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Concorso Clio - Storia di donna


di Rina Di Giorgio Cavaliere

 

Alla presenza di un numeroso e qualificato pubblico, venerdì 7 marzo 2014 alle ore 16 presso l’Aula Magna dell’Istituto Comprensivo San Ciro in via Labriola – Foggia, si è svolta la seconda edizione del concorso “Clio Storia di donna”. L’evento è stato patrocinato dalla Delegazione Provinciale del Centro Nazionale per la Bontà nella Scuola “L. Tempesta”, dal Parlamento Mondiale per la Sicurezza e la Pace, dall’Accademia Internazionale “Città di Roma” e dalla testata giornalistica di Foggia “Stampasud”.

            Il bando di concorso pubblicato sul sito del Provveditorato agli Studi di Foggia è stato ampiamente accolto dalle scuole e dalla presenza femminile del territorio con tematiche diverse: il racconto di una nonna alla sua nipotina, l’integrazione culturale e l’accoglienza delle diversità, la storia di una suora che s’intreccia a tematiche di ordine sociale sulla condizione femminile delle donne nei paesi in via di sviluppo.

La dott.ssa Lucia Onorati, dirigente Ufficio Autonomia U.S.P. Foggia, è intervenuta alla cerimonia, conferendo il premio memoria storica alla Direttrice Venere Dora Zendoli, che negli anni Settanta è stata responsabile dell’Istituto Comprensivo San Ciro.

La dott.ssa Lucia Magaldi, attuale dirigente e patron dell’evento, nel suo saluto ha parlato del ruolo della donna oggi e della scuola in tale contesto.

            Il prof. Fabrizio Felli, Delegato regionale del Premio “L. Tempesta”, ha ricordato le finalità del Centro, promotore della bontà e del rispetto riferito in particolare ai più piccoli.

La commissione composta dalla prof.ssa Rina Di Giorgio Cavaliere (presidente), dalla prof.ssa Anna Moffa e dal prof. Salvatore Montorio, tra i numerosi elaborati pervenuti ha premiato Valeria Totaro, categoria junior, con una targa consegnata dal presidente del Consiglio di Circolo Luigi Turzillo.

            Erminia Roberto, presidente delle Donne in Capitanata, ha conferito il secondo premio a Suor Marta, categoria major; il soprano Ida Fratta ha consegnato il terzo premio a Elisa Virginia Belfiore, categoria senior.

Rina Di Giorgio Cavaliere

 
Si pubblica fuori concorso il seguente racconto:
 

Maestre per sempre

 

Cecilia. Si chiamava così una signora di mezz’età che conobbi il primo ottobre del sessantadue. Aveva l’aspetto di una persona perbene, strizzata in un tailleur antracite con una spilla sul rever. Camminava, picchiettando il pavimento con i tacchi a rocchetto delle sue scarpe nere mentre, la borsetta, vagamente  retrò, dondolava all’avambraccio destro. Sul volto pallido, un ciuffo brizzolato copriva la tempia ma gli occhi piccoli e tondi brillavano di gioia. Non un filo di trucco ne’ nuance particolari sui suoi lineamenti; tanto meno profumi e altri vezzi. Rassicurante nella sua naturale femminilità era l’appendice di Suor Giuditta, titolare dell’asilo infantile “Apostole del Sacro Cuore” e madre surrogata di mille bambini, con l’abito talare.

Ma io, che ero abituata a modelli femminili più avvenenti, avendo la mamma imponente, la sorella incantevole, una zia icona di bellezza e le cugine nel fiore della gioventù, la vedevo come una delle nonne che non avevo fatto in tempo a conoscere.

Di lei, ricordo la postura ed i silenzi. Consumava, seduta composta dietro la cattedra, il tempo-scuola e si alzava quando entrava il marito, i figli, i colleghi e, spesso ero io a scrivere i compiti alla lavagna sotto dettatura.

Centellinava le parole, dosando le pause, ma quando si esprimeva nell’aula si sentiva solo la sua voce calda o un colpo di tosse.

Rammento quando assegnava i compiti: “Pensierini”, “Operazioni con la prova” e “Poesie a memoria” o usava la bacchetta sul palmo della mano dell’alunna negligente in quell’universo femminile che era la classe, diviso in buone e cattive.

All’improvviso si assentò. Venne sostituita da una supplente dopo l’altra: le signorine Elena, Maria, Enza. Tutte uscite da una rivista di moda: capelli cotonati, abiti chiari, profumi speziati ed accessori vistosi; avevano, persino, la Bianchina e la Fiat 850.

Elena era una donna di classe, signorile, a tratti aristocratica. Affacciata alla porta dell’aula, sentivo il suo profumo e scorgevo la sua chioma rosso tiziano, l’eyeliner nero sulle palpebre e un’ombra della sottoveste di pizzo tra le pieghe della gonna.

Maria aveva un neo dipinto sulla guancia, i capelli raccolti in uno chignon e il collo contornato da rouches di chiffon bianco che ornavano la camicia; si apprestò ad indire le elezioni della capoclasse, che vinsi. Da allora, al mio comando “ATTENTI” la scolaresca eseguì gli ordini.

Ortensia, altrimenti detta Enza, era delicata come l’infiorescenza del nome datole. Prestò il volto al manifesto della Primavera del ’64 con i lunghi capelli al vento e le vesti fluttuanti, eseguito da un professore di educazione artistica, ma alla guida indossava sempre un foulard per proteggere la pettinatura e lenti da sole sui suoi occhi chiari.

Fu una festa per i miei occhi, allorquando il poker si completò con Clerice. Costei, era l’anima della scuola; portavano la sua firma le coreografie delle recite a soggetto, i cori intonati dinanzi all’altare mariano nel corridoio della scuola e le scenografie di voli di rondini di cartone sopra rosai di carta velina.

Io ne sono stata alunna, collega e dirigente. Fiera e riconoscente.

Non avevo mai assistito a tanta concorrenza leale: fiorirono iniziative collaterali all’insegnamento tradizionale, sicché all’italiano e alla matematica si affiancarono il teatro, la musica e la danza. Ed io ero sempre protagonista.

Sono stata fortunata, perché nella mia vita ho avuto maestre e professori, modelli di sapienza, saggezza e professionalità. Non potrei dimenticarli!

Mi hanno trasmesso l’amore per la conoscenza, il gusto per la scoperta, la fiducia nell’impegno e l’importanza del pensiero critico suscitando, in me, motivazione, interesse e partecipazione al più grande progetto formativo che è la vita.

Con i sensi della mia profonda gratitudine.                                                  L M

 

 

 

 


 
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