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Tecnologia in classe


di Rina Di Giorgio Cavaliere

Si è tornati a parlare di Albert Einstein per un nuovo studio d’indagine sulle origini biologiche della rara intelligenza dello scienziato. Il suo cervello era superconnesso; il lato creativo e quello analitico comunicavano meglio e in maniera più “virtuosa”. Egli ha scritto: «L’intelligenza non consiste nella conoscenza delle cose, ma nella capacità di creare nessi tra le cose». Il successo delle moderne tecnologie è dovuto proprio alle loro potenzialità nel mettere a contatto persone con altre persone, offrendo alla società odierna inimmaginabili possibilità di condivisione nelle informazioni e nei saperi di ogni genere. Di frequente la mente di pochi invade quella di un numero enorme di altri e non solo quando produce l’immaginario cinematografico, televisivo o musicale. Un semplice indirizzo di posta elettronica rende possibile lo scambio di messaggi con un’infinità di persone: è una condivisione piuttosto forte e veloce, per questo motivo deve essere necessariamente vigilata.

            Spesso affermiamo che le tecnologie dell’apprendimento svolgono il loro ruolo migliore nel caso di saperi scientifici, mentre saperi più aperti, come quello filosofico, sarebbero meno adatti per essere utilizzati nel “medium” informatico.

                        I filosofi, da sempre, hanno utilizzato la scrittura come forma di espressione del pensiero e lo scambio epistolare, come proseguimento di quello verbale. Hanno valorizzato il dialogo in momenti diversi, durante una passeggiata o una lezione all’aperto (ricordiamo i Socratici), ma anche attraverso le parole di un libro, di una pergamena, di un’incisione. Gli antichi  caratteri cuneiformi incisi sulla pietra e i colori accesi delle lettere nei codici medioevali, il ronzio dei computer odierni in un’aula scolastica per l’insegnamento-apprendimento della filosofia in forma integrata trasmettono un unico messaggio: il desiderio di entrare in comunicazione con l’altro e di condividere il proprio vissuto. Non c’è un tempo o una modalità definita per la narrazione dell’esperienza umana, sia essa letteraria, scientifica o filosofica!

 


 
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