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Compagne di classe e di giochi
Salutare l’amica d’infanzia era doveroso, oltre che necessario per ammazzare il tempo.


di Rosanna De Carlo

       -          Studio Linni, buon pomeriggio. Sono Marika, in cosa posso esserle di aiuto?

-          Buon pomeriggio, sono Daniela Nardi, volevo sincerarmi che foste aperti. Sto arrivando a Napoli e passerei un paio d’ore da voi, se la cosa non vi disturba, almeno per salutarvi e abbracciare Gianna. Ma tu sei nuova? Mi sembra sconosciuta la tua voce, non ho compreso il tuo nome….

-          Mi dispiace, non sento bene, può  spostarsi un attimino? La voce mi arriva a tratti…..

-          Non ho compreso ciò  che dici ma se ora mi senti sappi che ci vediamo tra poco, al massimo tra venti minuti.

Il treno aveva viaggiato in orario e l’aereo per Catania partiva nella tarda serata. Salutare l’amica d’infanzia era doveroso, oltre che necessario per ammazzare il tempo. Erano due anni che non si incontravano, anche quell’anno per il ferragosto ad Ischia non era capitato perché Daniela era tornata solo per un paio di giorni, proprio quando Gianna si era recata  a casa di amici, in Puglia, invitata per il festeggiamento di un compleanno.

Non era di umore ideale Daniela per allietare il pomeriggio, come era solita fare.  Rientrava, come sempre da due anni, solo un paio di giorni per incontrare il suo Luca, forse non più suo. Aveva dubbi in merito ed in quei dubbi vedeva più certezza di quanto immaginasse. Era, però, tranquilla. Mettersi da parte per la felicità di quel ragazzo non sarebbe stato un problema. Lei era così, generosa ed altruista.

Da quando lo conosceva, circa sei anni, aveva dapprima preso a benvolergli semplicemente, come semplice era lui.

 Giovane come tanti, come i suoi amici da cui si distingueva però perché non mirava a grosse cose, non mirava alla ricchezza, piuttosto a rimanere se stesso. Possedeva solo un semplice cellulare con cui si sentiva con il suo amore ma ignorava il resto, Facebook e Whatsapp erano greco. Di amici ne aveva ma condivideva con pochi fidati non solo il lavoro e la fatica,  ma  la maggior parte del tempo. Aveva scelto, infatti, di fare il pescatore.

 I mesi di ferie degli altri per lui erano di tortura fisica e mentale. Non c’erano giornate libere né orari certi in cui riposarsi ma aveva una spettacolare propensione all’ascolto e nei suoi occhi ci si perdeva come in un calmo mare e ci si ritrovava bambini. Viveva in una casetta ai margini del paese natio, dove non solo aveva ricevuto i natali ma aveva anche perso i suoi genitori. Orfano troppo presto non aveva sacrificato la sua indole alla rabbia o ad un pietismo, piuttosto si era chiuso a riccio in se stesso vivendo tranquillo e sereno, passando inosservato, con una malinconia negli occhi che attraeva e divorava l’animo di chi trascorreva del tempo con lui.

Il sentimento profondo che Daniela nutriva si era saziato giorno dopo giorno di quella tranquillità e di quella generosità d’animo che dava senza ricevere, senza  aspettarsi nulla in cambio. Sembravano gocce d’acqua, identici e divisi, sotto questo aspetto.

D’estate, libera dallo studio, lei trascorreva la maggior parte del pomeriggio ad ascoltarlo; seduto se aveva tempo, in piedi, al lavoro se la mattina la vendita del pescato era stata scadente ed arrivava qualche cliente provvidenziale nel pomeriggio; parlava di se, parlava come non aveva mai fatto con nessuno. Si fidava di lei e lei ricambiava allo stesso modo. Tradita da troppe cose nella vita aveva superato problemi abbastanza difficili e, dopo la morte del padre, si era dedicata solo alla madre avendo l’altra sorella distante, sposata e con un bambino appena partorito. Avevano trovato entrambi la pace ed aspettavano che arrivasse l’ora di pranzo perché sapevano che dopo poco il tempo restante  sarebbe stato solo  per loro.

Siamo in arrivo nella stazione di Napoli, termine corsa del treno, annuncia l’altoparlante.

Si era distratta, assorta nei pochi pensieri del momento e nella stanchezza del viaggio iniziato molte ore prima.

Gli autobus che stazionavano l’anno precedente all’esterno della stazione non c’erano. Chiese informazioni ad un poliziotto di servizio. Seppe, così, che avrebbe dovuto camminare un po'  per raggiungere la nuova postazione di stazionamento. Il caffè lo avrebbe preso allo studio dell’amica ma una bottiglietta d’acqua ci voleva all’istante. Cercò in tasca delle monete italiane, archiviate da tempo in quella giacca e le infilò  nella prima macchinetta automatica disponibile. Bevve avidamente.

Solo tre fermate di autobus ed ecco lo stabile. Scese sostenendo la valigia a fatica. A Napoli era ancora molto caldo ma ormai dall’amica avrebbe trovato un pò di conforto fisico.

Venne ad aprire Marika.

-          Hai risposto tu a telefono cara? Che piacere vederti. Non avevo riconosciuto la tua voce, scusami, pensavo ci fosse una nuova. Con Gianna nulla può essere dato per scontato:

-          Ciao Daniela, come vedi sono raffreddata, la mia voce è un po’ contraffatta ma sono sempre io. Gianna non mi ha cambiata ancora e non credo voglia farlo, almeno per ora. Nessuno si accontenterebbe della paga che da ed ora come ora ha troppo poco tempo da dedicare ad altre cose che a se stessa. Dammi la valigia che la poso di la. Se hai bisogno di sciacquarti  ecco un asciugamani pulito, intanto ti preparo un caffè e poi parliamo un po'.

Si, una rinfrescata era quello che ci voleva, dopo le fu  facile abbandonarsi al divano d’ingresso nell’attesa che il caffè fosse pronto.

Chiese a Marika di se e seppe che si era trasferita proprio li, vicina allo studio. Lei e sua madre, ormai anziana, avevano venduto l’abitazione di cui disponevano, molto lontana dal luogo del suo  lavoro e ne avevano acquistata un’altra, solo bilocale. Con la differenza di prezzo delle due avevano realizzato che avere qualcosa da parte non poteva che dare certezze al futuro della ragazza. Marika si era disfatta anche della macchina, ancora in buone condizioni visto che non era più necessaria in quanto per recarsi al lavoro doveva passare solo due isolati. D’altro canto Gianna le prestava volentieri la sua nel caso di bisogno.

Poi le chiese di Gianna.

 Beh, la sua titolare si era iscritta in palestra ( cosa che aveva sempre detestato fare ) e la frequentava assiduamente. Aveva cambiato look, usciva molto volentieri e mentiva sempre più volentieri  ma…….. nessuno doveva saperlo. I clienti venivano informati che era in riunione, che aveva un’intervista, che era dovuta andare sul posto tal dei tali dove si era verificata una disgrazia etc, etc.

E’ molto strana, aveva affermato Marika, ed a volte mi fa paura. Sorride con una facilità impressionante appena solo dopo pochi secondi che l’ho vista strillare come un’ossessa per una cosa frivola. Mi preoccupa, sinceramente, mi preoccupa. A volte, di notte, mi sveglio di soprassalto, sognando che mi sta strangolando. Forse sto diventando pazza ma non ti nascondo che  mi fa davvero  paura.

Sai bene che ti dico queste cose perché mi fido di te e sono certa che non impiegherai tempo per rendertene conto.

Vorrei sbagliarmi, Dio solo sa come vorrei sbagliarmi.

   Lo squillo insistente del telefono interruppe la conversazione.-

Antonio Canosa chiese se Daniela fosse arrivata.

Daniela:  Certo, digli che sono qui e l’aspetto. Non ho fatto in tempo a dirti che deve consegnarmi due libri che mi sono utili in Egitto, per il lavoro. Spero non sia un disturbo per te , in mancanza di Gianna, intendo. A questo punto non so di che libertà disponi, visto che lo studio è di sua proprietà e gestione.

Vorrei dirti, cara ragazza, che ti credo, non mi dici nulla di nuovo. Gianna già da ragazzina aveva un comportamento strano. Dovevi essere sua amica e non salutare le altre; gelosa com’era pretendeva di decidere del tuo tempo e tantissime volte mentiva su di noi per metterci l’una contro l’altra.

 Eravamo sue compagne di scuola ed avevamo la stessa età. Parecchi episodi strani sono successi, comunque. Alcuni son venuti fuori, altri no. Sta certa, però che non parleremo di questo quando sarà arrivata.

Antonio come sta invece? L’ho sentito molto stanco la scorsa settimana, quando l’ho disturbato per chiedergli di trovarmi questi due volumi difficili da reperire, ovviamente per tutti gli altri ma non per lui.

   Marika: Gianna ha provato a mentire anche su Antonio. Lui lo sa ma non la cura. Si era illusa che Antonio la venerasse. Tu sai come è fatto quel sant’uomo. Le portava le frittelle che lei adorava e che faceva sua moglie. Attraversava Napoli per portargliele e le faceva avvolgere in tripla carta stagnola dalla consorte per farle arrivare ancora bollenti. Sapeva di doverle molto. L’aveva tirato fuori dai guai diversi anni fa e non intendeva recidere quel legame psicologico decidendo una buona volta che aveva già pagato moltissimo quel favore ricevuto in tutto questo tempo. Ma lei aveva bisogno di mentire a se stessa ed a qualcun altro. Da quando il marito era andata via di casa aveva buttato via la maschera ed agiva come una neonata, d’impulso. Non tollerava vedere gli altri felici e si prodigava affinchè disturbasse l’armonia dove la vedeva.

Daniela: Mi dispiace, non lo sapevo. Antonio è una brava persona oltre che di buon livello culturale ed ha anche una grossa responsabilità negli uffici che dirige, non si  sarebbe mai messo nella condizione di essere schiavo di una situazione subdola.

Din Don……

Marika: dev’essere lui, Antonio

Va ad aprire. Buongiorno signor Antonio, venga, si accomodi anche lei che le offro un caffè bollente.

Antonio: DANIELA, che piacere rivederti, spero che stavolta non andrai via dopo due giorni……..

Daniela: No, Antonio, puoi essere felice, starò  qui …… un giorno solo ahahahahahhahaha

Antonio fa finta di piangere e Daniela corre ad asciugargli le lacrime, poi, con tristezza gli comunica che forse con il suo amato Luca la storia è terminata e lei deve sincerarsene di persona. Il viaggio che l’ha portata in Italia stavolta è carico di disperazione controllata e di distruzione intima.

In alcuni casi non ci sono parole idonee a modificare la situazione. I due si stringono semplicemente le mani promettendosi di tenersi informati e di esserci l’uno per l’altra, in caso di bisogno.

Il caffè devia i loro discorsi sulle problematiche della famiglia, sulla salute dei ragazzi ed altre piccole cosucce quotidiane.

 


 
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