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“Capitano Ultimo” scrive alla Gente di Capitanata
L'Associazione Antiracket chiede di consentire accessi e controlli agli atti dei comuni


di Redazione

Foggia, 5 ottobre 2014.

Dopo 7 mesi di silenzio sull’andamento Politico-Sociale del territorio di Capitanata, crediamo sia giunto il momento di dire la nostra.
Questo è un periodo di malessere e malcontento generale cui versa la comunità di Capitanata. Il problema, tuttavia, abbraccia l’intero paese, ma noi per ora ci soffermeremo dove risiediamo. Ciò accade per l’atteggiamento frivolo di alcune  Amministrazioni Comunali. In primis in quella cui risiede la nostra dimora, che con un atteggiamento alquanto superficiale di chi sa, con il suo saper fare e con il sorriso sulle labbra, prende per i fondelli quanti si sono rivolti a esse. Lo fa con inconscia speranza di risoluzioni di problematiche sociali e per quelli inermi che non hanno condiviso tal scelta. Lo fa con decisioni risultate impopolari a discapito della collettività che, oltretutto, favoriscono il bene proprio e non quello comune..
Per le strade cittadine il malcontento è unanime. Quindi invitiamo i cittadini a proporre, insieme alle associazioni presenti sul territorio, l’applicazione di una legge mai o quasi mai applicata nei Comuni d’Italia. Noi dell’Antiracket Capitano Ultimo” ci riferiamo ad una  legge importantissima che è disapplicata dai Sindaci e ignorata dalla maggioranza dei cittadini. Essa servirebbe, se attuata, a migliorare la vita dei cittadini nei comuni e nelle circoscrizioni. Lo farebbe per scelte importanti che avvengono spesso contro la volontà e gli interessi della comunità, favorendo il vantaggio personale di pochi.
Per questo bisogna pretendere che i comuni inseriscano negli statuti e nei regolamenti strumenti di attuazione regole come previsto nell’art 8 del Decreto Legislativo 267/2000, ovvero:
a) valorizzare le libere forme associative;
b) promuovere la partecipazione dei cittadini alla gestione del Comune;
c) prevedere procedure per l’ammissione di istanze e petizioni e proposte dei cittadini;
d) consentire accessi e controlli agli atti dei comuni a tutti i cittadini;
e) prevedere regole per referendum per questioni di interesse generale;
f) prevedere termini brevi per l’esame delle istanze e petizioni dei cittadini con le relative sanzioni in caso di inadempimento.
Ci permettiamo di aggiungere, giacché la decisone spetta alle amministrazioni comunali, che la norma descritta al punto “d” dovrebbe essere uguale per tutti i comuni, ovvero consentire gli accessi e controlli agli atti dei comuni a tutti i cittadini in modo gratuito poiché tal atti sono già il frutto del lavoro di un pubblico ufficiale, remunerato con soldi pubblici e che ha utilizzato materiale pagato sempre con i soldi dei contribuenti. Ciò non toglie che il cittadino potrebbe sostenere le sole spese delle fotocopie.
Con l’attuazione del Decreto suindicato i controlli devono essere possibili specie per gli atti che incidono sui diritti dei cittadini, come lo smaltimento dei rifiuti e i servizi. Inoltre, i cittadini possono pretendere la decadenza dei sindaci, in base all’art 70, se non attuino l’art 8 della legge 267/2000. Questa riforma consentirà ai cittadini di evitare l’ingresso della mafia nelle comunità locali bloccando tempestivamente le intese corruttive degli amministratori con esponenti del crimine organizzato.
A tal uopo, per una corretta informazione affinché il cittadino e non solo comprenda cosa stiamo dicendo, riportiamo il Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267
“Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali” pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 227 del 28 settembre 2000 – Supplemento Ordinario n. 162
Articolo 8 – Partecipazione popolare
1. I comuni, anche su base di quartiere o di frazione, valorizzano le libere forme associative e promuovono organismi di partecipazione popolare all’amministrazione locale. I rapporti di tali forme associative sono disciplinati dallo statuto.
2. Nel procedimento relativo, all’adozione di atti che incidono su situazioni giuridiche soggettive devono essere previste forme di partecipazione degli interessati secondo le modalità stabilite dallo statuto, nell’osservanza dei principi stabiliti dalla legge 7 agosto 1990, n. 241.
3. Nello statuto devono essere previste forme di consultazione della popolazione nonché procedure per l’ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e devono essere, altresì, determinate le garanzie per il loro tempestivo esame. Possono essere, altresì, previsti referendum anche su richiesta di un adeguato numero di cittadini.
4. Le consultazioni e i referendum di cui al presente articolo devono riguardare materie di esclusiva competenza locale e non possono avere luogo in coincidenza con operazioni elettorali provinciali, comunali e circoscrizionali.
5. Lo statuto, ispirandosi ai principi di cui alla legge 8 marzo 1994, n. 203, e al decreto legislativo 25 luglio 1999, n. 286, promuove forme di partecipazione alla vita pubblica locale dei cittadini dell’Unione europea e degli stranieri regolarmente soggiornanti.


 
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