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Suad è libera e non c’è richiesta di estradizione
La ministro Cancellieri risponde all’interrogazione dell’on. Mongiello


di Redazione

Roma, 2 luglio 2013.

“Suad è libera e, al momento, non risulta al Ministero della Giustizia alcuna richiesta di estradizione in Arabia Saudita”. Lo afferma l’on. Colomba Mongiello commentando la risposta della Cancellieri all’interrogazione con cui – insieme ai colleghi Bellanova, Capone, Ginefra e Mariani – si sollevò il caso di Alissa Suad, cittadina saudita e britannica sposata con un italiano, arrestata a seguito dell’esecuzione di un mandato di arresto internazionale per falso documentale.
La misura cautelare dell’obbligo di dimora è stata revocata lo scorso 12 giugno, su istanza del Procuratore Generale della Repubblica, perché “non erano pervenuti entro il termine di efficacia della misura cautelare – si legge nella risposta della ministro – né la domanda di estradizione, né i documenti a suo sostegno”. Qualora fosse avanzata, “sarà esaminata dall’Autorità giudiziaria italiana” che potrà “assumere informazioni e disporre gli accertamenti ritenuti necessari”. La ministro, peraltro, ricorda che l’estradizione non può essere concessa “quando vi è ragione di ritenere che l’imputato o il condannato verrà sottoposto ad atti persecutori o discriminatori per motivi di razza, di religione, di sesso, di nazionalità, di lingua, di opinioni politiche o di condizioni personali o sociali, ovvero a pene o a trattamenti crudeli, disumani o degradanti o comunque ad atti che configurino violazione di uno dei diritti fondamentali della persona”.
“Esattamente il rischio che corre Suad a causa della scelta di sposarsi con un uomo di fede diversa dalla sua – riprende Mongiello – scelta mai condivisa dal padre, persona molto influente presso la corte saudita.
La ministro si è formalmente impegnata a seguire personalmente e con la massima attenzione gli sviluppi di questa vicenda, così come io e ed i colleghi che hanno sottoscritto l’interrogazione ci impegniamo a svolgere attivamente la nostra funzione a tutela di Suad e di tutte le donne che dovessero trovarsi in condizioni analoghe alle sue – conclude la deputata del PD – perché nessuno può rischiare la libertà personale o, addirittura, l’incolumità per aver deciso come, dove e con chi trascorrere la propria vita”.


 
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