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Segna la gioia e il dolore


di Rina Di Giorgio Cavaliere

    Il mettersi all’ascolto di una canzone, qualunque sia il genere o il periodo della sua composizione, è sempre punto di partenza per esplorazioni sonore diverse, per stimolare un’attenzione a tutto campo verso la realtà esperienziale quotidiana. Sia esso audio, televisivo o dal vivo ci accompagna lungo l’arco della nostra vita.
    Il panorama musicale odierno è pieno d’importanti personaggi che hanno costituito e costituiscono un modello per intere generazioni anche tra i giovanissimi, come si evince dal revival di testi e canzoni riproposte nel programma “Ti lascio una canzone”; il talent dei piccoli artisti giunto alla fine dell’ottava edizione. C’è da soffermarsi anche sul significato simbolico della canzone nel mondo giovanile attuale. In questo universo musicale prevale un atteggiamento di comunicazione significativa o di pura evasione consumistica? L’ascolto di canzoni di autori contemporanei, l’approccio più o meno critico dei giovani a uno dei media più importanti nella loro vita di adolescenti è testimoniato dalla recente gara canora, trasmessa su Rai1 “San Remo Giovani” in previsione del tradizionale festival di San Remo 2016.
    Accade, altresì,che nel tempo modifichiamo il nostro atteggiamento esteriore e gradualmente comprendiamo l’importanza del silenzio nell’ascolto personale, creando col sonoro un dialogo nostro caratterizzato dall’attenzione, da una feconda lentezza che ci permette di ascoltare lì dove, di consueto, solo sentiamo. Tenere viva quest’abitudine e questo gusto pieno verso il mondo che ci parla, ci permette anche di tessere un rapporto più immediato con ciò che consideriamo musica. Ci allontaniamo dal frastuono dei concerti in piazza e delle discoteche, mentre il nostro gusto musicale si orienta verso la musica colta in quella continua ricerca del significato, del futuro che sempre suscita una forte eco emotiva, essendo legato a problematiche da noi vissute in prima persona. Ogni canzone è veicolo di un messaggio, come lo è questo testo di Victor Jara, cantautore cileno tragicamente scomparso, dal titolo “Non canto per cantare”:
    «Io non canto per cantar / né perché ho voce da offrire. /Canto e so che la chitarra/ ha sentimento e passione. / Ha l’amore della terra / e le ali di una colomba / e come fa l’acqua santa / segna la gioia e il dolore. / Così fiorisce il mio canto / come una vita che nasce / chitarra forte e sincera / con suoni di primavera.
    Non canto per i potenti / né per cercare un applauso. / La mia canzone va in alto / per arrivare alle stelle. / un canto ha dentro la forza / ed il colore lucente / di chi ha vissuto cantando / le verità più sincere. / Non finirà il suo ricordo / non morirà con il tempo. / Quello che nasce dal vero / sempre sarà un canto nuovo».



 
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