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Lo sport nelle scuole del mondo
Mondiali studenteschi di beach volley di Manfredonia


di P.A.

Foggia, 30 maggio 2013.

Lo sport è maestro di vita, ma non in tutto il mondo viene considerato tale.
L’Italia, ad esempio, si scopre tra le “cenerentole” dell’educazione fisica a scuola, sebbene vanti programmi persino all’avanguardia. Confronto molto interessante quello proposto dal Coni regionale mercoledì sera nell’ambito dei Mondiali studenteschi di beach volley in corso di svolgimento a Manfredonia.
«Uno scambio di esperienze e di opinioni –l’ha definito in apertura Domenico Di Molfetta, Coordinatore Educazione Fisica e Sportiva dell’Ufficio IX per l’Ambito Territoriale di Foggia dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia– fra colleghi insegnanti dei Paesi che partecipano alla competizione senza la pretesa di apparire troppo formali perché dal confronto nascono sempre idee nuove e suggerimenti».
Sul tema: “Lo sport nelle scuole: modelli organizzativi nel mondo. Esperienze a confronto”, hanno dibattuto insegnanti e tecnici di Brasile, Cina, Francia, Germania, Lichtenstein.
Per l’Italia due docenti universitari, Dario Colella che insegna a Foggia e Francesco Fischetti (Bari), entrambi concordi nel denunciare un pericoloso declino dell’attività sportiva nella fascia di età compresa fra i 13 ed i 17 anni e soprattutto tra le ragazze.
Ma negli altri paesi le cose sembrano andare diversamente, pur tra le dovute differenze. In Brasile, ad esempio, «lo sport si svolge per il 75% all’aria aperta, non abbiamo palestre sufficienti in tutte le scuole – ha detto Rinaldo Robson, segretario generale istituti scolastici – e le federazioni si muovono in maniera autonoma anche i grandi eventi avvengono sotto l’egida del ministero dello Sport». Quella brasiliana – ha fra l’altro ricordato Robson – è la delegazione più numerosa ai Mondiali: «Siamo venuti a vedere come avete organizzato questi campionati perché fra due anni toccherà farli a noi».
Anche in Cina lo sport viene vissuto con grande coinvolgimento, ma parliamo di un paese sterminato per cui il quadro lusinghiero riscontrabile a Pechino o Shanghai e in tutti gli altri grandi centri, si ribalta nella periferia del paese. «Noi abbiamo oltre 50 milioni di scolari e 24 milioni di studenti –ha detto Lou Ping, delegato del responsabile scolastico dei Giochi sportivi in Cina- che partecipano regolarmente al programma di educazione fisica dello Stato. Ogni anno organizziamo 36mila manifestazioni sportive, abbiamo aderito all’International School federation nel 1973 e già nel ’74 eravamo in Germania ai nostri primi campionati studenteschi».
Tra i modelli più all’avanguardia, a detta anche degli italiani, c’è quello francese che si fonda su una struttura organizzativa che fa capo alla federazione studentesca, che risponde direttamente al ministro dell’Educazione nazionale. «I ragazzi svolgono tre ore di allenamento a settimana –ha sottolineato Helene Peters, direttrice del dipartimento di Nancy – in ogni istituto pubblico c’è un’associazione sportiva in cui il presidente è il preside e gli insegnanti di educazione fisica gli allenatori. Gli allenamenti fissi si svolgono il mercoledì pomeriggio per gli istituti medi e superiori, le gare vengono arbitrate dagli alunni e organizziamo regolarmente corsi di formazione per arbitri e giudici».
Sport obbligatorio fino ai 13 anni e tre ore a settimana di lezioni di educazione fisica anche in Germania: «Da noi l’educazione fisica –ha detto Mechtild Roling– conta come tutte le altre materie, ogni regione si muove in maniera autonoma ma diamo molta importanza alle competizioni: chi vince va avanti e si spiega così anche perché noi ne stiamo parlando oggi qui a Manfredonia».
Nel piccolo Liechtenstein, rileva Beata Horvarth «le nostre nove scuole, ginnasi compresi, svolgono attività sportiva soprattutto in Svizzera nel vicino cantone di San Gallo».
Spunti e riflessioni anche per l’Italia che dal 2015 avrà il liceo dello sport. «L’aumento del sovrappeso tra gli adolescenti è una diretta conseguenza della diminuzione dell’attività fisica –ha spiegato Dario Colella– il ministro ha promosso programmi di alfabetizzazione motoria che coinvolgono 300mila bambini pari al 10% delle scuole. Ma c’è ancora molto da fare perché nelle scuole l’educazione fisica non viene praticata salvo rare eccezioni». Quali? In Puglia il progetto Sbam (acronimo di Sport, Benessere, Alimentazione, Mobilità) favorisce il trasporto attivo per 17mila bambini. «Il problema emergente – ha aggiunto Colella – è coniugare ed fisica con la promozione degli stili di vita».
«Sulla carta – ha rilevato a tal proposito Fischetti – il sistema italiano è perfetto, ma fallimentare nella pratica. Ma anche gli altri paesi non stanno meglio, Francia a parte. Dobbiamo perciò recuperare quel gap perduto se solo riuscissimo a disporre dei programmi curriculari un po’ prima della conclusione dell’anno scolastico e non ad aprile come è avvenuto quest’anno. In questo modo non riusciamo a selezionare che pochi ragazzi per le gare dei giochi studenteschi e lo sport finisce così per essere concepito come un fine agonistico piuttosto che uno strumento utile per salvaguardare la salute e uno stile di vita sano».
Oggi, come anticipato nello scorso comunicato stampa, giornata di pausa per i Mondiali, con le delegazioni impegnate in un giro culturale sul Promontorio organizzato dal Parco Nazionale del Gargano.
Gli appuntamenti agonistici riprendono domani, mentre la cerimonia di chiusura è in programma sabato 1 maggio a partire dalle19.

 


 
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