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Il mondo è unità di relazioni


di Rina Di Giorgio Cavaliere

L’Unicef e altri organismi assistenziali, com’è noto, da anni tendono a far inserire nello svolgimento dei programmi scolastici i progetti di educazione allo sviluppo dei paesi del Terzo Mondo, per avvicinare i giovani a una serie di problematiche di rilevanza planetaria e di grande attualità. A cominciare dalle cause di molti fenomeni meteorologi e climatici, che determinano la siccità, la desertificazione in alcune zone del mondo, l’emigrazione verso altri stati e l’influenza che ha sulla malnutrizione il boom demografico in atto in questi paesi. Vanno messe pure in luce le azioni benefiche dei vari governi nazionali e quelle negative, che hanno consentito la distruzione di boschi e foreste o che hanno portato a spese enormi per l’acquisto di improduttivi armamenti.

Le allarmanti analisi pubblicate dalla Fao, dalla Banca Mondiale e dalle altre organizzazioni internazionali comunicano di non prevedere un miglioramento a breve termine. La fame e la malnutrizione sono tanto diffuse non per la carenza delle terre coltivabili e dell’incremento produttivo nelle stesse zone, ma perché coloro che non mangiano a sufficienza non hanno mezzi per acquistare o accedere al cibo: mancanza di giustizia sociale, profondo divario tra gli stati . . .

Balzano spesso agli onori della cronaca i popoli oppressi dal dramma della guerra, fame, malnutrizione, sottosviluppo e malattie: la malaria, malattia perenne dell’Africa sub sahariana, se non curata, è mortale quanto l’ebola, che ha portato la Liberia tra i titoli di copertina di TG e giornali, insieme con la Guinea, la Nigeria e la Sierra Leone. Una minaccia di vaste proporzioni anche se c’è la speranza di riuscire a creare consapevolezza, convinzioni e comportamenti corretti in tempo. E’ una sfida titanica per quei governi, che non hanno i mezzi adeguati a emergenze di questo tipo, con profonde e gravi conseguenze sociali, economiche e politiche: si parla di diecimila casi di questa epidemia in appena otto mesi. Nel contempo diviene una messa alla prova della solidarietà internazionale a livello di governi, della Chiesa cattolica (in prima linea i salesiani e la Caritas), e delle grandi istituzioni di organismi non governativi (Oms, Medici senza frontiere).

Non è un’impresa facile creare tale consapevolezza, perché la paura può far scattare comportamenti che diventano pericolosi o perversi come quello delle notizie false messe in internet, la ragnatela mondiale, su certi tipi di siti allo scopo di generare traffico e condivisione: la cittadina di Purdon in Texas è stata messa interamente in quarantena dopo la diffusione della falsa notizia che a un componente di una famiglia era stato diagnosticato l’Ebola.

            Molto resta da fare su base comunitaria, superando ogni forma burocratica in favore di una migliore comprensione della natura e della gravità di siffatto evento; innanzitutto attraverso una soluzione collettiva, per contenere e prevenire con protocolli sanitari internazionali la diffusione della malattia nel resto del mondo. Bisogna, altresì, guardarsi dall’individualismo e pensare agli aiuti per le necessità a lungo termine; battere, nell’ambito di nuove politiche di sviluppo, la miseria, le malattie, la fame e dare consistenti speranze di un avvenire sereno a tutti i popoli.


 
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