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Il vasto campo dell’educazione


di Rina Di Giorgio Cavaliere

Durante l’estate solitamente  partecipiamo a giochi e competizioni. Sono numerose, inoltre, le trasmissioni televisive al riguardo e tanti gli utenti in rete provvisti di smartphone e tablet giovani e meno giovani per riempire, forse, il tempo di una realtà costruita, spesso banale, limitata, non sempre invitante e interessante.  La maggior parte dei giochi competitivi, come scrive Sigrid Loos, impedisce o rischia di distruggere la fiducia in se stessi.  La competizione può essere ridotta o sublimata, sollecitando osservazioni positive e incoraggiando i giocatori a compiere valutazioni di apprezzamento nei confronti altrui.

Trasferire nella vita quotidiana gli insegnamenti, spesso sublimali e metaforici che il gioco può veicolare, è una finalità dell’educazione fisica. Educare a usare in modo consapevole, appropriato, creativo il proprio corpo nel contesto di un adeguato sviluppo psicomotorio, nel pieno rispetto delle singole personalità, accrescere un certo tipo di cultura sportiva, abituarsi alla lealtà, alla disciplina e alla vita di relazione.

E’ altresì importante, qualora si finalizzi l’analisi dei giochi al consolidamento della fiducia in se stessi, favorire la presa di coscienza di potenzialità personali, di zone d’ombra, di incoraggiamenti che possano darsi o ricevere, di disponibilità a interagire positivamente con gli altri.

La riflessione interessa il gioco nel senso più vasto e completo della parola, perché varie sono le sue forme, diversi i bisogni che le motivano e grande la sua possibilità di dilatarsi in attività che, pur non essendo gioco, mantengono un aspetto ludico. Pensiamo alle sue diverse problematiche, quali il tifo da stadio, il professionismo, la dipendenza dal gioco, il doping . . .

Nei tempi dell’antica Roma, ancor prima della nascita di Cristo, Seneca vagheggiava un’educazione nuova capace di preparare realmente alla vita. Con il Cristianesimo la ricerca di un bene infinito, attraverso l’empiria dell’esistenza, è spronata e altamente stimolata dalle discipline liberali che, con l’apporto della pura ragione, avviano a scoprire la verità interiore e suprema, la sola che può dare serenità e pace all’essere umano.

Con il decadere del feudalesimo, nell’epoca dei comuni, l’ideale educativo della borghesia, divenuta protagonista in luogo della nobiltà della nuova vita sociale, è ancora la preparazione alla vita. L’Umanesimo e il Rinascimento danno modo di mutare e di allargare gli orizzonti, sicché con maggiore chiarezza e possibilità si può conseguire questo alto ideale. Cambiano i tempi,  attraverso i secoli si evolvono le idee e le situazione politiche ed economiche, ma nel pensiero educativo, anche contemporaneo, la scuola è sempre considerata di preparazione alla vita civile e politica.


 
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