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Il culto della persona


di Rina Di Giorgio Cavaliere

Viviamo un periodo di profonda trasformazione nei canoni tradizionali della bellezza femminile.Barbie, la bambola icona, non sarà più perfetta, perché diventava sempre più difficile identificarsi in essa: serve una visione più ampia della bellezza. Nel mondo della moda la donna dea continua a essere esile, sottile e perfetta, ma in controtendenza la star Beyonce incanta il pubblico con il suo fisico sontuoso nell’Halftime Show del SuperBowl 2016 e KimKardashian entra nello Star system americano grazie alle sue rotondità. Come dice A. Sinjaskj: «Non si può fare a meno della bellezza e dell’arte, anche se il buon senso suggerisce che non sono necessarie alla vita». L’arte non è copiatura dal vero, ma interpretazione del medesimo; c’è bellezza in un panorama, un vaso di fiori o un cesto di frutta,similmente nella nostra mano o nel volto di chi ci è a fianco.

Siamo travolti dal culto della persona, dalla religione dell’Io proposti dal consumismo. Tv, cinema e giornali, pubblicità influenzano il nostro modo di pensare; hanno potuto usufruire dell’inserimento ormai stabile nell’intimità dell’uomo moderno, in particolare la pubblicità, un settore assai complesso, oggi spesso accusato di eccedere in persuasioni più o meno celate. La conoscenza di sé e la coscienza dei valori che già si possiedono sono il primo passo per maturare un’identità precisa e aprirsi alla realtà che incontriamo negli spazi fisici, psicologici e culturali della nostra esistenza; rivelano un mondo interiore più valido di tutte le proposte o le offerte che il mondo commerciale possa bandire.

La strada giusta per creare quest’ordine è quella di educare all’espressività totale di sé, valorizzando le ricchezze e le potenzialità a volte insospettate o sopite presenti in noi erenderle manifeste sul piano del visibile a se stessi e agli altri.Usando le parole di Henri Cartier-Bresson, possiamo dire che il metodo più appropriato per esprimersi e comunicare è saper “mettere la propria testa, il proprio occhio, il proprio cuore sullo stesso asse”. Solo vivendo un’esperienza di unità si può essere in armonia. Dal greco άρμονία significa collegamento, termine usato sia per la consonanza di voci e strumenti riguardo alle arti e alle Muse sia come proporzione delle parti in un tutto.

San Francesco d’Assisi parla di armonia delle relazioni con la natura, ove trova Dio, sorgente della pace e della gioia. Il commentatore biblico medioevale Joseph Albo definisce la pace quale armonia fra opposti; non vi è virtù nel dominio di un estremo, ma solo nell’armonia che si può creare tra l’irascibile e il paziente, il conformista e lo stravagante, tra il bene e il male . . .  Quella che definiamo pace mentale, lo stato sublime, per ciascuno di noi sarebbe raggiungibile solo attraverso l’armonia delle differenti componenti l’anima, che devono fondersi in un tutt’uno. Le nostre azioni, a loro volta, contribuirebbero a determinare l’armonia delle sfere celesti!


 
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