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Arc-en-ciel


di Rina Di Giorgio Cavaliere

Il mare ha rappresentato sin dalla preistoria un elemento vitale per gli abitanti del nostro Paese, al cui interno erano presenti ostacoli che rendevano più difficoltosa ogni possibilità di comunicazione. Questi mondi chiusi, ciascuno dei quali era andato assumendo una propria fisionomia e aveva elaborato tradizioni e cultura proprie, riuscirono a comunicare tra loro quasi esclusivamente per mezzo del mare.

Siamo un popolo di navigatori, Diodoro Siculo, già nel I secolo a.C., scriveva: «I liguri sono coraggiosi e audaci; navigano sul mare per fare commercio con i sardi e con i libici, esponendosi senza paura ai rischi più tremendi; usano imbarcazioni rozze, prive degli accorgimenti di altre navi e però con tali imbarcazione non dubitano di affrontare le tempeste in modo da lasciarci stupefatti». I liguri si spinsero molto presto anche in località lontane, al di fuori del bacino mediterraneo, come testimoniano tra i ritrovamenti preistorici le conchiglie provenienti dall’oceano indiano e i numerosi oggetti esotici. Tuttavia il mare, che rappresentò una sorta di evasione da un territorio povero e ingrato, da una natura ostile, non li distolse dalla loro terra. Sin dai più remoti tempi si dedicarono all’agricoltura e vi piantarono l’olivo, la vite, gli alberi da frutta, cereali, ortaggi e fiori.

L’emigrazione di fine Ottocento e inizio Novecento verso il nord America e l’Australia delle popolazioni europee ci ricorda che siamo stati emigranti anche in un recente passato verso i paesi esteri e all’interno del nostro paese. Rammentiamo le emigrazioni per motivi politici durante il Risorgimento italiano e tra le due guerre mondiali; dopo il secondo conflitto mondiale verso la Francia e la Germania e infine quella interna dalle nostre zone depresse verso il triangolo industriale.

Nella nostra realtà quotidiana il fenomeno immigrazione-emigrazione è ormai inscindibile; l’Italia è attualmente soggetto attivo di emigrazione verso l’estero e soggetto passivo di immigrazione dai paesi nord africani soprattutto dal mare. Non si potevano prevedere gli sviluppi di diverso genere che poi si sono verificati e hanno occupato le prime pagine dei nostri giornali e il web, assumendo a volte l’impatto di una tragica realtà.

Oltre l’attualità, che comunque può permettere di verificare l’integrazione e la rielaborazione dei contenuti assunti dal fenomeno, questo tema pone l’obiettivo dell’accettazione dell’altro e della conoscenza specifica degli eventi in un’ottica interculturale e pluralistica. Diamo valore, quindi, alla notizia riportata sul Bollettino Salesiano (aprile 2015) che imposta una visione positiva delle varie diversità e propone una realtà umana colorata, arcobaleno, fondata sulla disponibilità e l’incontro. L’articolo parla di Don Daniel Federspiel, Superiore dell’Ispettoria salesiana Francia-Belgio sud, il quale ha risposto a un appello del cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, con l’invio di quattro salesiani in missione a Vaulx-en-Velin alla periferia di Lione. Questa la testimonianza dei missionari: «Siamo stati molto bene accolti nella parrocchia “Arc-en-ciel”, dove i fedeli provenienti da oltre 40 paesi dei 5 continenti vivono e celebrano Gesù nella gioia del Vangelo».

Ci consideriamo cittadini del mondo e per questo dobbiamo necessariamente acquisire una visione ampia della realtà umana, che ne includa tutti gli aspetti.

 

 

(foto dal www.fotosearch.com)


 
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