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Premiata a Foggia Giuseppina Di Girolamo
Mi piacerebbe che questo premio si rivelasse un mezzo per far conoscere di più l'umanità sofferente


di Redazione

Foggia, 13 marzo 2018.

Carissimi,
sono commossa ed onorata dal premio che avete voluto concedermi.
Sono una missionaria Fidei donum tornata da alcuni mesi dalla Guinea Bissau, piccolo paese dell’Africa Occidentale, dove ho svolto il mio lavoro in regime di volontariato per nove anni.
La Guinea Bissau era una ex colonia portoghese, la lotta per l’indipendenza inizio’ nel 1956 e solo nel 1974 fu dichiarata l’indipendenza. Nel 1998 ci fu la guerra civile che causò molti morti.
Purtroppo da allora si sono succeduti molti colpi di stato e l’instabilità del governo non favorisce lo sviluppo del paese. Pensate che in nove anni ho assistito a tre colpi di stato. Quanta violenza!
Nel 2007 la Diocesi di Foggia firmò un gemellaggio con la Diocesi di Bissau e inviò nel 2008 due missionari, Don Ivone Cavraro, poi sostituito da Don Marco Camilletti e me come missionaria laica. Don Ivone fu inviato nell’interno del paese, un villaggio sperduto in mezzo alla foresta distante quattro ore da Bissau. Nella missione di Bigene oltre a Don Ivone c’erano e ci sono ancora le suore Oblate al Sacro Cuore di Gesù.
Tutto ciò che esiste nella missione di Bigene è stato costruito da benefattori di Foggia. Casa del Padre, casa dei volontari, scuole e centro nutrizionale.  Naturalmente la missione è sostenuta dall’Arcidiocesi Foggia-Bovino.
Ultimo progetto realizzato a Bigene è il Punto Nascita, fortemente voluto dalla Onlus  Solidaunia (la Daunia nel mondo) e dal Rotary di Foggia, che sarà inaugurato il 21 marzo prossimo.  Il Punto Nascita fu costruito per dare la possibilità alle donne di Bigene e dei 58 villaggi vicini, di avere un’assistenza medica nel momento del parto.
Questo perché la Guinea Bissau è il quarto paese nel mondo con il più alto tasso di mortalità materna-infantile.
Io invece fui destinata in curia, a Bissau, capitale della Guinea, dove prestai servizio prima come vice economa e successivamente come economa della diocesi. Il mio era un lavoro a largo raggio, perché comprendeva il controllo della gestione di tutte le entità della Diocesi. Del loro accompagnamento nella crescita attraverso elaborazione di progetti e realizzazione degli stessi. Dell’assistenza a tutti i missionari sparsi nel paese e nella gestione e amministrazione della stessa Curia. Il mio compito era anche quello di accogliere e organizzare il lavoro dei tanti volontari che venivano a prestare la loro opera.
Tanti sono i progetti che ho seguito, certamente quello che tutt’ora ho nel cuore è l’orfanotrofio “Bambaran”. E’ una casa di accoglienza per bambini bisognosi.
Bambaran è il telo che le donne africane usano per legarsi il bambino dietro la schiena.
La costruzione dell’orfanotrofio Bambaran fu un’esigenza dovuta alla ancora molto radicata tradizione del paese. Sono tante le etnie che formano il popolo della GB. Ognuna di essa ha la sua tradizione e la sua lingua. Ci sono tradizioni tribali che ancora oggi vengono celebrate con riti nefasti quando si trovano davanti a un bambino malato. Per loro un bambino con problemi fisici non è un essere umano ma un “IRAN” cioè spirito maligno. Svariate sono le cerimonie che ogni singola etnia celebra per sopprimere uno spirito maligno……..…alcuni esempi
La città di Foggia ha aiutato moltissimo l’orfanotrofio, sia con adozioni a distanza, sia inviando container di materiale per i bambini.
Stiamo raccogliendo materiale didattico, medicinali e alimenti perché sempre da Foggia, ad aprile prossimo, partirà un altro container per l’orfanotrofio, per la missione di Bigene e per l’ospedale di Bor.
Ecco l’ospedale di Bor è un’altra realtà meravigliosa che esiste a Bissau. E’ un ospedale pediatrico, della diocesi di Bissau, costruito da varie Onlus, tutte Italiane. E’ definito da tutti “a estrela da Africa”, la stella dell’Africa. 
Foggia è presente anche nell’ospedale di Bor. Come?  Bene, lo sapevate che molti medici di Foggia vanno in Guinea per lavorare presso questo ospedale in regime di volontariato? Se fino ad ora i medici sono andati usando le proprie ferie, da quest’anno, grazie a un protocollo d’intesa firmato dal Vescovo di Bissau come rappresentante di tutti gli ospedali della diocesi di Bissau e gli Ospedali Riuniti di Foggia, le equipe che andranno a Bissau saranno inviate per comando, significa che non useranno più le loro ferie per andare in missione. Pensate che l’Ospedale di Foggia è l’unico in tutto il Paese ad aver firmato questo tipo di protocollo.
E ancora, il Rotary di Foggia ha varato un progetto di formazione e invio di equipe mediche. Nove tra medici e infermieri guineensi verranno, quest’anno, a Foggia per partecipare a una formazione che va da tre ai quattro mesi presso gli ospedali riuniti di Foggia e l’ospedale di San Giovanni Rotondo, che si è detto disponibile a partecipare al progetto. Nel progetto è previsto anche l’invio in Guinea Bissau di medici di Foggia per formare personale sanitario in loco. 
Altra realtà nata negli anni in cui ero a Bissau è stata la nascita dell’Università Cattolica Guiné-Bissau. Anche in questo caso metà della costruzione dell’università, uno stabile di 1500 mq, fu costruito grazie alla generosità dei foggiani e dell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino che non smetterò mai di ringraziare perché consapevoli che solo con la cultura un popolo può evolversi.
Oggi l’Università Cattolica Guiné-Bissau, è autosufficiente. Grazie al proprio lavoro stanno costruendo un secondo blocco di aule e avere così la possibilità di aprire nuovi corsi universitari. Come vedete non parlo di assistenzialismo fine a se stesso che ritengo dannoso. La formazione è indispensabile, le persone del posto devono poter un domani proseguire il lavoro iniziato da missionari e volontari.  Come si suol dire “devono poter camminare da soli”, altrimenti il lavoro fatto non serve a nulla. Questo è lo scopo della nostra presenza in terra di Missione.
Come vedete la nostra è una città missionaria, capace di guardare il prossimo con occhi misericordiosi e caritatevoli.
Oggi che è la festa della donna permettetemi di parlarvi delle donne della GB.
In Guinea Bissau le donne sono il 50% della popolazione. Assicurano la maggior parte dei lavori domestici ed economici.
Il 70% della produzione e della trasformazione alimentare è fatta dalle donne. e posseggono capacità e conoscenze tecniche per l’agricoltura, da sole riescono a produrre ben oltre la metà delle risorse alimentari che si consumano nei paesi in via di sviluppo. Tuttavia nella maggior parte dei casi non hanno accesso alle risorse per la produzione né possono vantare diritti di proprietà
Sono state abituate a credere di essere inferiori agli uomini, soprattutto dagli uomini di fede musulmana. Mancano di fiducia in se stesse e nelle proprie capacità. Purtroppo subiscono violenze di vario genere, di carattere fisico, psicologico e morale (percosse, malattie veneree, aborti, gravidanze prima del matrimonio o troppo frequenti, mutilazioni sessuali, prostituzione).
La Guinea Bissau è tra i paesi firmatari del PROTOCOLLO DI MAPUTO 2003, trattato sui diritti delle donne in africa.  Ciononostante ad oggi il protocollo non è ancora stato ratificato.
Nel 2011 è stata promulgata una legge contro la mutilazione genitale femminile, ma l’instabilità del paese e lo scarso livello di istruzione della popolazione non consentono di eliminare, o ridurre drasticamente, il problema. Infatti gli ultimi dati statistici rivelano che il fenomeno è in aumento, basti pensare che il 49,8 per cento delle bambine ne è vittima.
Mi è capitato spesso di stare accanto a loro e lavorare con loro, in particolar modo mi riferisco a quelle nell’interno del paese, e vedere i loro volti sofferenti e stanchi.
L’evangelizzazione e la promozione della donna, ruolo svolto brillantemente dalle religiose presenti sul posto, diventa per la donna guineense la speranza di liberazione. E’ un modo per dire loro che non sono soli e non   devono sentirsi abbandonati, perché c’è Dio, li ama e   soffre con loro. E’ l’amore di Dio che cambia il cuore delle persone ed è attraverso il Suo amore che l’uomo trova la sua dignità.
Amo ricordare gli anni condivisi con loro e amo ricordare il lavoro fatto per loro e con loro.  Vorrei essere la loro voce il loro altoparlante.
Per questo vorrei dedicare questo premio a tutte le donne della Guinea Bissau, instancabili creature.  Vere eroine! 
Mi piacerebbe che questo premio si rivelasse un mezzo per far conoscere di più quella umanità sofferente e bella di cui solitamente non si parla.
Desidererei che si trasformasse nella voce di chi non ha voce.
Continuerò ad essere una missionaria anche qui nel mio Paese, perché   sento nel mio cuore di dover continuare a volgere lo sguardo al fratello più bisognoso.
Credo che sia questo che il Signore vuole da me.

Grazie a tutti.
Giuseppina Di Girolamo  


 
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