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La vocazione totale dell’uomo


di Rina Di Giorgio Cavaliere

Il nostro tempo vive con urgenza e con tutta la sua complessità il problema dell’uomo; problema che, mentre appare acuito da una profonda crisi di principi e di valori tale da produrre incertezze e difficoltà di previsione, suscita le molte, talvolta, contradditorie risposte delle antropologie e degli umanesimi. I media nelle diverse articolazioni comunicative descrivono per lo più l’uomo di oggi con il volto della disperazione, del destino, del nichilismo.

Nell’anno dedicato in ambito ecclesiale a “Evangelizzazione e promozione umana” fu pubblicata una raccolta di contributi di noti studiosi dal titolo: “Alla ricerca dell’uomo. Contributi per un’analisi antropologica” (UCIIM, Roma, 1975). Il problema dell’uomo era ripensato attraverso il confronto con alcuni orientamenti significativi della cultura del Novecento nelle prospettive di antropologia integrale offerte dalla Rivelazione. Emergeva dal testo il modo proprio del cristianesimo di considerare la realtà “uomo”; nel contempo si dimostrava che cristianesimo e cultura non sono in opposizione, nella misura in cui il primo, nel momento antropologico, aiuta a prendere consapevolezza delle dimensioni autentiche dell’uomo, delle sue possibilità nel mondo, del suo destino nella storia.

Prendiamo atto in senso positivo del pluralismo tipico della nostra epoca; man mano, però, che le nostre responsabilità personali e collettive crescono, avvertiamo l’esigenza fondamentale di mettere in pratica il messaggio della Santa Pasqua, che ci apprestiamo a rivivere.

Il concetto di rinascita si affianca a quello di primavera. Questa stagione rappresenta un momento di rinnovamento della natura: quei cieli nuovi e quella terra nuova che l’Uomo Gesù Cristo ha inaugurato con il dono del suo Spirito. Pasqua è festa della pace e della rinascita, i simboli che la caratterizzano infatti esprimono proprio fedeltà a questi due concetti: la colomba, il ramoscello d’olivo, il rametto fiorito, la campana.

La vita morale comporta l’osservanza dei comandamenti e, quindi, la necessità della rinuncia, del sacrificio, del morire a certi dinamismi interiori; appare un cammino difficile per chi sceglie la via stretta. “L’uomo è un desiderio assoluto di Dio” (Sartre); la vita morale è prima di tutto dono dell’amore di Dio. In questa prospettiva prende significato il rapporto con le realtà temporali: soldi, lavoro, famiglia, divertimento. Non è possibile tendere all’Amore e circoscrivere il mestiere di uomo solamente a queste realtà, che non possono soddisfare appieno la vocazione totale dell’Uomo.


 
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