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Centralità della famiglia


di Rina Di Giorgio Cavaliere

     In questi mesi di emergenza sanitaria abbiamo sperimentato che nessuno è autosufficiente; attorno a noi s’intrecciano rapporti che determinano non solo la nostra esistenza materiale, ma soprattutto quella spirituale e umana. Abbiamo riscoperto la centralità della famiglia, quale luogo d’interazione significativa e profonda, riconfermandone sia la priorità educativa che di fatto le compete sia il ruolo educativo, unico e insostituibile, che le è proprio.
    Ci troviamo di fronte a una molteplicità di forme familiari rispetto al passato. Sono aumentate le realtà originate dalle separazioni coniugali oltre che da mutamenti sociali e culturali; il differimento della nuzialità e la denatalità stanno modificando il ciclo di vita familiare e dei rapporti generazionali. Nondimeno la famiglia “rappresenta il contesto primario nel quale il bambino, apprendendo ad ordinare e distinguere le esperienze quotidiane e ad attribuire loro valore e significato, acquisisce gradualmente i criteri per interpretare la realtà, struttura categorie logiche ed affettive. . . ” (Orientamenti per la scuola materna 1991 cap. 1°.4). Famiglia e scuola sono contesti portanti per la formazione dell’identità personale. Del resto la personalità non è qualcosa di finito o di immutabile, che ciascuno reca in sé dalla nascita, ma è una costruzione lenta, graduale che avviene attraverso tutta la vita e si realizza a contatto delle cose materiali, delle persone con le quali viviamo la nostra esistenza. Sono proprio quelle persone, quelle cose a costituire il nostro ambiente, il mondo in cui operiamo.
     L’ambiente è formato da cose materiali, alcune offerte dalla natura (ambiente fisico naturale) e altre costruite dall’uomo (ambiente artificiale); quest’ultimo è il mondo dei rapporti umani comunemente chiamato ambiente sociale. Nell’ambito delle scienze sociali, dati recenti elaborati da matematici e studiosi di economia politica (tra questi Michele Raitano – Università La Sapienza di Roma e Mikail Maslennikov analista di policy - Oxfam Italia) sulla tematica della mobilità sociale e delle disuguaglianze socio-economiche del nostro tempo descrivono un’Italia  ove permane la dimensione valoriale della famiglia; per un giovane l’inserimento nel mondo del lavoro e la possibilità di migliorare nel futuro tuttora sono condizionati dalla famiglia di appartenenza.
     Non si discute della pari dignità e dell’uguaglianza davanti alla legge; si tratta di suscitare l’attenzione intorno a un problema non certo ignoto, ma che deve diventare concreto nella coscienza di tutte le componenti la comunità sociale. Ancor oggi ci sono ragazzi, i quali corrono il pericolo di diventare cittadini di seconda categoria. Questi giovani, accanto al numero sempre crescente dei figli degli stranieri, rischiano di andare a ingrossare le file del proletariato, che già in giovane età viene spinto ai margini della società senza la minima possibilità di riuscita. E’ fondante la possibilità stessa di dar vita a interventi educativi che non solo potenzino le risorse educative familiari e ne allarghino l’orizzonte, ma anche si propongano, nel caso di situazioni familiari riconosciute a rischio o negative, come fattori di sviluppo preventivo e alternativo.
    Di certo viviamo in una realtà sempre più complessa, tuttavia contraddistinta da imperate e impreviste opportunità di crescita umana e culturale. Presupposto indispensabile è la collaborazione sinergica fra scuola, famiglia e altre agenzie formative su precisi contenuti operativi, una sorta di genitorialità allargata. Dobbiamo sempre convincerci che la scuola, la cultura della scuola e la politica della scuola sono strettamente connesse tra loro e con le trasformazioni sociali e strutturali. Le stesse che ultimamente hanno portato scuola, famiglia, territorio ed enti locali a un’interazione sempre più stretta anche oltre i confini nazionali; da evidenziare Erasmus, il programma di mobilità dell’Unione Europea per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport nel periodo 2014/2020, che ha sostituito, raggruppando sotto un unico nome, tutti i programmi di mobilità dell’U.E.


 
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