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Mal’Aria, non facciamoci avvelenare.


di Nico Baratta

Foggia, 17 gennaio 2012.

In una città come la nostra, appunto Foggia, dove l'attuale malavita organizzata è aderente a quella garganica tale da rendere tutta la provincia un territorio ad alto rischio malavitoso, non possiamo più permetterci di stare a guardare. Zittire e assistere a efferati regolamenti di conti tra bande rivali, chinare il capo innanzi a ripetute rapine in centri commerciali, e poi scippi, spaccio di droga, prostituzione dilagante sia in pieno centro cittadino sia in periferia, bullismo e schiaffi per un rimprovero tra estranei, scorribande di ciclomotori e auto, schiamazzi notturni, pizzi da sborsare e usurai da arricchire, sono fenomeni che, ahinoi, fanno di Foggia una città insicura, violenta.
Pare proprio che a Foggia soffia una brutta aria, si respira Mal'Aria.
Le ultime vicende che hanno terrorizzato il centro dauno sono senz'altro la risultante di alcune lacune che da anni ci portiamo dietro. Foggia e la sua provincia non sono più quei territori che mentre servivano lo Stato venivano da esso assistiti. Sono divenuti il magazzino dello Stato Centrale e succursale di ripiego per quello regionale e dove, giorno dopo giorno, ogni sua struttura viene dislocata in altre realtà urbane. Un impoverimento dello status quo territoriale, privato da importanti servizi che elevano il grado di vivibilità e sicurezza di una provincia già per se martoriata perché è meridionale, depauperata dalle infrastrutture e proprietà comuni che sarebbero servite a rilanciare Foggia e la sua provincia nei momenti più bui, come quello attuale, è la sintesi di una cattiva gestione del mezzo della politica. Mezzo che dovrebbe essere tenuto sempre efficiente con buone pratiche messe in campo dai nostri rappresentanti eletti con l'urna, e che invece è trampolino di lancio per alcuni e tasche piene e potere per altri.
Spesso l’appello che si ascolta dai mass media è chiedere aiuto alla Procura della Repubblica, lo Stato in casa propria. Ma se mancano i mezzi, come può la Procura fornire risposte fattive a parte quelle della repressione? Quest’ultima è sempre efficiente ma svilisce la funzione di un organo e declassa un territorio, che potrebbe investire nella collaborazione e legalità collettiva traendo benefici tali da invertire la rotta del declassamento.
Mal'Aria appunto, aria malsana, infestata dalla violenza e dall'illegalità. Aria che respiriamo quotidianamente senza che c'irriti le narici, aria che ci droga nel pensiero e che poi diventano azioni.
Aria malsana corroborata dalla nostra indolente trascuratezza nel denunciare (fa molto male dirlo), mescolata con quella di chi si ossigena nell'omertà rionale, è l'aria che trasforma Foggia da vitale a mortale. Aria edulcorata dal facile guadagno, amara quando si paga pegno. Mal’Aria che investe le giovani generazioni raggirandole con mendacia ricchezza esteriore.
Chissà quando riavremo la nostra Foggia fiorente, la nostra Capitanata ridente, con tutti quei servizi che un tempo la rese una delle province più produttive del Belpaese. Chissà...
Poco più di 48 ore fa, Foggia e la sua provincia hanno vissuto momenti di terrore. Dall'ex storico boss della mafia locale freddato con colpi d'arma da fuoco, al traffico d'armi e droga, da liti violente terminate tragicamente; perfino un tentato suicidio sventato a distanza per merito di una passione.
Segnali, anzi fatti che marcano indelebilmente la Capitanata relegandola tra le province più pericolose d'Italia. L'ultimo violento marchio è stato tatuato sulla pelle di tutti noi in pieno giorno, davanti a una scuola, poco dopo alcuni minuti dell’uscita degli alunni. Tredici proiettili hanno crivellato in pieno giorno un corpo che apparentemente era calmo che, un tempo non molto lontano, fece piangere famiglie, sezionò la città in aree da controllare illegalmente, un corpo che terrorizzò Foggia. Tredici proiettili sparati dai suoi stessi simili malavitosi che vorrebbero impossessarsi della nostra città e rimettere in gioco quegli antichi equilibri illegali che potrebbero determinare l’eclisse dell’intera Capitanata. Un attimo e la morte ammazzata si è impossessata della nostra città capoluogo mettendo fine a una vita, per ora, malauguratamente. Momenti già noti ai foggiani ma obliati da altri pensieri che corredano la nostra indigente quotidianità causata dall’incalzante necessità di uno Stato che ha bisogno di fare cassa. Momenti che hanno costruito una parte della tragica storia di Foggia.
Mal'Aria, malsana e violenta, aria cruenta e diffidente, che penetra nelle nostre menti e non ci abbandona.
Foggia e la sua provincia negli ultimi anni sono state svestite da tutto ciò che in decenni, da Dopoguerra, ha realizzato col sudore della propria fronte.
Da Foggia sono andate via il Distretto Militare, la Banca d’Italia è stata ridotta a un caveau di passaggio e il Poligrafico e Zecca dello Stato trasformato in uno stabilimento copia/incolla per targhe auto e grattini, in barba a tutti quei trascorsi di produttrice di moneta. La stazione ferroviaria e l’Ente Fiera ridotte ai minimi termini, mentre una scuola di Polizia è stata alienata fra i beni inutili del Mezzogiorno d’Italia. Un tribunale foggiano che arranca tra migliaia di cause inevase mentre attende, forse per sempre, uomini e mezzi: la promessa di pulcinella per intenderci. Mentre quello lucerino sta per dirci addio. Strutture, queste elencate, che con la loro presenza garantiva un alto livello di guardia per la città, con migliaia di pattuglie delle Forze dell’Ordine, dislocate sull’intera provincia foggiana coordinata da altrettante professionalità provviste di mezzi e forti consensi del popolo grazie all’azione quotidiana che in quel tempo i politici mettevano in campo per il bene del Territorio.
Tuttavia devo registrare un’azione che sta mettendo la barra dritta a chi, con la violenza che genera anche omertà, sta cercando di far terra bruciata dei nostri beni, dei nostri cari. A Manfredonia il recente insediamento della DIA  -Direzione Investigativa Antimafia-, centro efficiente ma oberato dai molti casi di lupara bianca e omicidi di faide che la Montagna del Sole vomita con disprezzo, purtroppo non basta. Foggia e la sua provincia ha bisogno di altro, di uomini che sappiano osservare, ascoltare, parlare, proporre, fare; ha bisogno della Cultura della Legalità e del Rispetto. Uomini che anche con la Politica rimettano in casa nostra quei servizi che garantivano una presenza massiccia di divise. Non basta accogliere in casa lo Stato se questo non ha i mezzi per contrastare le azioni malavitose. Procuratori, questori, colonnelli, maggiori, commissari, uomini in divisa dediti allo Stato non possono da soli garantirci quella sicurezza e legalità che vorremmo. Loro hanno bisogno di noi, della determinazione delle associazioni, della nostra collaborazione, della nostra forza di fare gruppo e fronte comune a tutte queste forme di devianze che potrebbero scipparci il nostro territorio, se non l’hanno già fatto.
vizi alla Persona, in meno di venti mesi dal suo insediamento.
Polizia è stata alienata fra i beni inutili del Mezzogiorno d’Italia. Un tribunale foggiano che arranca tra migliaia di cause inevase mentre attende, forse per sempre, uomini e mezzi: la promessa di pulcinella per intenderci. Mentre quello lucerino sta per dirci addio. Strutture, queste elencate, che con la loro presenza garantiva un alto livello di guardia per la città, con migliaia di pattuglie delle Forze dell’Ordine, dislocate sull’intera provincia foggiana coordinata da altrettante professionalità provviste di mezzi e forti consensi del popolo grazie all’azione quotidiana che in quel tempo i politici mettevano in campo per il bene del Territorio.
Tuttavia devo registrare un’azione che sta mettendo la barra dritta a chi, con la violenza che genera anche omertà, sta cercando di far terra bruciata dei nostri beni, dei nostri cari. A Manfredonia il recente insediamento della DIA  -Direzione Investigativa Antimafia-, centro efficiente ma oberato dai molti casi di lupara bianca e omicidi di faide che la Montagna del Sole vomita con disprezzo, purtroppo non basta. Foggia e la sua provincia ha bisogno di altro, di uomini che sappiano osservare, ascoltare, parlare, proporre, fare; ha bisogno della Cultura della Legalità e del Rispetto. Uomini che anche con la Politica rimettano in casa nostra quei servizi che garantivano una presenza massiccia di divise. Non basta accogliere in casa lo Stato se questo non ha i mezzi per contrastare le azioni malavitose. Procuratori, questori, colonnelli, maggiori, commissari, uomini in divisa dediti allo Stato non possono da soli garantirci quella sicurezza e legalità che vorremmo. Loro hanno bisogno di noi, della determinazione delle associazioni, della nostra collaborazione, della nostra forza di fare gruppo e fronte comune a tutte queste forme di devianze che potrebbero scipparci il nostro territorio, se non l’hanno già fatto.


 
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