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Non c’è vita senza acqua


di Rina Di Giorgio Cavaliere

Che l’ambiente climatico influenzi la vita degli uomini e ogni aspetto della loro cultura è cosa facilmente comprensibile; possiamo soffermarci sulla preziosità dell’acqua e sulla connessione tra insediamenti umani e presenze di fiumi, sul significato purificatorio che essa assume in molte religioni, sugli aspetti economici ad essa collegati nello sviluppo agricolo e industriale. . . Tant’è che nel lontano 6 maggio 1968 fu promulgata dal Consiglio d’Europa a Strasburgo la “Carta europea dell’acqua”. Numerosi gli articoli degni ancor oggi della nostra attenzione: “L’acqua non ha frontiere. Essa è una risorsa comune, che necessita di una cooperazione internazionale. I problemi internazionali che possono nascere dall’utilizzazione delle acque dovrebbero essere risolti di comune accordo tra gli stati, al fine di salvaguardare l’acqua tanto nella sua qualità che nella sua quantità” (art. 12).

Il primo evidenzia quanto sia indispensabile a tutte le attività umane e che non c’è vita senza acqua, infatti, quando le condizioni ambientali si fanno estreme, il legame uomo/ambiente diventa allarme, come quello lanciato dall’ONU per la Somalia su cui incombe lo spettro della carestia. Oltre 58.000 bambini potrebbero morire di fame: i letti dei fiumi sono prosciugati e manca l’acqua potabile. La situazione è grave anche nella vicina Etiopia per la peggiore siccità degli ultimi trent’anni. Il fenomeno di El Nin᷈o è causato dal surriscaldamento della superficie dell’Oceano Pacifico, che genera piogge intense in alcune parti e gravi siccità in altre.

L’ambiente è una costruzione fragile, pericolosamente vulnerabile; su una scala di tempo umana cambia molto lentamente per effetto dei suoi processi interni, mentre l’uomo è diventato un fattore esterno che agisce in modo da produrre cambiamenti rapidi e profondi. Turba i lenti e delicati processi grazie ai quali i suoi vari elementi rimangono in un equilibrio dinamico. Quali le sue responsabilità a proposito del pianeta che si spegne?

La strada delle ipotesi è aperta. Alcuni scrittori ci aiutano a riflettere, ad esempio R. Sheckley con il “Cosmo si ribella”; un racconto di fantascienza che è anche un ammonimento all’uomo a non perseverare nella sua folle corsa verso la distruzione dell’ambiente naturale. Altri, come R. Vacca in “Tornerà il Medioevo”, compiono un’analisi accurata sulla precarietà del progresso, dimostrando come i meccanismi tecnologici su cui si basa la civiltà contemporanea siano così interdipendenti, che basterebbe un incidente, anche di poco conto, per avviare una reazione a catena dalle conseguenze catastrofiche.

Consapevolezza, quindi, delle interconnessioni esistenti nell’universo, di cui siamo parte integrante e riconoscimento della centralità dell’uomo: “Non vivere su questa terra / come un inquilino / oppure in villeggiatura / nella natura/vivi in questo mondo / come se fosse la casa di tuo padre . . .” (N. Hikmet, Parole idee, vol. I, Morano, Napoli, 1984).


 
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