cavaliere, dalla prof.ssa Anna Moffa e dal dott. Salvatore Montorio.
Sono risultati vincitori: Severina Santoro per il settore Senior, Nicoletta Ingelido per il settore Major e l’alunna Maria Grazia Talia per il settore Junior.
La Dirigente scolastica Lucia Magaldi ha premiato, inoltre, la dott.ssa Camilla Fiadino per il valido contributo profuso nella formazione delle nuove generazioni.

° ° °
Severina Santoro

SE CHIUDI GLI OCCHI

Se chiudi gli occhi
e guardi dentro
tu vai lontano,
nel passato e nel futuro
e del presente assapori
le cose più belle.

Se chiudi gli occhi
e guardi dentro
tu vedi tutto:
dai balconi traboccanti di
coloratissimi fiori di piccoli
paesi, alle sconfinate vallate
e alle praterie di ogni angolo della terra.

Se chiudo gli occhi e guardo dentro
dipingo quadri mai dipinti e
ascolto musica mai ascoltata.
I colori mi appaiono nitidi e svariati,
le forme suadenti e le
note dolci e melodiose.

Se chiudi gli occhi e guardo dentro . . .
tu scrivi poesie, canti e lodi
per qualcuno che conosci e ami.
Se chiudo gli occhi e guardo dentro . . .
vedo un grande portone di una viuzza
stretta con delle grandi chiavi aprirsi . . .
e subito mi appare quella ripidissima scala . . .
difficile da salire per una bambina.

Se chiudo gli occhi e guardo dentro . . .
vedo i miei figli appena nati
e sono bellissimi, e ringrazio Dio di averli
qui, adesso, nel mio presente.

Se chiudi gli occhi
e guardi dentro
tu puoi far tutto . . .
come volare, danzare o
trasformarti nell’animale che più preferisci.

Se chiudi gli occhi
e guardi dentro . . .
quell’immenso e quel
tutto che hai non ti bastano:
devi imparare a saperlo donare.


Nicoletta Ingelido

IL TEMPO DELLE DONNE . . . IL TEMPO DELLE MAMME

“Sveglia!!!! … … bambini … è tardi … veloci … veloci … farete tardi a scuola … io devo correre al lavoro … veloci … veloci…”
Tutte le mattine la stessa storia, una corsa affannosa contro il tempo, la tachicardia a mille … ma quella mattina che la presi dalla culla e la guardai mentre era ancora assorta nei suoi sogni, di svegliarsi non ne voleva sapere!
La tenni così un po’ in braccio aspettando che si svegliasse da sola, ma NIENTE, dormiva beatamente e aveva un sorriso accennato sulle labbra. Mi incantai allora ad osservarla dimenticando dell’avanzare del tempo, era come se fossi entrata nel suo mondo, nei suoi pensieri, nei suoi sogni, nessuno può farlo, ma io sorridevo con lei … era come se il tempo si fosse fermato … era dolce e serena e quel sorriso mi dava gioia, mi dava serenità, pensai “forse sta sognando un arcobaleno, forse sta con il suo Angelo Custode ... chi può saperlo? I suoi pensieri non sono i miei pensieri!”
 L’abbracciai a me, con tutto l’amore che una mamma ha per i suoi piccoli augurandomi che stesse sognando qualcosa di bello in un mondo pieno di immagini violente e quando la vidi in volto si nuovo, aveva appena appena aperto gli occhietti … “Mamma …!” mi disse. Era serena, tranquilla e mi disse: “Ma oggi non mi hai svegliata come sempre?” e io le risposi “No, amore ti ho lasciata nei tuoi pensieri!” e lei mi disse: “Meno male … stavo in un prato grandissimo, come quello di quell’artista … come si chiama? C’era un arcobaleno, raccoglievo i fiori e con me c’era la nonna … la nonna che sta in cielo!!!”
L’abbracciai forte forte, il mio intuito non aveva sbagliato!
Il tempo nel frattempo era passato, dieci o quindici minuti, non so … per fortuna quella mattina potevo andare al lavoro un po’ più tardi … ma se fossi andata strillando per casa come gli altri giorni? Avrei fermato il suo sogno! A questo punto mi chiedo? Quanti sogni abbiamo infranto ai nostri bambini? Quanti Angeli non hanno incontrato? Quanti prati non hanno visto e quanti fiori non hanno raccolto? Ci sono mamme che non possono vedere il volto dei propri figli al risveglio perché impegnate in un turno di notte o perché impiegate dalle 6,00 del mattino.
Il tempo delle mamme è il tempo dei bambini!
Il tempo delle mamme è un tempo per i bambini.
Il tempo delle mamme è un diritto per i bambini.
 Il tempo delle mamme è un tempo prezioso.
 Il tempo delle mamme è un tempo troppo importante.
 Il tempo delle mamme è insostituibile.
 Il tempo delle mamme non è quello che vizia in preda ad un capriccio.
 Il tempo delle mamme lotta con il tempo del lavoro.
 Il tempo delle mamme non si concilia sempre con il tempo del lavoro.
 Il tempo delle mamme non si concilia mai con il tempo del lavoro.
 Il tempo delle mamme che lavorano non è mai abbastanza.
 Il tempo delle mamme tempo per i propri figli è infinito.
Da tempo si cercano politiche che possano aiutare le mamme lavoratrici, ma nel frattempo i loro figli sono diventati grandi, si sono infranti sogni, e interrotto dialoghi con Angeli.
Questo testo è dedicato a tutte le donne che hanno lasciato il lavoro per i figli, questo testo è dedicato a quelle donne che hanno lottato per mantenere il lavoro e dato amore ai propri figli, questo testo è dedicato a tutte quelle donne che hanno subito mobbing dagli uomini in quanto mamme, questo testo è dedicato a tutte quelle donne che ogni giorno fanno una corsa ad ostacoli, questo testo è dedicato a tutte quelle donne che hanno saputo conciliare famiglia e lavoro senza ledere né l’uno né l’altro, questo testo è dedicato a tutte le donne e a tutte le mamme che lavorano.

Maria Grazia Talia

INSIEME CE LA FAREMO

Io sono Maria Grazia, ho dieci anni e frequento la classe quinta della Scuola Primaria. Vi voglio parlare della mia mamma, una donna speciale ma, soprattutto coraggiosa. Da tempo non sta bene e siamo costretti ad andare in ospedale a Padova, il solito viaggio per cure speciali.
Ero molto piccola quando la mia mamma cominciò a sentirsi poco bene. Io non capivo, ma il volto dei miei genitori era sempre più triste e sorridevano solo quando c’ero io: non volevano dirmi nulla della malattia per non spaventarmi. Dopo molto tempo, mamma capì che era arrivato il momento di parlarmi della sua malattia e con dolce delicatezza mi ha spiegato qual era il suo problema di salute.
Ora sono cresciuta, so tutto sulla malattia, compresi quei paroloni che utilizzano i medici, e quando partiamo per Padova a volte mi sento triste, ma nel mio cuore spero che finisca presto. Mi capita di essere ansiosa perché penso a cosa può accadere e se mia madre guarirà presto o meno.
Purtroppo, spesso siamo ritornati delusi da Padova. Mia madre continua a non stare bene, io mi preoccupo molto e mi chiedo: “Quando le passerà questo dolore? Passerà? Perché ancora non passa?”. Ma, dopo due o tre giorni, vedo che mia madre sta meglio e mi ritorna il sorriso.
Quando mia madre va a fare i controlli, l’accompagno sempre insieme a mio padre. Per farmi distrarre mi portano al Planetario, un luogo meraviglioso dove c’è uno strumento didattico che riproduce la volta celeste all’interno di una stanza, con le stelle e i pianeti. La prima volta c’era anche mia madre, le altre volte non è venuta, perché non stava bene, ma io pensavo sempre a lei. Volevo che stesse con noi per distrarsi un po’.
Per fortuna, ho un’amica che mi vuole molto bene e soprattutto mi capisce, perché ha vissuto la mia stessa esperienza, purtroppo finita male. Infatti, quando l’ho saputo pensavo: “Come faranno a vivere senza la loro mamma, e se capita anche a me?”.
Poi ci sono i miei compagni di scuola. Quando sono con loro sono serena e penso a studiare, perché voglio far felice la mamma.
Sono passati cinque anni e mia madre combatte ancora come una leonessa per sconfiggere la malattia. Eppure, quando siamo a casa, mi sento proprio male a vedere, quando capita, mia madre che soffre con i suoi mal di pancia e altro . . .  La incoraggio, l’abbraccio e le dico sempre: «Ora ti passa, andrà tutto bene, devi rilassarti, non pensarci e dormi un pochino». Alle mie parole mi sorride e, a volte, ride con gioia quasi infantile.
La mia mamma non si arrende e non si arrenderà mai. Anche se agli occhi degli adulti sembro fragile e indifesa, sento dentro di me una forza che ci fa superare le difficoltà di ogni giorno. Tu mi hai dato la vita, mamma, e ora io ti aiuto a sostenere la tua. Insieme ce la faremo.


 
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