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Vertenza ATAF: si va verso lo sciopero
Per il sindacato, inaccettabile la disdetta unilaterale degli accordi aziendali


di Redazione

Foggia, 27 agosto 2016.

La segreteria provinciale del sindacato FAST Confsal denuncia che, nonostante le reiterate richieste di incontro ad Ataf per trovare soluzioni sinergiche alle criticità economico-finanziarie dell’azienda, l’unica risposta è stata un silenzio a dir poco assordante.
Pare che la Direzione Aziendale, senza che i lavoratori abbiano ricevuto informative chiare e condivise, sia intenzionata a proseguire nella disdetta unilaterale degli accordi aziendali, tuttavia senza indicare quali, al fine di recuperare le somme dai lavoratori per far fronte alle problematiche di cassa. Eppure il Direttore Generale continua ad omettere la situazione di reale indebitamento  dell’azienda e soprattutto a non rendere noto un serio piano industriale.
È vero che l’attuale amministrazione ha ereditato la situazione in cui versa Ataf in house, ma sicuramente non ha messo in campo le azioni necessarie per trovare le giuste soluzioni, soprattutto continuando a dare fiducia ad una Direzione che nel tempo ha generato questo disastro e prosegue a vele spiegate verso il fallimento. “Per la FAST non è chiaro se si voglia salvare l’azienda o se la si voglia traghettare verso altre soluzioni. – fanno sapere dalla Segreteria – Ma un eventuale fallimento creerebbe notevoli disagi al servizio e quindi ai cittadini e notevoli disagi ai dipendenti, come già accaduto in passato ad Amica Spa”.
Le indennità di cui parla Ataf, denominate “Assegni ad Personam”, sono fisse e concorrono alla determinazione della paga oraria giornaliera e non possono essere modificate poiché facenti parte della retribuzione ed entrate, di conseguenza, nel patrimonio del lavoratore, come le indennità di presenza.  Con il venire meno di una parte della retribuzione, è prevista automaticamente le rescissione del contratto stesso ritornando allo stato prima della contrattazione.
Le conseguenze risulterebbero disastrose per la stessa azienda, oltre che per i lavoratori e per la cittadinanza che ne pagherebbe le spese, poiché verrebbero meno tutte quelle prestazioni legate alle indennità, tra cui: l’orario di lavoro tornerebbe alle 34 ore; forfettizzazione dei tempi accessori; turni di servizio a orario unico; turni di guida max di ore 5.40; orario di lavoro non superiore alle ore 8,30; regolamento dello spostamento di riposo; mancata vendita a bordo della bigliettazione; azzeramento delle ferie di ufficio; ripristino dei 3 turni ai capolinea OO.RR.,CEP ed FS etc.
Inoltre, l’art. 4 punto 8 del Ccnl 2015, “al fine di gestire situazioni in cui l’azienda sia interessata da situazioni di crisi economico-finanziaria oggettivamente accertate e comunque tali da poter pregiudicare l’ordinaria continuità aziendale”, stabilisce che possano essere disciplinate la prestazione lavorativa, gli orari e l’organizzazione del lavoro ma non di certo l’azzeramento delle indennità o la decurtazione della retribuzione.
Il proseguimento di questa disdetta da parte della direzione aziendale violerebbe non solo le disposizioni contrattuali  nazionali ma anche quelle di legge.
Evidentemente la direzione ed la proprietà non sono a conoscenza di quanto disposto dalla contrattazione nazionale o non sono interessate al reale risanamento aziendale ma alla decurtazione delle retribuzioni ai lavoratori, per prepararsi alle gare da assegnare all’amico di turno.
Il contratto collettivo ha efficacia obbligatoria erga omnes e pretendere le stesse prestazioni da parte dei lavoratori anche dopo la disdetta degli accordi configurerebbe una condotta estorsiva e non un illecito civile. Inoltre la FAST chiede alla proprietà e all’azienda cosa vorrebbero disdettare nello specifico.
Continua inoltre l’ostruzionismo da parte dell’azienda nei confronti della FAST riguardo alla partecipazione alle trattative, violando i più elementari dettami Costituzionali.
È necessario un piano industriale che sia all’altezza della situazione, che vedrebbe i lavoratori disponibili e collaborativi per salvare la storica società. Diversamente, se l’azienda proseguirà su questa strada a senso unico a scapito dell’intera città, la FAST sarà costretta a proclamare a breve una prima azione di sciopero, nei tempi e nei modi previsti dalla Legge.
Si invitano pertanto le altre OO.SS. a condividere in modo unitario la nostra iniziativa che vedrebbe protagonisti tutti i lavoratori tutti e i sindacati uniti per trovare la giusta soluzione e soprattutto di non stare al gioco dell’eventuale manovratore di turno che le voglia persuadere verso un epilogo strumentale ma non efficace.


 
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