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Parli manfredoniano?
Il vernacolo resta un formidabile strumento di comunicazione e di riscoperta del nostro passato


di Matteo Fidanza

Manfredonia, 24 gennaio 2014.

Una volta era il veicolo d’espressione delle classi popolari e, dunque, meno avvezze a leggere e scrivere. Oggi, nel mondo globalizzato, nell’epoca dei social network e di tutto a portata di mano, c’è ancora posto per il dialetto? Una risposta ce la fornisce il sito www.parlamanfredoniano.com: uno spazio web che si è andato arricchendo col tempo e la passione dedicata da un nostro concittadino che vive lontano da Manfredonia ormai da mezzo secolo. Lui è Antonio Racioppa ed ha iniziato il suo peregrinare per l’Italia sin da giovane, per lavoro, senza mai perdere l’amore per Manfredonia che, anzi, si è andato rafforzando col passare degli anni. E’ così che nel 2007, aiutato per la parte prettamente tecnica da Luigi Beverelli, crea uno spazio web con il preciso intento di renderlo un raccoglitore del nostro dialetto assolutamente unico: grammatica, fonetica, indovinelli, proverbi e modi di dire, persino soprannomi. Tutto ciò che concorre a ricostruire la memoria storica della nostra città attraverso il vernacolo è spunto utile per il prodigarsi del signor Racioppa nel rimpinguare un archivio diventato sempre più ricco ed accessibile a tutti.
“E’ da tempo che non sbirciavo Parlamanfredoniano e, dopo aver ricevuto l’invito, sono tornato a curiosare - dice il Sindaco, Angelo Riccardi - restando piacevolmente sorpreso dagli enormi passi avanti compiuti. Ho un debole per il dialetto: la lingua usata comunemente e quotidianamente dai nostri genitori, lo strumento che consente di individuare l’identità culturale di una comunità. E’ attraverso il dialetto che si può stabilire la storia e la provenienza dei diversi insediamenti verificatisi nella nostra città, scoprendo il significato di talune espressioni di difficile interpretazione tramandate attraverso le varie dominazioni straniere”.
Non si può pensare di tornare ad un uso quotidiano ed esteso del dialetto, ma si può comunque trovare equilibrio tra la tradizione e la modernità. Il vernacolo resta una lingua viva, non soltanto la fonte di qualche simpatica espressione gergale o, peggio ancora, il reperto di un passato destinato a sparire. “Conoscere, approfondire e trasmettere il vernacolo significa innaffiare costantemente le nostre radici culturali per far sì che non vada perduta l’identità di comunità locale, che abbiamo il dovere di salvaguardare”, prosegue Riccardi.
Il dialetto è rimasto quasi vittima di una mentalità che lo aveva etichettato come lingua degli ignoranti, da eliminare a favore dell’italiano. Esso è, invece, ricchezza espressiva, musicalità, un formidabile strumento di esternazione dei nostri sentimenti.
“Tra i giovani il dialetto resta piuttosto diffuso, ma è difficile conoscere persone che abbiano una conoscenza approfondita. Il lavoro a titolo gratuito che svolge Antonio Racioppa e, come tale, frutto di una enorme passione, concorre a conservare, valorizzare e tramandare - conclude Angelo Riccardi - la conoscenza di chi siamo e da dove veniamo. Antonio contribuisce a stimolare l’amore per la nostra lingua e l’orgoglio di fruire di questo tesoro, che sarebbe un peccato non custodire gelosamente e non tramandare ai nostri figli. Non temo smentita se lo ringrazio a nome di tutti i manfredoniani: il dialetto è identità culturale e va riscoperto, diffuso e tutelato perché parte integrante della nostra identità in un’ottica che guardi al futuro senza però mai scordare le nostre origini”.


 
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