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Territorio, carte e computer


di Rina Di Giorgio Cavaliere

        Le scienze della terra hanno fatto la loro comparsa mediatica per il grande pubblico, anche fra i giovani tramite i telefonini e le relative applicazioni che danno straordinarie possibilità di condivisione e partecipazione nelle emergenze, per gli eventi tragici e spettacolari come il terremoto dell’Aquila, poi in Emilia Romagna, oggi nel Pollino, al confine tra la Basilicata e la Calabria. Interviste, interrogativi, servizi speciali, scambio di messaggi hanno portato all’attenzione dell’uomo della strada, scienziati, laboratori, geologi e quanti lavorano nel servizio nazionale della Protezione Civile per il processo dell’Aquila. Le motivazioni sono state analizzate e discusse, con ripercussioni in particolare negli U.S.A. da parte di scienziati e sismologi, geofisici che hanno espresso giudizi contrastanti sulla folle pressione giudiziaria e mediatica, benché i centri d’interesse vengano rinnovati con tale rapidità da non darci il tempo di pensare, da essere frastornati e, alla fine dei conti, disinteressati a tutto. Una problematica è valida per pochi giorni o per poche ore, poi ritorna il vuoto; se il telegiornale dà la cronaca filmata di una tragedia o di una catastrofe, in casa ormai l’abitudine è tale che non s’interrompe il pranzo.
         Eppure la storia delle scienze della terra è tra le più affascinanti del nostro pensiero; il suo ruolo teorico e pratico svolto nelle vicende della civiltà e cultura umana è stato ed è enorme. Ricordiamo che i primi utensili usati dall’uomo erano minerali o rocce, fornirono il materiale per i primi manufatti: età della pietra, del rame, del bronzo e del ferro. La ricerca di minerali e di sorgenti di acqua costituì la prima operazione geologica dell’uomo. I minerali sono sempre stati una voce importante delle risorse economiche per un paese; guerre sono state fatte e si combattono per il controllo o il possesso di giacimenti.
        Lo sviluppo scientifico inizia dalla seconda metà del milleseicento e si sviluppa nel millesettecento. Da esso vengono contributi culturali di portata rivoluzionaria, esprimibili nei concetti d’immensità del tempo, detto appunto geologico. Il termine fu coniato negli anni sessanta dello scorso secolo per includere nuove discipline distinte dalla geologia, il cui campo d’interesse si stava estendendo a pianeti e satelliti, che le sonde spaziali cominciavano a indagare, trasmettendo considerevoli dati e informazioni. In quegli anni nasceva anche il termine di planetologia o geologia extra terrestre, inoltre facevano la loro comparsa tutte le scienze ambientali, ora vitali e di grande efficacia, dato che l’attenzione al territorio rimane il tavolo di gioco di tutte le opportunità umane.

 

 


 
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