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Incognite del mondo d’oggi


di Rina Di Giorgio Cavaliere

Le immagini della guerra in Ucraina, con la tregua a rischio, e quelle della guerra in Iraq premono, entrano in tempo reale nella nostra vita, riportandoci alla memoria storica di avvenimenti che hanno caratterizzato il secolo scorso, ma anche di quelli più recenti, come l’attacco terroristico alle torri gemelle di New York e al Pentagono l’11 settembre 2001.

            Toccano le nostre coscienze e sollevano riflessioni di portata epocale; la storia, al di là di un esauriente quadro scientifico – cronologico e oltre una corretta ricostruzione storiografica, si distingue anche per quella latente dimensione che porta a riflettere su domande sempre aperte e a confrontarsi con le situazioni attuali.

Di fronte alla quantità di notizie, alle immagini drammatiche, ai commenti e ai diversi vaticini di vita e di morte, permane il nostro impegno personale e sociale, culturale e civile nell’ambito dei processi di nuova cittadinanza, d’interazione multietnica e multireligiosa, ma soprattutto quello educativo della scuola. La società, per mezzo della propria scuola, conserva e riproduce la propria ristrutturazione, cercando di mantenere spiriti e forme nella composizione della dialettica della civiltà, delle classi e dei ceti, dei propri valori storici e regolativi.

Il grande filosofo francese Jacques Maritain, rinnovando il pensiero tomista, affrontava il problema pedagogico come oggetto non solo di ricerca scientifica, ma di riflessione filosofica. Indicava gli scopi, i soggetti e le strategie di un’educazione universale, permanente e completa, in grado di contribuire alla costruzione di un umanesimo integrale, rispondente alla società post moderna.

Noi viviamo la contemporaneità di tali momenti rischiosi, perciò è ancor presto per stilare bilanci e per condurre considerazioni più approfondite su tutto ciò che attorno a questi eventi ha preso vita e un vigore che minacciano la pace nel mondo.

Certamente condanniamo la guerra che continua a imperversare sotto diverse bandiere e ideologie sul nostro pianeta, apportando lutti e dolori senza fine. Ricordiamo, inoltre, le parole di Aleksandr Solženicyn, quando afferma che il contrario della pace non è la guerra, ma la violenza: «se ogni giorno la violenza si manifesta, sia pure silenziosamente, se la gente viene picchiata, torturata, non possiamo dire che c’è la pace, anche se i cannoni non sparano».


 
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