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Sportello Studenti e informazione precaria
Il lavoro, un tempo tutelato grazie ai sindacati sta tornando ad essere sfruttamento


di Michele Cera

Foggia, 16 ottobre 2017.
Negli ultimi anni, precise direttive di governo, provenienti da più parti, hanno indirizzato i tagli sul welfare e sulla formazione. Queste scelte hanno reso la vita delle persone profondamente più difficile e costosa, hanno reso sempre più evidente il distacco tra le classi abbienti e quelle povere. Il lavoro, un tempo tutelato grazie ai risultati delle battaglie
sindacali di oltre un secolo, sta tornando ad essere sfruttamento grazie a scelte legislative sbilanciate esclusivamente dal lato del datore, e soprattutto dei grandi datori di lavoro. Gli effetti ultimi di queste scelte, tutte volute e anche difese strenuamente dai loro ideatori, si
sentono: la garanzia del diritto allo studio, tratta fra l’altro dall’art.34 della costituzione, viene meno nel momento in cui ci vogliono mesi e mesi per ottenere l’erogazione di una borsa di studio (questo lo sanno bene gli oltre 100 iscritti dell’Università di Foggia, inclusi nel terzo
scorrimento e ancora in attesa di un beneficio cui avevano diritto già da un anno e che ora si troverà ad essere un vero e proprio rimborso spese), o quando più della metà degli aventi diritto al posto letto non lo potrà avere per carenza di strutture. “Come studenti e come Link
ci siamo sempre espressi per un deciso cambio di rotta nel finanziamento del diritto allo studio universitario, sia a livello nazionale che locale, e sempre nell’ottica di raggiungere, in futuro, l’obiettivo massimo dell’istruzione gratuita.”, dichiara Michele Cera di Link Foggia.
Con la legge 107/2015, alias la “Buona Scuola”, e con i suoi decreti attuativi, è stata introdotta e resa obbligatoria per tutti i tipi di scuola secondaria di secondo grado la cosiddetta “alternanza scuola-lavoro”. Questa viene pensata come un modo per avvicinare il mondo della formazione a quello del lavoro, ma si è visto quanto poco sia credibile questa lettura quando, calata nel reale, viene a contatto con le realtà imprenditoriali e con la realtà scolastica: grazie all’impegno del MIUR nello stipulare convenzioni con le multinazionali, l’alternanza è diventata un modello formativo d’eccezione, tale da indirizzare gli studenti verso il lavoro gratuito, lo sfruttamento, il demansionamento. Allo stesso modo i tirocini formativi, un’esperienza del tutto nuova che ha la funzione di unire il sapere teorico al sapere pratico, sono sempre più spesso forme di sfruttamento a costo zero, in cui i tirocinanti sopperiscono alle carenze e/o a i tagli di personale presso le aziende e gli enti ospitanti, instillando negli universitari la mentalità del precariato, senza garantire una finale assunzione, spesso senza che sia rispettato nessuno standard formativo, senza obiettivi
formativi e il più delle volte senza neanche rispettare le norme basilari sul lavoro. Non c’è neanche bisogno di dirlo, il tutto con scarsi rimborsi spese, tant’è che questo momento diventa un ulteriore costo a carico degli studenti e delle loro famiglie. Quello che come studenti rivendichiamo da sempre non è soltanto di colpire dove si verificano gli abusi, ma di ripensare l’intero sistema nel senso di rendere prevalenti gli aspetti formativi, tenerli come reali obiettivi dei tirocini e soprattutto garantire tutte le tutele proprie del lavoro.
Servono in questo senso sforzi concreti, per combattere lo sfruttamento in ogni sua forma e per raccogliere contributi, esperienze e proposte da chi vive questi contesti sulla propria pelle. “Occorre che siano gli studenti a contestare questo modello di formazione, come pochi
giorni fa è stato fatto dagli studenti medi nel primo sciopero dell’Alternanza scuola lavoro del 13 ottobre.” dichiara Giada Galasso di Link Foggia. Da qui il lancio della campagna “Formazione Precaria” che nasce per dire basta ai tirocini-sfruttamento, per un`istruzione di
qualità, raccogliendo da un lato le singole esperienze per tenere in vista l’obiettivo di cambiare modello e invertire la tendenza allo sfruttamento e al definanziamento, e dall’altro per contrastare i singoli soprusi attraverso la creazione di un apposito sportello universitario,
dove fare segnalazioni, inoltrare proposte, compilare questionari, garantendo privacy e trasparenza. Nella nostra regione la disoccupazione giovanile ammonta al 58%* e il tasso di dispersione scolastica al 30%*: queste cifre allarmanti devono farci riflettere sulla necessità
di dare centralità alla formazione studentesca e universitaria, investendo in manovre sane di inserimento lavorativo.


 
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